Allora, c'è una certezza: Renzi ha candidato "Roma e l'Italia", alle Olimpiadi del 2024. Tutto il resto è invece una gran confusione, il che promette bene per i prossimi mesi. Se c'è un momento in cui i politici italiani diventano spassosi è infatti quando si avventurano a parlare di sport, argomento che in genere pensano di conoscere bene in virtù del tifo calcistico per qualche squadra. Fateli parlare di Olimpiadi, e vedrete che vi riserveranno sempre grandi soddisfazioni.
La confusione, allora. Renzi dice: Italia, non solo Roma. Lo fa gonfiando il petto ma soprattutto lo fa per tenersi buoni gli esclusi, facendo balenare a destra e manca la possibilità di partecipare alla festa. Gioca sull'equivoco, e dal suo punto di vista fa benissimo: il Cio ha cambiato le norme, prevede la possibilità di delocalizzare (ebbene sì) qualche evento, rompendo la sacralità della sede una e indivisibile della celebrazione olimpica. Non par vero, quindi, al premier, di poter lasciare sul vago l'argomento che più spaccherebbe il paese dei campanili: perché tu sì e io no? Facciamo un po' per uno e siamo tutti contenti.
L'equivoco piace così tanto che subito il governatore della Lombardia Maroni dà alle stampe la sua posizione: "Sono cambiate le regole, non si candida più una città, ma un paese: Milano è dentro". Gli fa eco il sindaco di Firenze, diciamo non proprio un estraneo per Renzi: "Noi sede distaccata? Un riconoscimento al ruolo e all'immagine della città". E via andando, con le entusiastiche dichiarazioni della Sardegna e di Napoli e aspettando le richieste di attenzione di Venezia, Torino, Palermo, Udine, Città del Vaticano, eccetera eccetera eccetera eccetera.
Allora, in questa magnifica comunione di intenti olimpici, una sommessa considerazione andrebbe fatta, subito, dagli uomini di sport che pure abbondano nell'avventura annunciata da Renzi. Davvero c'è qualcuno che pensa che il Cio sarebbe entusiasta di un'Olimpiade spezzettata? Davvero i nostri grandi saggi che del Cio fanno parte, Pescante, Carraro, Cinquanta, credono che due, tre, quattro, cinque sedi possano rendere più appetibile Roma (l'Italia, direbbe Maroni) rispetto alle probabili candidature avversarie? Non c'è nessuno dei nostri senatori dello sport che abbia il coraggio di dire: scusate, ma quella del Cio è certamente una svolta, ma è solo una possibilità in più, non un'indicazione di preferenza. E da sempre il Cio premia i dossier olimpici più razionali, quelli che prevedono il maggior numero di eventi concentrati in pochi chilometri, centri stampa vicinissimi agli impianti principali, facilità estrema di movimento, unitarietà dell'evento sportivo. La città olimpica, insomma, una è sempre stata, dai tempi di Olimpia, e una resterà per sempre, anche se poi si può chiudere un occhio sulla vela fatta lontano, sul calcio seminato qua e là, magari su qualche partita di basket e volley (sempre eliminatorie, eh?) disputata altrove. Ma i Giochi non saranno mai di un paese, saranno sempre di una città.
Ecco, no. Per ora nessuno lo dice. L'equivoco della candidatura diffusa sta bene a tutti, e dunque teniamocelo. Tanto prima o poi bisognerà fare un vero dossier, e mandarlo al Cio, ben prima del 2017 quando i Giochi 2024 saranno assegnati. Allora si capirà meglio di cosa stiamo parlando. E anche delle reali possibilità di Roma, e non dell'Italia, di avere le sue Olimpiadi.
La confusione, allora. Renzi dice: Italia, non solo Roma. Lo fa gonfiando il petto ma soprattutto lo fa per tenersi buoni gli esclusi, facendo balenare a destra e manca la possibilità di partecipare alla festa. Gioca sull'equivoco, e dal suo punto di vista fa benissimo: il Cio ha cambiato le norme, prevede la possibilità di delocalizzare (ebbene sì) qualche evento, rompendo la sacralità della sede una e indivisibile della celebrazione olimpica. Non par vero, quindi, al premier, di poter lasciare sul vago l'argomento che più spaccherebbe il paese dei campanili: perché tu sì e io no? Facciamo un po' per uno e siamo tutti contenti.
L'equivoco piace così tanto che subito il governatore della Lombardia Maroni dà alle stampe la sua posizione: "Sono cambiate le regole, non si candida più una città, ma un paese: Milano è dentro". Gli fa eco il sindaco di Firenze, diciamo non proprio un estraneo per Renzi: "Noi sede distaccata? Un riconoscimento al ruolo e all'immagine della città". E via andando, con le entusiastiche dichiarazioni della Sardegna e di Napoli e aspettando le richieste di attenzione di Venezia, Torino, Palermo, Udine, Città del Vaticano, eccetera eccetera eccetera eccetera.
Allora, in questa magnifica comunione di intenti olimpici, una sommessa considerazione andrebbe fatta, subito, dagli uomini di sport che pure abbondano nell'avventura annunciata da Renzi. Davvero c'è qualcuno che pensa che il Cio sarebbe entusiasta di un'Olimpiade spezzettata? Davvero i nostri grandi saggi che del Cio fanno parte, Pescante, Carraro, Cinquanta, credono che due, tre, quattro, cinque sedi possano rendere più appetibile Roma (l'Italia, direbbe Maroni) rispetto alle probabili candidature avversarie? Non c'è nessuno dei nostri senatori dello sport che abbia il coraggio di dire: scusate, ma quella del Cio è certamente una svolta, ma è solo una possibilità in più, non un'indicazione di preferenza. E da sempre il Cio premia i dossier olimpici più razionali, quelli che prevedono il maggior numero di eventi concentrati in pochi chilometri, centri stampa vicinissimi agli impianti principali, facilità estrema di movimento, unitarietà dell'evento sportivo. La città olimpica, insomma, una è sempre stata, dai tempi di Olimpia, e una resterà per sempre, anche se poi si può chiudere un occhio sulla vela fatta lontano, sul calcio seminato qua e là, magari su qualche partita di basket e volley (sempre eliminatorie, eh?) disputata altrove. Ma i Giochi non saranno mai di un paese, saranno sempre di una città.
Ecco, no. Per ora nessuno lo dice. L'equivoco della candidatura diffusa sta bene a tutti, e dunque teniamocelo. Tanto prima o poi bisognerà fare un vero dossier, e mandarlo al Cio, ben prima del 2017 quando i Giochi 2024 saranno assegnati. Allora si capirà meglio di cosa stiamo parlando. E anche delle reali possibilità di Roma, e non dell'Italia, di avere le sue Olimpiadi.