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Meno di tre secondi: come si sceglie il/la partner sulle app

Meno di tre secondi: come si sceglie il/la partner sulle app

Si preferisce un potenziale incontro dal divano di casa piuttosto che uscire e andare a teatro. Ma quali meccanismi entrano in gioco? Li ha indagati uno studio su Media Psycology

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Meno di tre secondi. È il tempo necessario per valutare una persona in una app di incontri. Il tempo di uno swipe, di scorrere il dito. A sinistra per "non interessante", destra per "magari". La ricerca di una persona speciale non è più una questione di sguardi casuali in autobus o conversazioni intelligenti a una cena. Ma si fa dal divano di casa propria, valutando comodamente i profili e bypassando la barriera tra dimensione online e realtà.

La ricerca: un mix di algoritmi e psicologia

Per indagare l’amore ai tempi del web rifacciamoci allora alla ricerca che la psicologa Marina F. Thomas ha deciso di affidare alla rivista Media Psychology. Insieme ai colleghi Alice Binder e Jörg Matthes, Thomas ha analizzato come i giovani adulti scelgono il partner sulle dating app. Il risultato? Una miscela affascinante di algoritmi, psicologia e quella che potremmo definire la "sindrome dello scorrimento infinito".

Il dito rimane bloccato sullo schermo

Perché incontrarsi al bar quando puoi passare quaranta minuti a valutare profili comodo comodo dal divano? Questa, in sintesi, è la domanda che ha spinto i ricercatori a indagare i meccanismi che guidano le decisioni amorose nell'era del touch screen. Lo studio ha esaminato come le persone navigano questa giungla digitale e quale sia il vero processo decisionale dietro ogni gesto apparentemente istintivo. Quello che emerge è tutt'altro che banale: non è solo il profilo che attrae. È il modo in cui quello schermo interagisce con le nostre aspettative, le nostre insicurezze, e sì, anche con quella parte di cervello che preferisce il "forse dopo" al rischio concreto di una vera conversazione.

Meglio Tinder che il teatro

I giovani adulti di oggi - parliamo di quelli che hanno scelto Tinder al posto del teatro, Grindr o Instagram Stories al posto degli incontri nei locali – hanno sviluppato una competenza nuova: quella di valutare una persona in meno di tre secondi. Non è superficialità, sostengono gli autori della ricerca. È adattamento. La piattaforma seleziona le persone come se fossero prodotti su un e-commerce, e i cervelli si sono velocemente attrezzati per il lavoro.

Quello che accade, però, è interessante dal punto di vista psicologico. Lo schermo diventa uno scudo. Se qualcosa non ti piace, non devi proprio guardare negli occhi di quella persona e dirle "no". Semplicemente, continui a scorrere. È come avere il potere di cancellare un incontro prima che accada, il che è affascinante e un po' inquietante allo stesso tempo.

La ricerca suggerisce che questa dinamica non è invisibile: molti giovani adulti sono perfettamente consapevoli di fare un gioco, seguendo regole non scritte di una piattaforma che sa tutto di loro meno di una cosa sola: che cosa li renderà veramente felici.

Quando più opzioni significa meno decisioni

A spiegare ulteriormente i dati dello studio è Costanza Scaffidi Abbate, ordinaria di Psicologia sociale dell'Università di Palermo, che identifica in questi risultati un pattern ben noto nella letteratura scientifica delle decisioni. "Quando le alternative aumentano, la scelta paradossalmente non diventa più facile o più difficile – spiega – quello che accade è più sottile: il contesto in cui le alternative vengono valutate cambia completamente il processo decisionale."

Il punto cruciale è che nelle dating app il problema non è semplicemente l'abbondanza di opzioni. "Nelle dating app le opzioni vengono valutate in un contesto di decisione rapida, ripetuta e comparativa – sottolinea l'esperta – quando una persona vede molti profili, non sta semplicemente scegliendo tra tante alternative. Sta compiendo una serie di micro-decisioni sequenziali basate su informazioni frammentarie." Ogni nuovo profilo non viene giudicato in assoluto, ma in relazione ai precedenti e ai successivi.

Proprio in questa dinamica interviene un meccanismo classico della psicologia della decisione: "Quando le alternative sono numerose, cresce la sensazione che la scelta possa essere fatta prematuramente”, spiega Scaffidi Abbate. Ecco perché, sebbene le opzioni aumentino, le accettazioni diminuiscono. Non necessariamente perché i profili piacciono meno, ma perché la presenza di molte alternative mantiene una modalità mentale di ricerca continua.

Questa logica è particolarmente marcata in chi è caratterizzato da quello che in psicologia della personalità è definito maximizing - cioè l'orientamento a trovare l'opzione migliore possibile. "I massimizzatori tendono a confrontare di più, interrompono meno la ricerca, e percepiscono come rischiosa qualsiasi scelta definitiva," spiega Scaffidi Abbate. "Le dating app favoriscono proprio questo stile decisionale, amplificandolo ancora di più."

La velocità della decisione influisce più dell'abbondanza

Se il paradosso della scelta offre una lente interessante, il risultato più affascinante dello studio riguarda l'impatto sull'autostima degli utenti. "Qui sta il dato teoricamente più interessante," nota Scaffidi Abbate. "Non è l'abbondanza di profili a incidere direttamente sull'autostima. È il modo di decidere che incide sull'autostima - specificatamente, la modalità decisionale orientata all'azione rapida, intuitiva, veloce."

In altre parole: rifiutare qualcuno a causa di criteri oggettivi (incompatibilità di interessi, di valori) non ferisce quanto rifiutare perché "semplicemente non ho sentito una scintilla." Nel primo caso, puoi dire al tuo sé "era una questione di compatibilità". Nel secondo, la pressione ricade tutta sulla persona che sei.

Il confronto sociale implicito nelle app

Inoltre l'utente non valuta soltanto i potenziali partner. Ecco il quadro: mentre scrolli per trovare la persona giusta, il tuo cervello sta anche calibrando il tuo valore sul mercato degli appuntamenti. Non è un processo consapevole, ma è costante. E questo può erodere l'autostima anche senza fallimenti relazionali espliciti.

Quando la psicologia incontra l'algoritmo

Quello che la ricerca pubblicata su Media Psychology ha permesso di esplorare è il cortocircuito tra quello che sappiamo di noi stessi e quello che comunichiamo attraverso un profilo costruito a tavolino. Una foto perfetta, spesso migliorata coi filtri, una bio spiritosa, due aggettivi che non ti descrivono mai completamente. E poi? Lo swipe ti dirà se sei stato convincente, come se la ricerca dell'amore fosse un test di marketing.

Il risvolto interessante è che questa generazione - quella che preferisce scrollare a conoscere, che misura il valore di una relazione dalla compatibilità della bio - non è stupida. Semplicemente, ha imparato a giocare con strumenti diversi. E come tutti gli strumenti, le dating app hanno il loro modo di plasmare chi le usa. La ricerca non propone risposte facili. Quello che suggerisce è consapevolezza: sapere che dietro ogni swipe c'è una psicologia, dietro ogni scelta c'è un meccanismo disegnato da altri.

Forse - solo forse - di tanto in tanto, sarebbe bello ricordare che le persone vere, quelle senza filtri, quelle che non sapevano di dover essere "interessanti", sono ancora lì fuori. Semplicemente non stanno scrollando. Stanno vivendo.