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Aiutiamo gli arbitri, con il Var vivono un incubo: Italia troppo antisportiva, serve cambiare

L'arbitro Di Bello parla con Sarri al termine di Lazio-Milan
L'arbitro Di Bello parla con Sarri al termine di Lazio-Milan (agf)
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Salviamo gli arbitri e i guardalinee italiani. Stanno vivendo un incubo da prestazione, alle prese con un problema psicologico serio. Sapendo che il Var ha quasi l’obbligo di intervenire, loro non fanno nulla di quello che sanno fare. E questo contrasta le regole deontologiche del calcio. E non riguarda solo gli arbitri, ma anche i calciatori, che sono terrorizzati di mettere il piede. Pensiamo a Nonge, il ragazzino della Juve: il tocco su Osimhen c’è, ma è l’arbitro che deve capire se il tocco (e non l’affondo, sia ben chiaro) ha l’intensità per buttarlo giù. E chi ha giocato sa benissimo che un contatto nel calcio nel 95% dei casi non è fallo.

Lo stress emotivo ormai è a mille

Una situazione che ha portato lo stress emotivo a mille. Prima c’era la classica accusa all’arbitro di essere al servizio dei grandi club, ora però le cose sono peggiorate. La situazione sta travolgendo tutti, e infatti tutte le squadre si arrabbiano. Ho parlato di giocatori terrorizzati dal mettere il piede, ma poi sono loro i primi che sfruttano la situazione in maniera antisportiva. Se uno appoggia un braccio in faccia all’avversario saltando, non c’è bisogno che l’altro si agiti come se fosse stato colpito da Tyson. I giocatori sono furbi, hanno capito che tanto la moviola non può determinare l’intensità del contatto e se ne approfittano.

Cambiare le regole, ma servono addetti ai lavori

Serve un protocollo che cambi le cose, stilato da una commissione di calciatori e ex allenatori (addetti ai lavori per capirci) che decidano quando il Var debba intervenire. Perché se si continua a voler far credere che il Var faccia giustizia, allora siamo fuori strada. Nel calcio la giustizia è un concetto relativo, soprattutto in Italia. In Inghilterra un incontro tesissimo come il derby di Manchester si è concluso con un solo ammonito. Da noi invece stiamo assistendo a una escalation invereconda. Seguire una partita di calcio è diventata una cosa imbarazzante: tutti che sbraitano, che alzano le braccia. E ci si mettono anche gli allenatori, che spesso sbroccano anche con frasi vergognose ad ogni decisione contraria, salvo poi stare zitti quando le cose girano a loro favore. Le lamentele dopo una sconfitta però non contano: se c’è un problema va detto di mercoledì, non la domenica sera. In Italia la assoluta mancanza di cultura sportiva non consente di accettare il Var, nemmeno se mettiamo dieci arbitri. Siamo vicini a un punto di non ritorno, quindi è necessario mettere gli arbitri nelle condizioni di fare il proprio lavoro con poche regole ma chiare. Altrimenti si rischia un caos senza fine.

De Rossi abbraccia Dybala
De Rossi abbraccia Dybala (agf)

De Rossi ha ridato credibilità al ruolo di allenatore

Ultimamente, con tutto quello che sta succedendo, riesco a parlare meno di calcio giocato, ma un paio di cose le vorrei sottolineare. Napoli-Juventus è stata una bella partita, con un centravanti come Vlahovic che pur sbagliando parecchio ha giocato comunque bene e un giocatore come Chiesa che ha fatto una partita stellare come gli succede quando va negli spazi e corre senza palla. Ottima Juve nonostante la sconfitta: ha un sacco di giovani interessanti, Allegri li sta valorizzando e penso che cambiarlo al termine della stagione non sarebbe una cosa intelligente. A proposito di allenatori devo dire che De Rossi rappresenta l’altra faccia della medaglia e mi sta facendo cambiare idea su una cosa. Prima ero convinto che il tecnico potesse incidere al 20, massimo 30%. Lui però sta facendo meglio, ha ridato credibilità al ruolo. Con Mourinho era sempre una lite, uno stress. Con De Rossi invece non litiga più nessuno e si vince giocando anche un bel calcio.

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