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Allenatori, vincete col bel gioco
Ma i presidenti devono cambiare

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Non so cosa succederà sulle panchine delle squadre più importanti: non so se Conte, Mazzarri o Allegri rimarranno o se cambieranno o se addirittura si fermeranno, ma bisogna fare un discorso più ampio che investe il calcio italiano e la sua capacità di tornare competitivo. Da anni ormai i presidenti si lamentano, parlano di riforme del calcio, di dare la possibilità alle prime sei sette squadre italiane di competere in Europa, come risultati e a livello di fatturato, ma non hanno fatto niente. Ed è singolare, perché poi il potere lo hanno loro: sono come i politici 'di lotta e di governo', quelli che governano e decidono ma scendono in piazza a protestare. Lega e Federcalcio dovrebbero riuscire a creare quelle norme che consentano ai manager di far sì che le società siano competitive. Se non c'è una legge che tuteli i marchi, ad esempio, c'è poco da fare. Se non esiste una legge sugli stadi che permetta alle …
Non so cosa succederà sulle panchine delle squadre più importanti: non so se Conte, Mazzarri o Allegri rimarranno o se cambieranno o se addirittura si fermeranno, ma bisogna fare un discorso più ampio che investe il calcio italiano e la sua capacità di tornare competitivo. Da anni ormai i presidenti si lamentano, parlano di riforme del calcio, di dare la possibilità alle prime sei sette squadre italiane di competere in Europa, come risultati e a livello di fatturato, ma non hanno fatto niente. Ed è singolare, perché poi il potere lo hanno loro: sono come i politici 'di lotta e di governo', quelli che governano e decidono ma scendono in piazza a protestare. Lega e Federcalcio dovrebbero riuscire a creare quelle norme che consentano ai manager di far sì che le società siano competitive. Se non c'è una legge che tuteli i marchi, ad esempio, c'è poco da fare. Se non esiste una legge sugli stadi che permetta alle società di avere impianti adeguati non si ottiene niente: e finora non ci sono state proposte né da parte dei club, né dalla politica.

In questo quadro si inserisce la richiesta degli allenatori di avere squadre all'altezza. Credo che Juve, Milan, Napoli, Roma e Lazio hanno basi su cui si può costruire una rosa che possa essere competitiva anche in Europa. Servono però investimenti mirati: non comprare giocatori che costano 50 milioni con 5 milioni d'ingaggio e rischiare così di rovinare tutto. Questa politica va perseguita di comune accordo con gli allenatori: bisogna puntare sul gioco. Mi piace citare l'esempio del Barcellona di Guardiola. Di fenomeni quella squadra ne aveva quattro (Xavi, Iniesta, Piquè e Messi): gli altri avrebbero faticato a trovare un posto da titolare anche in altre squadre. Ma a fare la differenza è che quei quattro trascinavano gli altri sette: ne veniva fuori una formazione che giocava benissimo. Questo dovrebbero capire gli allenatori italiani. Conte è stato il primo a seguire questo percorso, vincendo con il gioco, Mazzarri è sulla buona strada, Allegri gettato le basi puntando sui giovani con ottimi risultati.

Se però questo viene messo sempre in discussione non saremo mai competitivi. Società e allenatori devono andare avanti insieme, con obiettivi e percorsi comuni. Quale presidente italiano avrebbe lasciato vetrina assoluta all'allenatore, come è successo a Manchester con Ferguson? Noi vediamo sempre De Laurentiis che parla in mezzo al campo, e come lui Berlusconi e Moratti. Bisogna invece riconoscere che Andrea Agnelli ha preferito anche nella nuova vittoria bianconera tenere un profilo più basso. Perché è giovane ed è un manager: lavora da manager e pensa a come posizionare la Juve a livello europeo (stadio, marketing, valorizzazione dei giovani, come si vede dai quattro-cinque giocatori di scuola bianconera che sono diventati importantissimi in prima squadra). Il marchio Juve ha un valore fondamentale, sostenuto dal lavoro di un gruppo di persone che hanno l'obiettivo di coniugare risultati sportivi e sostenitiblità economica e finanziaria.

Ci vuole un cambio di mentalità: in Lega i presidenti litigano su tutti, hanno tra le mani un prodotto di grandissimo valore e invece continuiamo a giocare in stadi fatiscenti, o a vedere società che uno stadio neanche ce l'hanno. Cosa possiamo pretendere poi? Servirebbe un manager dedicato con un mandato preciso che scade dopo 3-5 anni e che venga valutato per i risultati ottenuti. Ma questa figura dovrebbe lavorare solo ed esclusivamente perché la Lega si sviluppi al massimo e possa avere le risorse necessarie perché il prodotto calcio torni a esere competitivo.

E allora è inevitabile che si creino situazioni come quelle a cui stiamo assistendo in questo finale di campionato, e che gli allenatori 'alzino il prezzo', tornando a chiedere investimenti. Io ho una stima e un'ammirazione per Mourinho che va al di là delle competenze sportive. La sua storia dimostra che in ogni società dove è andato i presidenti hanno speso miliardi e lui ovviamente ha vinto. Ma l'Inter dopo Mou è andata allo sfacelo sia come squadra sia economicamente. Il Real ha passivi vergognosi. Abramovich dopo aver conosciuto il portoghese ha detto basta alle spese folli per il suo Chelsea. Ripeto, ammiro Mou che convince queste persone straricche a spendere, ma non si può andare avanti così. Bisogna competere ma con intelligenza. Per gli allenatori è una sorta di 'assicurazione' finché la mentalità dei presidenti sarà solo quella di addossare sui tecnici la 'colpa' di risultati deludenti e di ricorrere all'esonero e non di cambiare impostazione. Ma anche i tecnici devono farsene una ragione: devono scervellarsi e darsi da fare per fare giocare bene le loro squadre e farsi valere in europa. Si deve tornare a puntare sul gioco, anche senza nomi o spese altisonanti.

P.S. Spesso sono stato frainteso sulle mie dichiarazioni sulla Fiorentina: io mi auguro che i viola possano rafforzarsi l'anno prossimo, ma non è un mio problema o una cosa di cui possa occuparmi io. Non sono io a dire che Jovetic e Cuadrado saranno ceduti, spero anzi che Montella possa avere i rinforzi necessari per lottare per lo scudetto. Per farlo non deve cedere i giocatori forti di cui dispone e comprare altri due-tre bravi ma senza fare follie, nomi come Pizarro e Borja Valero, che si sono rivelati molto positivi. La Fiorentina insieme alla Juve ha il miglior gioco: ma se i pezzi pregiati saranno venduti non è una responsabilità mia. Questo è un pensiero che rivolgo non solo ai tifosi della Fiorentina, ai quali tengo molto, ma a tutti gli altri sportivi italiani che hanno voglia di discutere serenamente di calcio.