Visti dall'ala

Roma-Napoli, può essere il duello giusto per lo scudetto

(ansa)
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La Roma vista a Firenze può diventare la padrona del campionato, ma solo a certe condizioni. C'è bisogno del cuore e dell'intelligenza tattica di Nainggolan, del sacrificio di Salah e Gervinho, della classe di Dzeko e Pjanic. L'umiltà e l'intensità insomma devono restare queste, il portiere deve ritrovare la piena sicurezza, e allora la Roma può diventare la pretendente numero uno allo scudetto. Certo, c'è stata qualche interpretazione sbagliata da parte di Garcia nelle prime gare che ha creato imbarazzo, ma vittorie come quelle sulla Fiorentina sono le classiche che possono dare una marcia in più.

Con la Fiorentina il risultato non è mai stato in discussione, anche se il secondo gol della Roma, quello di Gervinho, è da partita tra scapoli e ammogliati. Una squadra professionistica non dovrebbe mai concendere un contropiede a campo aperto senza alcuna difesa, lo possono fare compagini di commericalisti, avvocati e tramvieri, ma una di serie A...  Con questo però non voglio criticare Paulo Sousa, perché l'errore è stato di interpretazione, i giocatori per dieci secondi hanno perso la cognizione del campo, non capivano dove fossero. Però la Fiorentina ha giocato bene e non esce ridimesionata dalla doppia sconfitta con Napoli e Roma. E' una squadra che non può giocare sempre partite perfette come quella fatta con l'Inter, e se non lo fa parte dal quarto posto in poi. Per andare più in alto gli manca ancora qualcosa, ad esempio un grande Giuseppe Rossi che fa gol. E' comunque bello vedere un allenatore che rischia tanto, ma è chiaro che se ti salta un tassello nel pressing rischi grosso.

Grandissimo Napoli, perché vincere così sul campo del Chievo, avversario tosto, non era facile. E visto anche il risultato della Roma, mi sembra che per lo scudetto si stia delineando un grande duello tra le due del centro sud. La grande differenze rispetto agli anni scorsi è che il Napoli è diventato finalmente una squadra: può anche capitare che perda una partita, ma gioca da squadra e sa imporsi: a Verona ha stravinto. Faccio l'esempio di Albiol: con una squadra corta e stretta come è quella di Sarri adesso, le prestazioni di Albiol meritano tanto di cappello e si dimostra difensore degno di giocare in un gruppo di altissimo livello.

Mi ha convinto la Lazio, tornata ad essere cinica ed a tratti a giocare bene. Il Torino ha giocato un buon primo tempo eppure era sotto anche dopo 45'. La squadra di Pioli è da alta classifica e se torna a giocare bene per 90' si può aprire prospettive interessantissime. Passando alla Juve, inizio subito con i complimenti a Padoin, che tornato in uno dei suoi congeniali (il terzino destro) è stato bravissimo. Per il resto, Dybala ha confermato di essere un giocatore utilissimo a una grande squadra, e Allegri lo sa gestire molto bene. Le gare con l'Inter e con l'Atalanta hanno messo in mostra progressi, se ritrovano il gol con continuità importante i bianconeri sono una squadra vera. 

L'Inter invece deve giocare meglio. L'esempio di come ancora debbano essere fatti progressi lo dà Icardi: lui ha bisogno del gioco della squadra per fare gol, non lo inventa. La squadra nerazzurra, e anche Mancini lo sa, crea troppo poco per poter essere completamente competitiva. Il Milan ha vinto, ma non è fuori dai problemi. Ha rischiato di pareggiare col Sassuolo in dieci. Mihajlovic a centrocampo fa fatica a trovare giocatori di personalità, ha un buon attacco ma negli altri reparti le cose non funzionano. A proposito della scelta di Donnarumma in porta, riconosco carattere al tecnico serbo: premesso che il ragazzo ha commesso una ingenuità - non una papera - sul gol di Berardi, ma a volte il titolare bisogna metterlo sotto pressione, e ora Diego Lopez si sentirà stimolato per ritrovare il massimo della concentrazione.