Visti dall'ala

Juventus, il futuro non è roseo. Ma solo Allegri può dare la svolta

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri (reuters)
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Il primo tempo della Juventus proprio non si spiega. Si è visto solo il Verona, che ha giocato da grande squadra, senza paura di fare l’uno contro uno (correndo in avanti ma difendendo anche bene), di appoggiarsi su progetto tattico e tecnico che dà risultati. Nel secondo tempo qualcosa è cambiato, anche perché il Verona non poteva andare a tutta birra per 90’. Ma bisognerebbe capire quale motivo la Juve non tenti di giocare tutta la gara come ha fatto negli ultimi 15’.

E’ peraltro difficile vedere Bonucci e Chiellini al limite della propria area di rigore quando si è sullo 0-0, ma questo è il segnale di una squadra che deve aspettare gli errori altrui. Ma se le cose stanno così allora dovrebbero giocare solo contropiedisti.

E poi i singoli: Cuadrado e Morata in particolare sono stati imbarazzanti. Una debolezza generale al cospetto di un avversario con interpreti ben diversi. Veloso e Caprari sono i gestori del gioco, ma a parte le prodezze tecniche di Simeone (stupendo il secondo gol) la differenza in partenza era enorme.

Allegri in pubblico cerca di trasmettere una immagine di fiducia, ma non credo che in privato lo pensi. C’è orgoglio, ma poco altro. Il futuro della Juve non è roseo, non ha proprio i giocatori a cui affidarsi. Quindi, o trova un progetto tattico e tecnico all’altezza, oppure sarà un’annata dietro al quarto posto. Detto questo, solo un uomo di credibilità e con la fiducia dell’ambiente come Allegri può riuscire a trovare il bandolo della matassa