Lo psichiatra Mencacci: “Trump non è pazzo, la sua è una strategia politica”
di Valeria PiniGli atteggiamenti del presidente Usa preoccupano gli americani e il mondo. E c’è chi fa già diagnosi psichiatriche parlando di un problema di salute mentale. Ma è veramente cosi?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump preoccupa sempre più gli americani e il mondo intero. Comportamenti a dir poco bizzarri e messaggi retorici alimentano il dibattito sul suo equilibrio psichico, sulla possibilità che sia "furbo come una volpe" oppure "soltanto pazzo". Non è la prima volta che la salute mentale di un presidente statunitense viene presa in considerazione. Qualche anno fa era accaduto a Joe Biden, dopo il disastroso dibattito proprio contro Trump. Prima ancora Abraham Lincoln aveva sofferto di depressione e Ronald Reagan, nel finire della sua presidenza, sembrava accusare le difficoltà del principio di Alzheimer, ammesso anni dopo. Ora a preoccupare è il tycoon, apparso di recente sempre più senza freni. Claudio Mencacci, psichiatra, e co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) e direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, studia da tempo i comportamenti del presidente statunitense, anche se tiene a precisare che non è possibile fare diagnosi a distanza, senza incontrare il paziente. Quindi risulta difficile stabilire se Trump abbia o meno una patologia psichiatrica. Anche se la tesi della follia non lo convince.
Professor Mencacci, siamo rimasti senza parole di fronte alle recenti esternazioni di Trump. Ma, a suo parere, è impazzito o semplicemente furbo?
"Siamo tutti spaventati dalla sua narrazione sul suo io, perché non eravamo abituati a vedere una iper polarizzazione del potere. La sua comunicazione non è empatica, perché non ascolta gli altri.È spesso conflittuale. Nel suo messaggio rende fragile la solidarietà fra persone. Ma non è pazzo, racconta solo un mondo che era già descritto nel film The Aprendice- Alle origini di Trump del 2024”.
Cosa pensa delle diagnosi che circolano sul suo conto?
"Questa spinta a fare diagnosi a Trump è pericolosa, perché tendiamo a giustificare i suoi comportamenti. La chiave di lettura non stigmatizza quello che fa ma sembra giustificarlo. Prima di Caligola e anche dopo abbiamo già incontrato problemi di salute mentale nella storia. Ma credo che quella di Trump sia una strategia. Fra l’ipotesi che sia pazzo o furbo, sceglierei la seconda”.
Si è parlato anche di narcisismo maligno
“Si tratta di una diagnosi che non esiste in campo psichiatrico, esiste invece il disturbo narcisistico della personalità e il disturbo antisociale di personalità. Il narcisismo maligno fu un tentativo di Erich Fromm, negli anni ‘60, di mettere insieme questi due disturbi ma questo termine non è entrato nel DSM5TR, ilManuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. La difficoltà è comprendere i comportamenti di Trump. La ‘strategia del pazzo’ era stata già messa a punto dal presidente Nixon. Aveva obiettivi chiari e la sua era una strategia politica. Era impulsivo e imprevedibile e alternava minacce ad azioni concrete. Tutto questo può fare danni”.
Trump ha diffuso anche immagini che sono fuori dalla realtà, in cui si rappresenta come colui che ‘salva’ tutti. Cosa ne pensa?
"Questi atteggiamenti sono legati al solipsismo. Il solipsismo è un modello comportamentale, non patologico, quindi, che fa riferimento a tratti come l’incapacità di conformarsi alle regole, il disprezzo delle norme sociali, la tendenza alla menzogna, l’irritabilità, la mancanza di empatia e di rimorso, tutti elementi ampiamente descritti nella letteratura psichiatrica. Siamo in presenza di quella che possiamo definire una cecità emotiva. Trump vede la realtà solo attraverso di sé e si considera un ‘creatore’ generoso. Non riconosce l’autonomia dell’altro. Sono caratteristiche che, se osservate nella gestione di un potere senza limiti, assumono un peso completamente diverso rispetto alla vita privata”.
Questa situazione può degenerare?
"Sì, la degenerazione del solipsismo non tiene conto delle azioni che vengono compiute. Aumenta il livello di disinibizione. Non si vede l’altro, non si considerano i sentimenti altrui e si creano danni agli altri”.
Trump non è più giovane. Questo problema può peggiorare con l’età?
“Qualche elemento di discontrollo delle emozioni aumenta con l’età e lo possiamo già vedere in alcuni comportamenti del presidente Usa.
Comunque, non va persa la sua strategia che lo porta sempre sulla soglia di un burrone, finendo però per salvarlo all’ultimo. La sua è una strategia per raggiungere i suoi obiettivi”.
Perché Trump riesce comunque ancora ad affascinare molte persone?
"Quelle come la sua sono personalità divisive ma assertive. Utilizzano un linguaggio semplice che coinvolge tutti e sprigiona potere. Trump affascina, perché ci si sente protetti ma la vera democrazia vuol dire dibattito e confronto”.