Milan, la violenza in quel silenzio dei tifosi. È il percorso che conta, il calcio prenda esempio da Atalanta e Catanzaro
di Massimo MauroPartiamo da un concetto semplice. Il campionato lo vince una squadra sola, fa festa una sola città ecc. Detto ciò, e allargo l’orizzonte, penso che se vogliamo avere politici, maestri e studenti migliori, dobbiamo iniziare ad accettare che una sconfitta fa parte del percorso. Poi vedo i tifosi del Milan protestano in quella maniera e mi chiedo. Ma è proprio impossibile concepire di arrivare secondo? Perché un conto è avere una propria opinione, un conto è non accettare uno pseudo fallimento. Quel silenzio della curva lo trovo molto pù violento di qualsiasi forma di aggressività che si può vedere in campo o in un talk show.
I giocatori sotto la curva
Incredibile anche la storia della Lazio, quel processo a Monza sotto la curva. A me Lotito non è simpatico, ma se uno deve fare la storia della Lazio da quando c’è lui, allora chapeau. Ma perché non si può accettare una stagione difficile? La Roma con il Leverkusen non si è impegnata? I giocatori hanno dato tutto, solo che gli altri sono stati superiori. Punto. Qualcuno deve dire basta, ma i segnali non sono granché. Vedere il tentativo del governo di entrare a piedi uniti nell’autonomia dello sport: una follia. E vedere anche e soprattutto le guerre, l’incapacità dei politici di fare una delle cose più importanti del loro mandato: garantire la convivenza civile tra i popoli. Ma se non si capisce che i rapporti umani sono più importanti di qualsiasi vittoria, allora che si campa a fare?
L’esempio di Guardiola
Cito ad esempio uno che ha tentato in tutti i modi di valorizzare il secondo posto, Pep Guardiola. Lo ha fatto con gesti eclatanti, come il bacio della medaglia degli sconfitti dopo aver perso la finale di Champions alla guida del Manchester City contro il Chelsea. Un gesto che è piaciuto talmente tanto da essere preso come esempio da Papa Francesco. Guardiola ha voluto dire che conta essere arrivati, conta tutto il percorso. E se poi non si vince, non è che quel percorso si azzera.
Il percorso che resta
Prendiamo Atalanta e Catanzaro. Sono due realtà. Una consolidata in serie A e con obiettivi importantissimi, e questo pur non avendo ancora vinto scudetto e coppe. Bergamo è un centro piccolo diventato una meravigliosa realtà del calcio europeo. Il Catanzaro ha avuto fasi di gloria in serie A, poi si era perso. Ora è protagonista in B e giocherà i play-off per la promozione. Non dovesse farcela, la conduzione tecnica di Vivarini non è valsa a niente? E’ il percorso che resta, non le sconfitte e le vittorie.
Il lunedì mattina faccio una rassegna stampa e sono più incazzato degli altri giorni a leggere certe cose. I tifosi hanno tutto il diritto di esprimere la loro opinione, io stesso ho criticato la gestione della situazione Pioli. Ma ricordo che il tecnico è una persona perbene che ha rispetto di tutto. Della storia, dei tifosi. Uno così fa fatica in un mondo in cui c’è gente che bacia la maglia senza averla mai amata.
La Juve, il gioco e gli allenatori
Passo alla Juve, società che ha stravinto sempre. Ora non lo sta facendo, ma serve una critica serena. Con la Roma è stata una partita meravigliosa, a fasi alterne. Ci ha detto che se ci si preoccupa meno di prendere gol, si rischia di farne qualcuno in più. Ma finita la partita, ero contento di averla vista. Se fossi un presidente conierei questo motto: “Gioco per vincere, ma voglio comunque far contenti i tifosi con il gioco”. E prenderei un allenatore che condivide questa idea. Di allenatori che ne sono tanti che propongono bel gioco anche nelle zone basse. La lotta per la salvezza è bellissima ed è un messaggio verso chi ipotizza un calcio stile Nba, tutto potere economico e senza retrocessioni, con le grandi attrezzate con squadre dalla rosa interminabile (giocare ogni 2 giorni come a volte si fa nel basket non è sostenibile). Facciamo il calcio stile Nba, ma poi a Frosinone, Empoli, Verona e compagnia chi glielo spiega?