Visti dall'ala

Il mio Juventus-Napoli con Diego e Michel

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Questa Juventus-Napoli è la partita che i tifosi napoletani aspettano da più di 20 anni. Dal 1991, l'anno dopo il secondo scudetto, il Napoli non ha più giocato contro i bianconeri una sfida che poteva valere il titolo. Per motivi diversi non c'era più stata tra queste due squadre una partita di tale importanza: finalmente la rivedremo sabato pomeriggio.

In quel Napoli che conquistava il suo secondo scudetto c'ero anch'io. Arrivare dalla Juve e vincere subito, al primo tentativo, fu una grande soddisfazione e anche uno straordinario lasciapassare per i tifosi, perché l'accoglienza non poteva essere facile. Fu un anno eccezionale, perché nonostante l'assenza di Maradona e di Careca per tante partite, gli italiani, da Renica a Corradini, da Ferrara a Zola che cominciava a farsi notare in serie A, non li fecero rimpiangere: era un gruppo incredibile, completato da stranieri di altissimo livello (Maradona, Careca e Alemao), uno ovviamente su tutti. Mi piace ricordare sempre che Diego saltò le prime otto giornate ma che al suo rientro trovò il Napoli primo in classifica, con avversari del calibro di quel Milan di Sacchi che proprio l'anno prima aveva fatto suo lo scudetto in una fantastica sfida al San Paolo: non era così scontato che gli azzurri facessero un tale campionato dopo una sconfitta che non era stata per niente metabolizzata. Ma erano guidati da Bigon, grande uomo che seppe gestire al meglio le situazioni sul campo e negli spogliatoi. Io ho sempre detto e continuo a sostenere che quella squadra, che aveva un potenziale immenso, se si fosse trovata in un altro contesto e in un altro ambiente (non parlo dei tifosi, ma di tutto quello che le ruotava intorno) avrebbe vinto cinque scudetti o quantomeno lottato sempre alla pari con i rossoneri di Sacchi, invece ne vinse 'solo' due.

Mi riallaccio quindi a Torino e alla mia esperienza alla Juventus, dove ho avuto la fortuna di conoscere calciatori e persone fantastiche come Platini, Scirea, Laudrup, Bonini, Cabrini: lì bisognava solo pensare a giocare a calcio, non c'era bisogno di fare altro. Due situazione opposte e differenti, con la Juve che però proprio da quegli anni cominciò la sua crisi, non riuscendo a star dietro alle spese folli di Berlusconi.

La grande forza di quelle due squadre, lo ripeto, erano gli italiani. Un aspetto che dovrebbe far pensare manager e dirigenti di adesso. Spendere tanti soldi all'estero va anche bene, ma per vincere c'è bisogno di un gruppo forte di giocatori italiani: l'Inter ha sì vinto con 'quasi' tutti stranieri (c'era Materazzi) ma è una soddisfazione enorme che una squadra abbia in rosa 10 giocatori di casa nostra di alto livello. E devo dire che la Juve e il Napoli di oggi sono ben forniti di forze nostrane.

Sabato sarà una partita nervosa e spigolosa. Perché la sportività non sta ancora di casa purtroppo negli ambienti del calcio italiano. Non so neanche a chi addossare la responsabilità di questo clima: se Buffon si fa male si dice che pensa a Juve-Napoli, però Pirlo ha giocato 90' senza problemi. I giocatori in realtà non si sognerebbero mai di fare pensieri di questo tipo: invece chi ruota intorno alle squadre non ha alcuna regola di etica sportiva o di rispetto dell'avversario. Siamo sempre alla ricerca dei colpevoli che aizzano, sono protagonisti che non hanno mai tirato calci a un pallone, che diventano tali perché dicono cattiverie e cose completamente fuori contesto, spesso per interessi. Ma per fortuna non vanno in campo e per fortuna una partita della Nazionale non stanca nessuno: spero quindi che quella di sabato possa essere una gara agonisticamente intensa ma corretta, che il Napoli con le sue ripartenze metta in difficoltà il bel gioco della Juve: e alla fine vinca il migliore.