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“Con le ‘senseable cities’ vogliamo cercare di capire come una città possa rispondere meglio alle persone con un’enfasi, non sulla parte tecnologica, come si fa con le ‘smart cities’, ma su quella umana”. A parlare è Carlo Ratti, architetto e urbanista di fama mondiale, professore al Politecnico di Milano e al MIT di Boston, nonché curatore della Biennale Architettura di Venezia 2025 intitolata “Intelligens. Natural. Artificial. Collective”. Ratti è intervenuto al Festival di Salute di Padova, intervistato da Gabriele Beccaria.

Ratti preferisce il concetto di “senseable city" a quello di "smart city" perché pone maggiore enfasi sull'aspetto umano e sull'empatia, piuttosto che su una visione guidata unicamente dalla tecnologia.

L’esposoma e i dati che tutelano la salute

Vent’anni fa, alla Biennale del 2006, Ratti e il suo team stupirono il mondo con “Real Time Rome”, un progetto che usava i dati dei cellulari per descrivere i flussi urbani. Oggi, l’alta risoluzione di questi dati ha aperto una nuova frontiera: l’esposoma. “L’esposoma è costituito dai dati ad alta risoluzione della città che ci permettono per la prima volta di andare a scoprire dimensioni, anche della salute, che fino ad oggi non riuscivamo a misurare”, spiega Ratti.

L’esposoma quindi è l'intersezione tra la nostra vita, i nostri spostamenti (le nostre tracce digitali) e le condizioni ambientali, come la qualità dell’aria. Analizzando come ciascuno di noi è esposto a fattori potenzialmente dannosi – spiega il celebre urbanista - la città può attuare politiche di prevenzione mirate e modificare il proprio ambiente per adeguarlo alle esigenze individuali e collettive. Questo approccio trasforma la maggior conoscenza in uno strumento di azione e progettuale.

Intelligens

La Biennale di Venezia 2025 è stata concepita come un vero e proprio laboratorio interdisciplinare. Riunendo intelligenze diverse — naturale, artificiale e collettiva — si mira a trovare soluzioni concrete per le sfide globali, prima fra tutte la crisi climatica. Secondo Ratti, di fronte agli eventi estremi, l’architettura non può limitarsi alla sola mitigazione (riduzione delle emissioni), ma deve concentrarsi anche sull’adattamento. “Oggi la mitigazione è ancora importante, ma di fronte a un clima che è già cambiato, dobbiamo adattarci”, spiega Ratti “Che poi è quello che ha fatto l’architettura da sempre. Pensiamo a Venezia, un esempio fantastico di adattamento.

In origine la laguna di Venezia - continua - non era uno spazio per l’uomo, ma era uno spazio che attraverso vari tipi di intelligenze, naturale, artificiale e collettiva, si è trasformata nella meraviglia che tutti oggi conosciamo. Quindi in qualche modo l’architettura e l’urbanistica hanno sempre fatto questo e dobbiamo continuare a farlo di fronte a sfide nuove".

Civitas

Secondo Ratti, non esiste una ricetta universale per la città ideale. “La bellezza di un centro urbano risiede nel suo contesto locale”, spiega. Secondo questa visione l’unica costante per migliorare le città è partire dalla “civitas”, cioè dalla comunità dei cittadini, e non solo dalla “urs”, la città fatta di mattoni. “Gli antichi romani avevano due nomi per le città”, spiega Ratti. "Avevano Urs e Civitas. L’Urs, la città fatta di pietre - continua - e la civitas, la comunità dei cittadini. Una non può vivere senza l’altra”.

Città laboratorio

Il focus dell’intervento di Ratti su sposta sul “living lab”, cioè sulla città stessa che diventa un’estensione del laboratorio universitario.“Progetti come il tracciamento dei rifiuti a Seattle, in cui urbanisti e informatici lavorano insieme, mostrano come la transdisciplinarità sia l’unica via per una progettazione creativa e responsabile”, dice. Infine, in un mondo sempre più polarizzato dal digitale, dove finiamo intrappolati nelle “bolle” dei social, Ratti ribadisce la centralità dello spazio fisico di incontro. “La piazza, l’agorà, è l’essenza stessa della città, il luogo dell’inevitabilità dove diverse civitas si confrontano e scambiano idee”, sottolinea.

La visione di Ratti dunque è chiara: le città del futuro saranno sensibili, trasparenti e plasmate da una fusione di intelligenza umana e artificiale. Saranno non solo “smart”, ma soprattutto a misura di salute e pronte ad adattarsi alle sfide ambientali, mettendo il cittadino - la civitas - al centro di ogni progetto.