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Alessandro: “Un ictus all’improvviso, mi ha salvato mio figlio di 4 anni”

Alessandro 

Un weekend si trasforma in una corsa contro il tempo. Alessandro viene colpito da un’ischemia cerebrale e a salvarlo è il bimbo di quattro anni. Una storia di paura, forza e rinascita

3 minuti di lettura

L’idea era quella di passare un fine settimana di riposo, di quelli che si ricordano per la musica e per il tempo passato insieme. Alessandro era partito con suo figlio di quattro anni verso i laghi di Fusine, con un concerto di Ben Harper come meta e l’idea semplice di stare lontani da tutto per un po’. Una notte in un residence a Udine, la colazione, poi la strada. Nulla faceva pensare che quella mattina avrebbe segnato un prima e un dopo.

Il momento in cui tutto cambia

Poco dopo colazione, Alessandro ha avvertito un giramento di testa, subito dopo un piccolo sforzo. È stato un attimo, ma qualcosa non tornava. Ha provato ad alzare le braccia e una non rispondeva. Cercava di parlare, ma non riusciva a formulare una frase. In quel momento ha capito che non si trattava stanchezza, non era un malessere passeggero. “Mi sono accorto di avere qualcosa di grave”, racconterà poi. Ha provato a raggiungere la porta per aprirla al figlio, ma è sbattuto contro il muro ed è caduto a terra. Da lì, con uno sforzo enorme, per arrivare alla porta e aprirla. Il resto è una corsa contro il tempo.

LE STORIE DI SALUTE

Un bambino di quattro anni diventa grande

Nelle due ore successive, il protagonista è diventato suo figlio, un bambino molto piccolo. Alessandro è rimasto quasi completamente paralizzato e comunicava solo con piccoli segnali delle dita. Il bambino lo ha aiutato a entrare nell’ascensore, a scendere dal quarto piano al piano terra. Alessandro si è trascinato, metro dopo metro. Il figlio è restato accanto a lui, concentrato, presente. Arrivati al piano terra, il bambino ha chiesto aiuto in una pasticceria vicina. Poi i ricordi si fanno confusi: l’ambulanza, l’ospedale, la diagnosi. Ischemia cerebrale da forame ovale pervio. Una frase che arriva tutta insieme, quando ancora si sta cercando di capire cosa sia appena successo.

“Mi sentivo in buona salute”

Fino al giorno prima, Alessandro non si sentiva una persona a rischio. “Mi sentivo in salute”, racconta. Una vita normale, un equilibrio tra lavoro, famiglia, impegni quotidiani. Forse un po’ più di sport avrebbe fatto bene, ma nulla che facesse pensare a qualcosa di grave. Come molti, era convinto che certe cose capitassero sempre a qualcun altro.

Rivedere quella scena oggi

Con il passare dei mesi, quella mattina non è mai rimasta uguale nei ricordi. “Ogni settimana da quella volta ad oggi esce fuori qualcosa”, racconta Alessandro. All’inizio è stato difficile anche per il bambino, che ha avuto bisogno dell’aiuto di uno psicologo per elaborare ciò che aveva vissuto. Oggi però sa una cosa fondamentale: sa di essere stato un eroe. Sa di aver salvato la vita a suo padre.

Il percorso di recupero

La ripresa è iniziata subito. “Prima la fisioterapia per recuperare i movimenti dopo l’ischemia, poi il lavoro sull’equilibrio e infine sulla forza. La cardioaspirina ogni giorno, lo sport aerobico, la costanza”, racconta Alessandro. Un percorso fatto di piccoli progressi quotidiani, lontano dai riflettori, ma decisivo.

Quello che cambia davvero

Fisicamente Alessandro oggi sta bene. Ma dentro, qualcosa si è spostato. “È cambiato il modo in cui vedo le piccole cose”, racconta. È cambiata l’attenzione verso me stesso, la consapevolezza di quanto sia importante vivere ogni momento”. Insomma, il tempo non è più qualcosa da riempire, ma qualcosa da abitare. Se potessi parlare a una persona tra i trenta e i quarant’anni che si sente invincibile, cosa gli diresti? “Semplicemente racconterei la mia storia. Perché capire che può capitare non serve a spaventare, ma a ricordare quanto sia importante prendersi cura di sé e vivere davvero, prima che qualcosa costringa a fermarsi”. La sua è una storia di paura e di fragilità, ma anche di amore. Di un bambino che, senza saperlo, è diventato grande in un corridoio d’albergo. E di un padre che, da quel giorno, ha imparato a guardare il mondo con occhi nuovi.

Il progetto Fast Heroes

La storia di Alessandro trova un senso ancora più profondo se letta alla luce di ciò che A.L.I.Ce. Italia Odv porta avanti da anni nelle scuole con il progetto FAST Heroes. In quei minuti drammatici, è stato un bambino di quattro anni a riconoscere che qualcosa non andava e ad agire, senza esitazioni. È esattamente ciò che FAST Heroes insegna ai più piccoli: osservare i segnali, non avere paura e chiamare subito aiuto. Ogni anno in Italia l’ictus colpisce fino a 120.000 persone e oltre un terzo muore o resta con gravi disabilità, ma quando i sintomi vengono riconosciuti in tempo, l’esito può cambiare radicalmente. Educare i bambini significa trasformarli in ponti di consapevolezza tra scuola e famiglia, capaci di salvare vite proprio quando il tempo diventa il fattore decisivo. Come dimostra Alessandro, ogni minuto conta. E a volte, a fare la differenza, è lo sguardo attento di un figlio che ha imparato a riconoscere i segnali giusti e a non aspettare.