Meno aggressivi e più attenti alla cura del neonato, così la paternità cambia il cervello dei maschi
di Valeria PiniLa scienza ‘fotografa’ l’evoluzione dell’istinto paterno. Una questione di neuroni e ormoni
Maschi ma anche padri. Sono sempre di più gli uomini che si prendono cura dei figli piccoli. Si alzano in piena notte quando il pargolo piange, preparano i biberon e lo cullano per farlo riaddormentare. Ma come cambia il loro cervello quando nasce un figlio? Sull’argomento esistono diversi studi scientifici descritti dalla ricercatrice Sarah Blaffer Hrdy in Father Time (Il tempo dei padri). Hrdy parla di un’inclinazione alla protezione del neonato, molto simile a quella delle madri.
Il padre premuroso
Un primo dato, ricorda Hrdy intervistata dalla Bbc, è che quando sia madre che padre tengono in braccio i bambini si alza il livello dell’ossitocina e della prolattina: ormoni che infondono una sensazione piacevole e rinsaldano il legame affettivo con il piccolo.
"Le evidenze scientifiche indicano con chiarezza che diventare padre non è solo un evento sociale o culturale, ma anche un processo biologico e psicologico profondo. Cambiamenti ormonali e modificazioni nei circuiti cerebrali accompagnano l’uomo verso una maggiore capacità di accudimento, empatia e coinvolgimento”, spiega Antonio Vita, presidente della Società di Psichiatria e Ordinario di Psichiatria all’Università di Brescia.
Calo del testosterone
Secondo uno studio canadese, i padri hanno un livello di testosterone più basso rispetto agli uomini senza figli. E meno ne hanno più tendono a essere coinvolti nella cura di neonati e bambini piccoli. Una ricerca dell'Università di Emory, negli Stati Uniti, segnala che testosterone e vasopressina (ndr.un ormone coinvolto nell'aggressività fra maschi negli animali) calano già a quattro mesi dal concepimento. Inoltre, i papà che dedicano più tempo ai bimbi hanno livelli alti dell’ormone dell’amore, l’ossitocina. Un cambiamento che emerge anche quando tengono per la prima volta il neonato in braccio.
"La ricerca scientifica mostra che il coinvolgimento attivo fin dalle prime fasi, già durante la gravidanza, ha effetti positivi concreti: migliora il benessere della madre, rafforza il legame familiare e contribuisce allo sviluppo psicofisico del bambino. Tutto ciò va evidenziandosi maggiormente in quelle società in cui viene richiesto un ruolo più attivo da parte dei padri, anche con la divisione di compiti, ovviamente non tutti del tutto intercambiabili. La paternità, dunque, non è un ruolo accessorio, ma una dimensione fondamentale della salute mentale e relazionale della famiglia”, aggiunge Vita.
Il ruolo del padre
Alcuni ricercatori hanno paragonato questa transizione alla paternità con l’adolescenza, un’altra fase critica dello sviluppo in cui il nostro cervello deve adattarsi a nuove sfide, stimoli e idee. Gli uomini che sentono un legame maggiore con il nascituro o che pianificano di prendere più congedo parentale, presentano cambiamenti maggiori nel cervello. Un fenomeno da tempo osservato nelle madri. Secondo una ricerca del Gregorio Marañón Health Research Institute di Madrid, due o tre mesi dopo il parto, diverse regioni della corteccia cerebrale della mamma sono del 2% più piccole rispetto a prima del concepimento. Un dato che predice la forza dell’attaccamento della madre al suo bambino, suggerendo che la gravidanza prepara il cervello alla genitorialità. Secondo altri studi l’istinto materno è invece un meccanismo motivazionale che può essere indotto o cancellato dalle circostanze.
L’accudimento materno
Ma torniamo agli uomini: questa volontà di partecipare alla nascita e alla crescita del figlio può essere paragonata al ruolo materno? "Gli studi sul cervello paterno segnalano più un’immedesimazione nel ruolo che un vero attaccamento. L’attaccamento primario della madre non è mai stato messo in discussione mentre tanti studi sui padri non sono riusciti a dimostrare se sia possibile parlare di attaccamento. Non dobbiamo dimenticare che nella pancia della mamma si creano delle neuro sintonizzazioni con il figlio. C’è una comunicazione fra mamma e figlio anche dopo la nascita e tutto questo permette processi comunicativi telepatici”, spiega Daniele Novara, fondatore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti e autore del libro: Il papà peluche non serve a nulla (Bur).
I genitori
Resta da capire sei i ruoli fra i genitori sono intercambiabili? “Non si può seguire la moda del 50% a ognuno. Nel primo anno di vita il ruolo della madre è insostituibile. Il tempo della mamma è la prima infanzia, quello del padre è l’adolescenza. Quando nasce un bimbo, –conclude Novara – il padre deve aiutare la compagna nelle incombenze quotidiane così da darle tempo di dedicarsi all’attaccamento primario del figlio. Certo, non è male avere dei papà che cambiano i pannolini, ma non basta: in alleanza con le madri devono offrire al figlio o alla figlia la possibilità di affrontare le sfide della vita con i basilari educativi adeguati alle varie fasi di crescita. Le funzioni paterne si muovono su due versanti: contenere, fissare il limite, e dare quel coraggio che permette di prendere il largo”.