Visti dall'ala

Non buttiamo via
la lezione di Calciopoli

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Ho aspettato tre giorni per commentare la sentenza del tribunale di Napoli che ha condannato Luciano Moggi e la presunta "cupola" perché vedere il calcio giudicato in una aula di giustizia mi ha fatto male. Non voglio dare giudizi sulla sentenza, se le pene siano state giuste o no, perché si parla di processo penale e non di squalifiche o giustizia sportiva: sono cose serie, non servono teatrini. Sono stato male perché il "mio" sport, quello che mi ha dato popolarità e benessere, che ho praticato con passione per vent'anni, ha conosciuto forse la pagina più nera, la sconfitta più brutta. La sentenza di Napoli non dovrebbe fare felice nessuno nel mondo dello sport, ma dovrebbe aiutare a riflettere e a cambiare un malcostume che ancora resiste.

Dal processo di Napoli è uscito un quadro di un calcio dove c'era un sistema "usato" da tutti gli uomini che operavano a vario titolo e con diverse competenze nei campionati di serie A, B e C. Nessun dirigente potrà mai giurare di non aver telefonato ai vertici arbitrali per lamentarsi o chiedere "protezione" per presunti torti subiti. Pagina chiusa? No, anzi... Ancora adesso non è cambiato nulla. L'ultima esibizione del dott. Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, dopo la partita di Bergamo (Atalanta-Inter 1-1), sconfitta evitata dopo un rigore dubbio (sbagliato) assegnato ai bergamaschi, ci fa capire come l'equazione lamento per un errore, uguale a vantaggi per la prossima partita, (Paolillo ha messo in dubbio la lealtà degli arbitri dicendo che nel dubbio fischiano contro l'inter) sia ancora molto di moda. La sentenza di Napoli, purtroppo, non può avere nessuna ricaduta morale-sportiva perché non è cambiato niente. Si lamentavano allora e si lamentano adesso. La concorrenza leale e il raggiungimento del risultato attraverso il merito nel nostro Paese non è mai piaciuto a nessuno. Tutti vogliono essere più furbi dell'avversario. E' triste, ma è cosi. Una mentalità che sta portando alla rovina il nostro calcio e non solo.

Con le condanne per Calciopoli chiudiamo la pagina più brutta del nostro calcio e apriamone una nuova, ma nuova davvero. Basta con dirigenti che voglio nascondere errori e limiti delle proprie squadre con le solite e stucchevoli lamentele sugli arbitraggi. Se pensano che ci siano complotti o cose non chiare denuncino il tutto alle autorità competenti. Altrimenti meglio tacere: l'errore dell'arbitro vale quello dell'attaccante che sbaglia un gol ad un metro dalla porta, alla papera del portiere o ad una campagna acquisti sbagliata: fa parte del gioco.