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La voce che cura: “Leggere per Marta nell'incubatrice ci ha ridato la normalità”

La testimonianza di Ilaria, mamma di una piccola prematura, e dell’esperienza della lettura ad alta voce nelle terapie intensive neonatali. Un intervento che promuove il neurosviluppo dei neonati e la formazione dei legami familiari. Giornata mondiale il 4 febbraio

4 minuti di lettura

“All’inizio è un po’ difficile. Ci si sente fragili, soprattutto se non si è abituati: mi accorgevo di essere agitata, e si agitava anche lei. Ma era l’unico modo per stare un po’ insieme. E l’unica coccola che potevo farle quando non potevo neanche prenderla in braccio”. È così che Ilaria (nome di fantasia) ricorda le prime volte che ha letto ad alta voce il libro C’era una volta un delfino piccolo piccolo (Emanuela Nava, Carthusia) per la sua piccola Marta (nome di fantasia), anche lei prematura come il delfino, ricoverata dallo scorso novembre nella Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Varese. “Allora ho imparato a modulare le mie emozioni – continua – a modulare la tonalità della voce per conciliarle il sonno, e calmarla quando ha qualcosa che non va. Ora leggo ogni volta che posso. Non aiuta solo lei: regala a me e al suo papà un po’ di normalità, aspettando di poterla portare a casa”.

Leggere è come una medicina

Come Ilaria, mamme e papà che leggono ad alta voce accanto a un’incubatrice, o con un piccolissimo neonato nel marsupio per la kangaroo care, sono sempre più comuni nelle terapie intensive neonatali del nostro Paese. E l’auspicio dei neonatologi è che lo diventino sempre di più, perché per questi bambini prematuri la lettura non è un semplice gesto di accudimento, ma un vero e proprio intervento terapeutico che aiuta il corretto sviluppo neurocognitivo e linguistico. A ricordarlo è la Società italiana di neonatologia (Sin), nell’occasione della Giornata mondiale della lettura ad alta voce, che quest’anno ricorre il 4 febbraio.

L’importanza della voce materna

Negli ultimi decenni ostetricia e neonatologia hanno fatto passi da gigante. E se un tempo, in caso di parti molto prematuri ci si concentrava sulla sopravvivenza dei piccoli pazienti, ora che questa sopravvivenza fortunatamente è sempre più scontata, l’attenzione si sta spostando sempre di più sul ridurre gli effetti a lungo termine della permanenza in terapia intensiva. Crescere in un reparto, circondati da medici e macchinari, non è ovviamente come farlo nella pancia della mamma. E il cervello dei neonati è programmato per crescere passando per tappe di sviluppo critiche, che necessitano di un’adeguata stimolazione da parte di input sensoriali specifici.

Da 28 settimane discrimina le voci

Una di queste esperienze critiche è proprio la voce: nel grembo materno la voce della madre rappresenta il suono dominante, e a partire dalla 28esima settimana il feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del linguaggio iniziano nel terzo trimestre e il riconoscimento della voce materna avverrebbe verosimilmente intorno alla 32esima settimana. Nascere prima del tempo quindi cambia radicalmente l’ambiente sonoro in cui si trova a crescere un bambino. E non a caso, le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati molto prematuri sono comprese tra il 24 e il 32%.

I genitori parte integrante della cura

“I neonati da un punto di vista neuroevolutivo sono ancora simbiotici con la madre, e instaurano un rapporto di comunicazione sensoriale, tattile, olfattiva e uditiva con i genitori che è fondamentale per il loro sviluppo”, spiega a Salute Massimo Agosti, ordinario di Pediatria dell’Università dell’Insubria e presidente della Società Italiana di Neonatologia. “Questo vale ancora di più per i neonati prematuri, che sono usciti dal grembo due, tre mesi prima del tempo. Per questo nelle terapie intensive neonatali i genitori non sono visitatori, ma parte integrante della cura. E noi come medici dobbiamo promuovere fin dal primo minuto di vita del bambino il riattaccamento della famiglia”.

La lettura in terapia intensiva

Le ricerche svolte nell’ultimo decennio indicano che la lettura ad alta voce da parte del genitore è uno degli strumenti più efficaci per assicurare il normale sviluppo linguistico e neurocognitivo dei neonati precoci. Non esistono ancora studi che quantifichino precisamente il beneficio, ma il consenso tra gli specialisti è che più i neonati prematuri sono esposti alla voce dei genitori, migliori sono le chance di uno sviluppo linguistico normale, sia a breve che a medio e lungo termine.

In terapia intensiva solo i rumori dei monitor e dell’andirivieni

“Il neonato prematuro in terapia intensiva è esposto ad un universo sonoro innaturale: il ping dei monitor, voci sconosciute attutite dall’incubatrice, l’andirivieni di medici e infermieri che cambiano ad ogni turno”, continua Agosti. “Ripristinare la voce materna o paterna significa ridare continuità a quell'universo sensoriale interrotto bruscamente dalla nascita precoce, e per questo riteniamo che la lettura ad alta voce per questi bambini sia un vero intervento di promozione del neurosviluppo, a costo zero, che aiuta le connessioni cerebrali a formarsi correttamente in un momento di estrema fragilità. La lettura inoltre aiuta anche i genitori: li distoglie dall’ansia che può generare il reparto, dall’ossessione per monitor della saturazione, la paura dei numeri, e gli offre un compito relazionale. Trasforma un ambiente medicalizzato in un luogo di vita e legame”.

I progetti della Sin

La Società Italiana di Neonatologia è impegnata ormai da tempo nella promozione della lettura ad alta voce nelle terapie intensive neonatali. Sia sul piano della sensibilizzazione e della formazione dei neonatologi, sia con iniziative concrete: la Sin ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani una copia del libro Nel tuo abbraccio, un viaggio in rima all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da Vivere Ets Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con il contributo e la supervisione scientifica della Sin e della Sin Inf (Società Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia.

Problemi strutturali delle Tin

La diffusione della lettura ad alta voce si scontra però non solo con limiti culturali, ma anche con problematiche di tipo strutturale e organizzativo: non tutti i reparti hanno ancora le strutture e il personale necessario per assicurare e promuovere queste modalità di sostegno ai legami familiari. “In Italia ci sono un po’ più di un centinaio di terapie intensive neonatali, e di queste penso che circa metà attualmente permette l’apertura H24 del reparto ai genitori, che è la prerogativa per poter organizzare la lettura ad alta voce”, conclude Agosti. “È una cultura che si sta espandendo, con le difficoltà che conosciamo in tutti gli ambiti della sanità pubblica, soprattutto in termini di disparità regionali. Anche grazie al lavoro della Sin, comunque, sta aumentando molto la sensibilità della neonatologia italiana agli aspetti relazionali della cura dei neonati prematuri, e questo per noi è un punto di orgoglio”.