Fantasia, gamba e tanto talento. Gran gol quello di Tevez contro il Parma: partito da centrocampo, sessanta metri di corsa palla al piede, tre dribbling e poi un tocco dolce a spiazzare il portiere. C'è tanto calcio in quell'azione dell'argentino. Non bastano solo la tecnica e la fantasia che pure non mancano a Tevez. Dietro quel gol c'è allenamento, lavoro settimanale intenso, la capacità di ragionare o seguire l'istinto con l'acido lattico che è salito e ha reso pesanti le gambe. Non si fanno sessanta metri palla al piede in una partita di campionato, se la condizione fisica non regge quella corsa.
Poi c'è Tevez: si vede che parte per andare in porta. Guarda sempre davanti a cercare spazi e misurare la distanza che lo separa dal gol, non cerca appoggi o assist. Vuole andare in porta da solo. Deliziosi i primi due dribbling, ma la vera bellezza e quando dopo 40 metri di corsa, con le gambe che ormai fanno fatica ad alzarsi, riesce ancora a superare in dribbling il difensore e presentarsi solo davanti al portiere. Non si è mai fermato, la corsa è stata continua, ma non c'è affanno e la testa ragiona ancora. Perchè Tevez una volta solo davanti a Mirante non tenta la botta perchè sa che le gambe sono pesanti e allora prova e trova il tocco di classe. Ecco in quell'attimo e, solo i quell'attimo, conta il talento del grande giocatore. Scatta quel meccanismo inspiegabile di incoscienza-razionale. Come si fa a spiegarla, non è possibile. Si sente dentro, la sentono i grandi campioni. E' quella scintilla che ti fa fare la scelta giusta, al momento giusto, nelle condizioni di massima difficoltà.
Ne ricordo altri di gol come quello di Tevez. Da Maradona a Messi, a Berti a Weah. Quale il più bello? Vince sempre Diego perchè in questi gol è importante anche l'avversario e il contesto in cui avviene. Quei sessanta metri di Maradona, ai Mondiali del Messico contro l'Inghilterra, resteranno per sempre nella memoria collettiva degli appassionati di calcio. Ma in tante partite noiose del nostro campionato, ben vengano prodezze come quelle di Tevez. E illudiamoci che non dipenda solo dalla qualità del nostro campionato.
Poi c'è Tevez: si vede che parte per andare in porta. Guarda sempre davanti a cercare spazi e misurare la distanza che lo separa dal gol, non cerca appoggi o assist. Vuole andare in porta da solo. Deliziosi i primi due dribbling, ma la vera bellezza e quando dopo 40 metri di corsa, con le gambe che ormai fanno fatica ad alzarsi, riesce ancora a superare in dribbling il difensore e presentarsi solo davanti al portiere. Non si è mai fermato, la corsa è stata continua, ma non c'è affanno e la testa ragiona ancora. Perchè Tevez una volta solo davanti a Mirante non tenta la botta perchè sa che le gambe sono pesanti e allora prova e trova il tocco di classe. Ecco in quell'attimo e, solo i quell'attimo, conta il talento del grande giocatore. Scatta quel meccanismo inspiegabile di incoscienza-razionale. Come si fa a spiegarla, non è possibile. Si sente dentro, la sentono i grandi campioni. E' quella scintilla che ti fa fare la scelta giusta, al momento giusto, nelle condizioni di massima difficoltà.
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