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Guerra in Iran, allarme elio: manca il combustibile per le nostre risonanze magnetiche

(Foto Getty) 

Potrebbero allungarsi le liste d’attesa e aumentare i costi di molti esami medici. L’elio è un gas molto utilizzato e prezioso in ambito medico. E, a causa del conflitto, il Qatar, principale produttore al mondo, ha deciso di fermarne la produzione.

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Non è solo questione di prezzi dell’energia e della benzina che schizzano verso l’alto con numerose conseguenze sul caro vita. Nelle prossime settimane il conflitto in Medioriente, innescato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, potrebbe avere ricadute anche sulla nostra sanità. Ad esempio, facendo aumentare le liste d’attesa e i costi di una risonanza magnetica ma anche quelli di qualunque altro esame che richieda l’uso di microchip, ovvero di un computer: dunque una lunga lista di prestazioni, che va da una semplice ecografia a una mammografia e molto altro.

Il Qatar ferma la produzione

Questo perché l’elio, gas preziosissimo in ambito sanitario, per le sue proprietà uniche come il fatto di essere chimicamente inerte o la sua capacità di restare liquido a temperature bassissime (-269 gradi centigradi), ha subito tagli pesanti alla produzione da quando è iniziata la guerra e ha già registrato notevoli aumenti di prezzo, addirittura il doppio per il prezzo spot. Dopo gli attacchi iraniani alle sue strutture produttive, il Qatar, principale produttore al mondo di elio con 63 milioni di metri cubi, circa un terzo dei 190 estratti complessivamente, a inizio marzo, ha infatti deciso di fermarne la produzione.

Danni per 20 miliardi

I danni stimati sono di circa 20 miliardi di dollari e si calcola che ci vorranno dai 3 ai 5 anni per tornare ai livelli di produzione precedenti. Circostanza alla quale si uniscono anche la chiusura dello stretto di Hormuz e il conflitto russo-ucraino, dato che anche la Russia è tra i pochi estrattori e produttori di elio, assieme a Stati Uniti e Algeria.

Ma che utilizzi ha l’elio nei nostri ospedali? “L’elio è fondamentale nella risonanza magnetica perché serve a raffreddare il magnete e a mantenerlo stabile, condizione essenziale per ottenere immagini precise e affidabili. Senza elio, il sistema perde stabilità, la qualità delle immagini peggiora, gli esami diventano meno affidabili e la macchina può fermarsi, causando ritardi nelle diagnosi” spiega Nicoletta Gandolfo, presidente della società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm). Ma l’impiego di questo gas nobile in sanità non riguarda solo le RM, è molto più ampio.

“L’elio serve per diverse tecnologie mediche e industriali avanzate - dice Gandolfo - ad esempio, nei magneti degli acceleratori per la radioterapia, in alcune apparecchiature di medicina nucleare e nell’industria dei semiconduttori, dove aiuta a mantenere condizioni estremamente stabili durante la produzione dei microchip”.

Gli esami medici

Tutti gli esami sanitari, insomma, passano da un computer, pensiamo a un’ecografia, alla chirurgia robotica o alle strumentazioni dotate di intelligenza artificiale sempre più utilizzate negli ospedali. Gli ultimi dati relativi alla domanda globale di elio del 2021 ci dicono che per il 25% arriva dall’elettronica e per il 23%, quasi alla pari, dalla sanità. “Nessun allarmismo” – precisa la presidente di Sirm - “al momento il sistema tiene, grazie alle scorte accumulate negli ospedali e al fatto che ormai da tempo esistono sistemi di recupero e ricondensazione dell’elio ma in futuro potrebbero sicuramente registrarsi aumenti di costi nella manutenzione delle strumentazioni e nel costo stesso dei dispositivi”.

I costi per gli utenti

E naturalmente, se aumentassero i costi per il Servizio Sanitario Nazionale non sarebbe difficile aspettarsi anche un aumento dei costi per l’utente finale. Dalla Città della Salute e della Scienza di Torino il direttore del Dipartimento di Radiodiagnostica per immagini e radiologia interventistica conferma: “Al momento non registriamo alcun problema, noi usiamo l’elio essenzialmente per raffreddare i magneti delle risonanze magnetiche, che sono perlopiù a circuito chiuso. I nostri macchinari non hanno quindi bisogno di grandi rifornimenti. Paradossalmente – aggiunge Fonio - temiamo di più che la crisi attuale, mettendo a rischio i trasporti, causi qualche problema sulle forniture dei mezzi di contrasto utili per gli esami di risonanza magnetica, come il gadolinio, una terra rara che si estrae in Oriente, soprattutto in Cina”.

Nuovi dispositivi di risonanza magnetica senza elio

Va detto tuttavia che, fortunatamente, la tecnologia delle apparecchiature mediche è ormai sempre più avanzata. Esistono nuovi dispositivi di risonanza magnetica in grado di funzionare quasi senza elio. Se, infatti, nelle macchine tradizionali, ne servono fino a 1500 litri, nei sistemi di ultima generazione come BlueSeal ne bastano solamente 7.

Inoltre, grazie alla progettazione di un nuovo magnete e al fatto che l’elio viene contenuto in un circuito chiuso, si riducono anche i rischi di “quench” prolungati, quando cioè a causa di un cattivo raffreddamento il gas evapora e il sistema si ferma. Certamente però, cambiare il “parco macchine” negli ospedali, soprattutto i più piccoli, richiederà del tempo, mentre la crisi dell’elio è già qui. Tutto dipenderà anche dalla durata del conflitto e dal conseguente fermo produttivo.

Impianti danneggiati

Secondo la società di ricerca economico-finanziaria americana Yardeni Research, le riparazioni degli impianti colpiti dai droni richiederanno anni e, una volta terminata la guerra, le esportazioni annuali di elio dal Qatar si ridurranno del 14%. Dal 2006 si sono già registrate cinque crisi legate alla produzione di elio ma questa sembra essere la più preoccupante.

“Le crisi dell’elio sono cicliche e legate a pochi grandi produttori. Quella recente è sicuramente tra le più serie, ma è difficile dire ora se sarà la più grave. Diciamo che evidenzia soprattutto un problema strutturale: l’elio è una risorsa limitata e difficile da sostituire, quindi anche piccoli shock possono avere effetti globali”, conclude Nicoletta Gandolfo, presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm). L’elio infatti impiega milioni di anni per formarsi sottoterra perché deriva dal decadimento radioattivo di elementi come uranio e torio ed è un gas leggerissimo che si disperde facilmente nell’atmosfera e poi nello spazio, per sempre. Inafferrabile, proprio come i palloncini colorati dei bambini che lo contengono.