Presbiopia: se non corretta aumenta il rischio di demenza, isolamento e depressione
di Irma D'AriaNon è più soltanto il momento in cui “allunghiamo il braccio per leggere”, ma una condizione complessa, amplificata dalla vita digitale. Se non viene corretta ne risente anche la funzione cognitiva
A un certo punto della vita succede a tutti: il menu al ristorante sembra scritto in caratteri sempre più piccoli, il telefono si allontana un po’ di più, la luce non basta mai. È la presbiopia, quel momento in cui gli occhi iniziano a chiedere aiuto, e con loro, anche la mente si scopre più affaticata. Non è un segno di fragilità, ma un passaggio fisiologico dell’età. Eppure, per molti, è la prima volta che il corpo “dice” che qualcosa sta cambiando. Una piccola rivoluzione silenziosa che non riguarda solo la vista, ma anche la percezione di sé, del tempo e, come oggi suggeriscono nuove ricerche, persino della salute del cervello.
Ci sono sempre più presbiti
A livello mondiale, secondo le più recenti analisi del World Council of Optometry e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stima che oggi oltre 2,1 miliardi di persone convivano con la presbiopia e che entro il 2050 questo numero supererà i 4 miliardi, pari a circa il 40% della popolazione globale. Questi dati descrivono perfettamente anche la realtà italiana, dove più della metà della popolazione ha superato i 45 anni e dove l’utilizzo intensivo di dispositivi digitali anticipa e amplifica la percezione di fatica visiva.
“L’aumento della presbiopia, come di altre condizioni legate all’età, tra cui la miopia, che a livello mondiale riguarda già oltre il 30% della popolazione e potrebbe interessare quasi il 50% entro il 2050, impone una riflessione importante sulla prevenzione e sull’educazione alla salute visiva”, ha sottolineato Anna Ambroziak, direttrice scientifica dello ?wiat Oka Ophthalmological Center, a margine dell’evento Seamless Vision organizzato da EssilorLuxottica, a Parigi. È fondamentale promuovere controlli regolari della vista e diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza di intervenire precocemente: monitorare la salute oculare consente non solo di correggere tempestivamente i difetti visivi, ma anche di individuare e prevenire l’evoluzione di condizioni potenzialmente più gravi”.
E se la chiamassimo ‘matureopia’?
Il numero dei soggetti con presbiopia è naturalmente destinato a crescere, perché viviamo più a lungo. Ma forse proprio per questo varrebbe la pena provare a ridefinire il concetto di vecchiaia, cominciando a sfatare i suoi significati ‘ottici’. “Dopo i 40 anni arriva la presbiopia, ma per me dopo i 50 comincia la parte migliore della vita. Forse dovremmo parlare di maturità - ‘matureopia’, potremmo dire scherzando - ma davvero abbiamo bisogno di una nuova parola invece di familiarizzare con quella che già esiste? Il termine presbiopia, così tecnico, suona distante, come se non ci riguardasse. E invece è semplicemente una fase naturale del nostro corpo. Non pensiamo a ciò che stiamo perdendo, ma a ciò che stiamo vivendo. Invecchiare significa trasformarsi: possiamo farlo in modo consapevole, anche prendendoci cura della nostra psiche e del nostro equilibrio psicosomatico”. In effetti, la presbiopia non è un difetto visivo, ma una difficoltà progressiva nel mettere a fuoco da vicino, che può comparire a partire dai 40 anni a causa dei naturali processi involutivi.
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Che cosa accade ai nostri occhi con l’età
Con il passare degli anni il cristallino, la lente naturale dell’occhio, subisce quattro modifiche biologiche cruciali: perde elasticità, le sue fibre si compattano, si disidrata e i muscoli ciliari che ne regolano la forma si indeboliscono. Questa combinazione riduce progressivamente la capacità di mettere a fuoco da vicino. Intorno ai 45 anni, il cristallino riesce a mettere a fuoco appena un terzo rispetto a quando eravamo bambini. Sono cambiamenti fisiologici documentati da decenni, ma oggi intensificati dalle nuove abitudini visive introdotte dal digitale.
L’impatto della vita moderna: quando la presbiopia arriva prima
La presbiopia segue un’evoluzione graduale, da fase emergente a lieve, poi moderata e infine avanzata. La novità è che questa progressione inizia prima. Un recente studio condotto su oltre 3.700 persone tra i 32 e i 39 anni ha rilevato che il 10,95% presentava presbiopia precoce, con un’età media di 36,47 anni. Lo studio ha evidenziato una forte associazione con fattori come uso intenso dello smartphone, lavoro ravvicinato, esposizione al sole, fumo e anemia. Un precedente lavoro aveva già riportato risultati simili. Il ruolo dominante dei dispositivi digitali è evidente: schermi sempre più vicini, tempi di lettura prolungati, riduzione dell’ammiccamento e continue variazioni di distanza creano un sovraccarico per l’occhio, accelerando l’affaticamento visivo.
Affaticamento visivo: la nuova “sindrome dei quarantenni”
Oggi l’80% delle persone sperimenta affaticamento visivo e il 40% riferisce un peggioramento della vista da vicino dopo i 40 anni. La combinazione tra presbiopia fisiologica e affaticamento digitale genera una “tempesta perfetta”: i continui passaggi da una distanza all’altra, spesso senza pause, indeboliscono ulteriormente la capacità accomodativa del cristallino. Un professionista adulto trascorre ormai più di sei ore al giorno davanti a schermi, con punte che superano le dieci. Una condizione che nessun occhio biologicamente “progettato” per la visione naturale all’aria aperta può sostenere senza conseguenze.
Non solo vista
La presbiopia non impatta solo sulla qualità della visione, ma anche sulla qualità complessiva della vita: “Influisce sulla produttività lavorativa, sul benessere psicologico, sulle relazioni sociali e sulle attività quotidiane. Oggi, tuttavia, la tecnologia ottica offre soluzioni estremamente evolute e personalizzabili, in grado di rispondere alle esigenze visive e di comfort di ogni individuo”, ha spiegato Ambroziak aggiungendo: “Le lenti per occhiali di nuova generazione rappresentano la scelta più versatile e tecnologicamente avanzata: grazie a design sempre più precisi, materiali leggeri e trattamenti intelligenti che si adattano alla luce e alle condizioni ambientali, offrono una visione naturale, nitida e confortevole a tutte le distanze. Si tratta di strumenti ad alto contenuto scientifico che coniugano prestazioni visive, estetica e benessere, restituendo libertà e qualità alla vita quotidiana”.
Il collegamento tra presbiopia e declino cognitivo
Negli ultimi anni, numerosi studi hanno rivelato un legame sorprendente tra vista e mente. La presbiopia, se non corretta adeguatamente, può influire sulla capacità di concentrazione, sull’attenzione e sulla memoria. Una recente revisione scientifica ha confermato che la perdita della vista aumenta il rischio di declino cognitivo e demenza. Una seconda ricerca australiana su oltre 2.200 adulti seguiti per dodici anni ha mostrato che il deterioramento dell’acuità visiva è un predittore significativo del declino cognitivo futuro. “Quando il cervello riceve immagini sfocate - ha spiegato Ambroziak - è costretto a uno sforzo costante per interpretare ciò che vede. Questo lavoro extra visivo si traduce in un sovraccarico cognitivo: una forma di stress che, nel tempo, può interferire con le funzioni mentali più fini e persino accelerare il declino cognitivo negli adulti sopra i 50 anni. Una visione sfocata non è solo un disagio visivo, ma una condizione di stress cronico per il cervello. La vista è il senso più rappresentato nella corteccia cerebrale e quando le immagini non sono nitide, la mente è costantemente in allerta”.
Vedere male fa aumentare del 63% il rischio di demenza
Il Three-City Alienor Study, che ha monitorato oltre 9.000 over 65 per più di 16 anni, mostra che anche una lieve perdita della vista da vicino aumenta del 63% il rischio di demenza. Quasi quattro anziani su dieci avevano difetti visivi correggibili con semplici occhiali, capaci di migliorare subito l’acuità visiva. La ricerca evidenzia anche conseguenze pratiche: chi vedeva peggio aveva limitazioni nella mobilità nel 60% dei casi e una persona su cinque faticava nelle attività quotidiane. Tutto questo si inserisce nella Sensory Deprivation Hypothesis, secondo cui la perdita sensoriale riduce la stimolazione cerebrale e favorisce nel tempo declino cognitivo, isolamento e depressione.
Perché è importante una buona visione da vicino
Correggere la presbiopia, quindi, non significa solo recuperare una buona visione da vicino, ma anche proteggere la salute mentale. Un’immagine nitida, libera risorse cognitive, migliora l’umore e restituisce quella sensazione di chiarezza che non riguarda solo gli occhi, ma tutto il nostro equilibrio interiore. “Dobbiamo offrire ai nostri occhi la migliore correzione possibile, ma prima di tutto chiediamoci cosa significa correzione”, fa riflettere l’oftalmologa. “Il termine può sembrare negativo, ma in realtà significa migliorare, non riparare. La presbiopia non è una malattia, è un fenomeno fisiologico. Perciò, dopo i 40 anni, utilizziamo tutte le soluzioni disponibili: il cervello ama essere stimolato, imparare cose nuove e, se lo nutriamo nel modo giusto, ci aiuterà ad adattarci alle tecnologie ottiche più precise e sofisticate. La vista non è solo un organo: è la porta del nostro rapporto con il mondo e con noi stessi. Offrire al cervello immagini nitide e stimoli visivi precisi può rallentare o ritardare i processi neurodegenerativi, inclusa la demenza”.
Un adulto su due dovrebbe ricorrere agli occhiali
Secondo le stime, almeno un adulto su due dovrebbe indossare occhiali, lenti a contatto o un’altra forma di correzione visiva, ma non è così. Questo ha ripercussioni economiche, sociali e sulla qualità della vita, influenzando anche la produttività. “I sintomi di una vista non corretta o corretta in modo insufficiente - ha aggiunto l’oftalmologa - non compaiono all’improvviso: spesso vengono interpretati come disturbi somatici: stanchezza, irritabilità, vertigini, mal di testa. È importante parlarne con i nostri pazienti: ottimizzare la visione retinica e cerebrale significa ampliare la percezione e migliorare la capacità del cervello di adattarsi alle nuove tecnologie ottiche. Prendersi cura della psiche significa aiutare il cervello a raffinare i propri sensi”.
Come scegliere gli occhiali giusti
Accettare la presbiopia non è semplice, ma una volta superato l’impatto emotivo arriva il passo che fa davvero la differenza: scegliere l’occhiale giusto. Gli esperti intervenuti all’evento parigino di EssilorLuxottica, hanno ricordato che non esiste una soluzione valida per tutti, perché la presbiopia non riguarda solo il “vederci meno”, ma il modo in cui alterniamo vicino, intermedio e lontano nell’arco della giornata. Ecco perché le lenti di nuova generazione sono progettate per garantire transizioni naturali tra le distanze e ridurre l’affaticamento digitale, soprattutto in chi trascorre ore davanti ai dispositivi. La grande rivoluzione sta nell’uso dell’Intelligenza Artificiale: oggi è possibile analizzare come guardiamo davvero - movimenti degli occhi, della testa, multitasking visivo - grazie a tecnologie come il “Near Vision Behavior” e ai modelli sviluppati anche in collaborazione con Meta. Questo permette di creare lenti personalizzate non solo sulla base della prescrizione, ma dello stile di vita reale di ciascuno. Le soluzioni economiche possono essere utili in emergenza, ma restano un rattoppo temporaneo. Se cambiamo smartphone per avere uno schermo più nitido, perché non investire sulle lenti che ci permettono di guardarlo senza fatica ogni giorno?
Le gocce per la presbiopia
Intanto, negli Stati Uniti sono in corso revisioni di nuovi trattamenti farmacologici per la presbiopia che suscitano curiosità. Funzionano davvero? “La nuova sostanza attiva, aceclidina, è farmacologicamente più moderna rispetto alla pilocarpina, ma non rappresenta una vera correzione ottica”, ha risposto la dottoressa Ambroziak. “Agisce su un parametro non fisiologico, la miosi, cioè il restringimento della pupilla. Inoltre, queste gocce saranno utili solo per una ristretta categoria di persone e in determinate situazioni”.