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“Ora che abbiamo scoperto come avanza il cancro possiamo individuare il suo punto debole”

Un'immagine dell'architettura delle metastasi 

La svolta da uno studio italiano che rivela come le metastasi non siano cellule impazzite ma si sviluppino come un embrione, pianificando ogni passo. Così mostrando la loro vulnerabilità. Abbiamo intervistato il coordinatore, Stefano Piccolo

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Per tantissimo tempo abbiamo immaginato le metastasi come un’esplosione caotica: cellule impazzite che si staccano dal tumore originario e si disperdono nel corpo come detriti dopo uno schianto. Ma la realtà, osservata oggi per la prima volta in tre dimensioni, è molto più complessa e, per certi versi, affascinante. Il cancro non improvvisa, ma costruisce. Uno studio rivoluzionario condotto dall'Università di Padova, dall'Istituto Oncologico del Veneto e dell'Istituto AIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) ha rivelato che il tumore al seno metastatico segue un piano architettonico preciso, un vero e proprio "cantiere biologico" che ricalca i processi più sacri della vita: quelli dello sviluppo embrionale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell, fa parte del programma Airc 5x1000 dal titolo "La Metastasi come malattia meccanica", coordinato da Stefano Piccolo del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dell'IFOM.

Una rete di cordoni

Fino ad oggi, la ricerca ha studiato il cancro principalmente in due dimensioni, osservando sottili fettine di tessuto al microscopio. "Abbracciare la terza dimensione è un cambio di prospettiva non solo tecnico, ma porta con sé una visione radicalmente nuova della malattia e possibilità di intervento finora impensabili da una prospettiva esclusivamente piatta", spiega Stefano Piccolo. Attraverso tecnologie d'avanguardia che rendono gli organi trasparenti, i ricercatori hanno scoperto che la metastasi cresce come una delicata rete di cordoni cellulari. Simili alle radici di una pianta, questi cordoni si allungano e si ramificano in una struttura aperta e ordinata.

Geni architetto

Il tumore non inventa nulla di nuovo: "ruba" un programma antico, quello che permette a un embrione di costruire organi e tessuti. I "capomastri" di questo cantiere sono i geni ETV, interruttori molecolari che indicano alle cellule come organizzarsi nello spazio. Secondo Piccolo, questa scoperta apre un orizzonte vastissimo. "La nostra scoperta riguarda la riattivazione di progetti embrionali", spiega. "Il progetto architettonico non è inventato, ma è rubato dai programmi di sviluppo embrionale con cui si costruiscono le ghiandole colpite, e che hanno tutta una loro necessità di segnali, contro-segnali, un mondo ambientale che permette a queste strutture di crescere interagendo tra di loro e con l’ambiente. È un concerto: la musica di questo concerto l’abbiamo imparata da anni di ricerca di base in embriologia o biologia dello sviluppo. Adesso possiamo utilizzare quella conoscenza per individuare nuove vulnerabilità nel microambiente: non solo immunoterapia, ma andare a colpire i geni costruttori".

Il tallone d’Achille

Se esiste un disegno, esiste dunque un punto di cedimento. Lo studio ha dimostrato che bloccando specifici segnali molecolari, come il fattore di crescita FGF (essenziale per creare strutture ramificate), la metastasi non riesce più a edificare la sua rete letale. Senza il "progetto", le cellule tumorali restano isolate e perdono la loro pericolosità. Questa visione strutturale potrebbe non limitarsi al tumore al seno. "Crediamo che questo tipo di struttura possa essere condivisa da altri tipi di tumore - sottolinea Piccolo - che si sviluppano in ghiandole che seguono lo stesso tipo di crescita: per esempio, tumore alla prostata, al polmone e carcinoma pancreatico. Si tratta veramente di un piano costruttivo che non è mai stato spiato prima, un territorio ancora poco esplorato della tridimensionalità del cancro".

Il cancro mostra la sua vulnerabilità

Siamo di fronte a un terzo pilastro della lotta al cancro. "Il pensare il cancro come malattia genetica ci ha fornito le terapie mirate; pensarlo come tessuto ci ha dato la immunoterapia; pensarlo adesso come entità tridimensionale molto strutturata rivela livelli di organizzazione e quindi di vulnerabilità che prima erano inimmaginabili", sottolinea Piccolo. Grazie a questa ricerca, la fase più letale della malattia — responsabile del 90% dei decessi oncologici — non è più un caos indecifrabile, ma una struttura che, un giorno non lontano, sapremo come smontare.