Prostata, l’obiettivo è (anche) la qualità della vita
di Valentina ArcovioIl film di Checco Zalone ha portato l’attenzione sulla necessità della prevenzione. Quali sono le metodiche di diagnosi precoce e trattamento, sempre più efficaci e con meno effetti collaterali
L’ultimo film di Checco Zalone sembra avere avuto un effetto sorprendente sul suo pubblico maschile. Oltre alle risate, la pellicola del celebre comico italiano, intitolata “Buen Camino”, avrebbe infatti portato a un aumento delle visite urologiche di prevenzione. A segnalarlo è stata la Società italiana di urologia (Siu), secondo la quale l’ “effetto Zalone” avrebbe il merito di aver fatto uscire la prevenzione dal cono d’ombra dell’imbarazzo. Con possibili ricadute anche sulla diagnosi precoce del tumore alla prostata, che ogni anno colpisce ben 41mila uomini in Italia.
Diagnosi precoce
“Visita urologica ed esami su specifici marcatori, come il Psa, possono portare all’individuazione di un tumore nelle sue fasi più precoci contro i quali iniziamo ad avere un ventaglio sempre più ampio di trattamenti mini-invasivi”, spiega Francesco Porpiglia, direttore dell’Urologia dell’Irccs di Candiolo, dall’Al Technourology Meeting, evento che si apre oggi a Torino. “Oltre alla semplice sorveglianza attiva, indicata per le forme più benigne, oggi abbiamo a disposizione numerose opzioni che consentono di trattare il tumore alla prostata in modo efficace e con meno effetti collaterali: si va dalla tradizionale radioterapia all’uso di laser focali, indicati solo per un gruppo ristrettissimo di pazienti, fino a interventi chirurgici altamente innovativi in grado di preservare i tessuti sani”, aggiunge.
Focal Therapy
In uno studio clinico, recentemente pubblicato sulla rivista BJU International, un tipo di terapia focale ha dimostrato di essere in grado di agire direttamente sul tumore e risparmiare la parte restante della prostata non interessata. “Si tratta di un approccio chiamato ProFocal - spiega Porpiglia - che tenta di superare il dilemma della cura prostatica: eliminare il tumore senza distruggere l’intera ghiandola, cercando così di evitare gli effetti collaterali pesanti come l’incontinenza urinaria e la disfunzione erettile”. Lo studio ha coinvolto 100 pazienti con tumore alla prostata localizzato (quindi non diffuso oltre la ghiandola). Dopo 3 mesi dal trattamento, l’84% dei pazienti non presentava segni di tumore clinicamente significativo nella zona trattata (valutato tramite biopsia).
Dubbi
L’idea è seducente, ma non molto convincente. Bernardo Rocco, ordinario di Urologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Urologia di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, invita alla massima cautela. “Si tratta di uno studio molto modesto, quasi ‘spannometrico’ nella metodologia”, commenta. “Analizzare la presenza della malattia con una biopsia a soli tre mesi dall’intervento non ha valore clinico solido; è un tempo troppo breve”, aggiunge. Il problema, spiega Rocco, è la natura stessa del tumore alla prostata. “È una malattia intrinsecamente multifocale”, sottolinea. “Con la terapia focale si rischia di non essere radicali, di non colpire tutta la malattia. Le linee guida internazionali - continua - sono chiare: questa non è una terapia standard, ma una procedura investigativa da riservare a protocolli di ricerca. Non dobbiamo dare messaggi sbagliati ai pazienti: oggi la chirurgia e la radioterapia restano i pilastri per la solidità oncologica”.
GPS dei nervi
Se la terapia focale deve ancora dimostrare di poter sostituire i trattamenti classici, in sala operatoria si stanno compiendo numerosissimi passi in avanti grazie all’Intelligenza artificiale. Al Technourology Meeting di Torino, Porpiglia ha presentato un innovativo software, il “Prostate-nerve Path”, un vero e proprio “GPS dei nervi”. Nella chirurgia prostatica, la sfida più grande è salvare i nervi erigentes, strutture sottilissime responsabili della funzione sessuale, spesso invisibili persino alle risonanze magnetiche più avanzate. "Con Prostate-nerve Path, l’Intelligenza artificiale analizza i tratti di nervo visibili e, grazie a un algoritmo predittivo, ricostruisce i segmenti mancanti”, spiega Porpiglia. “È come un navigatore che continua a guidarci anche in galleria dove non c’è segnale. Il chirurgo sa esattamente dove passare per preservare la qualità della vita del paziente”, aggiunge. Questo strumento non è solo un concetto teorico. E’ stato testato retrospettivamente su centinaia di casi clinici con risultati straordinari.
Cure “su misura”
La ricerca dunque continua ad andare avanti. Un nuovo progetto internazionale, chiamato Metapro e coordinato da Sabrina Arena, responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’IRCSS di Candiolo, punta a identificare nuove strategie per bloccare la progressione del tumore alla prostata e, soprattutto, capire in anticipo quale farmaco funzionerà su ogni singolo paziente. “Metapro nasce per decifrare i meccanismi molecolari e metabolici che permettono al tumore di ‘sfuggire’ ai farmaci”, spiega Arena. “Tramite l’utilizzo della farmacogenomica puntiamo a individuare combinazioni di farmaci che, agendo insieme su specifiche debolezze del DNA tumorale, distruggono le cellule cancerose in modo chirurgico e senza danneggiare quelle sane”, aggiunge. Per raggiungere questi scopi, il progetto utilizzerà gli organoidi. “Si tratta di veri e propri ‘avatar’ del paziente, ovvero mini-tumori coltivati in laboratorio che replicano fedelmente le caratteristiche del cancro originale, permettendo di testare le cure in un ambiente sicuro e altamente predittivo”, sottolinea Anna Sapino, direttore scientifico dell’Istituto di Candiolo.
In questo panorama in continua evoluzione, la medicina di precisione si conferma la vera stella polare: l’obiettivo non è più solo eliminare la malattia, ma farlo garantendo al paziente una qualità di vita che, fino a pochi anni fa, appariva difficilmente preservabile.