Garlasco: la difesa chiede il profilo personologico di Andrea Sempio, di che cosa si tratta
di Valeria PiniAffidato a uno psicoterapeuta un incarico per una consulenza sulla personalità. Gli esperti: “Spesso è il primo passo per richiedere una consulenza psichiatrica e puntare quindi sull’incapacità di intendere e volere”
Il caso Garlasco si concentra sempre di più sulla figura di Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi nella nuova indagine della procura di Pavia. La sua difesa ha conferito incarico a uno psicoterapeuta di redigere una consulenza personologica.
Sempio verrà sottoposto ai “canonici test usualmente utilizzati” e a colloqui clinici, fasi necessarie in ambito psicologico, clinico, forense e investigativo per individuare punti di forza, fragilità, tratti di personalità e potenziali disfunzioni.
Cos’è il profilo personologico
Ma di che cosa si parla esattamente? Vengono valutate in modo sintetico e strutturato le caratteristiche psicologiche, emotive, cognitive e comportamentali di una persona. Spesso è il primo passo per richiedere una consulenza psichiatrica e puntare quindi sull’incapacità di intendere e volere.
"Una richiesta come questa fatta dalla difesa di Andrea Sempio è irrituale – spiega il professor Eugenio Aguglia, copresidente della Società italiana di Psichiatria e psicopatologia Forense – perché in genere nei processi viene richiesta la consulenza psichiatrica che comprende, come fase preliminare, anche quella personologica o psicologica. Nella prima parte della consulenza psichiatrica, si valuta la struttura di personalità del soggetto, cercando di capire come vive il rapporto con sé stesso, con la famiglia e con il cotesto sociale. Si cerca di capire se è introverso o meno, se è depresso”.
L’identikit
Un profilo che cerca quindi di fotografare l’individuo in ogni suo aspetto per fare emergere un identikit dettagliato dei suoi comportamenti e delle sue caratteristiche. “Si descrive il profilo della personalità dell’imputato: se si tratta di una persona che rientra nella normalità o se ci sono elementi indicativi di un malessere che si porta dentro. Parliamo di una sofferenza che può essere collegata ad alcuni comportamenti ‘anomali’. Se, ad esempio, un ragazzo vive scene di violenza domestica può decidere di andare via di casa oppure resta in silenzio e nasconde questo dolore. In questo caso, a volte, può covare una forte rabbia che può decidere di sfogare sugli altri, diventando violento”.
La patologia psichiatrica
Ma un comportamento violento o ‘anomalo’ non è sempre espressione di un problema psichiatrico. Occorre quindi stabilire se queste caratteristiche siano o meno collegate a una patologia psichiatrica. “Il profilo personologico dell’imputato – conclude Aguglia – non è sufficiente in ambito forense e va valutato in un secondo momento se si è in presenza di una patologia psichiatrica. E in genere, dopo aver chiesto questo profilo, si chiede sempre la perizia psichiatrica, lo strumento utilizzato in ambito penale al fine di valutare la capacità di intendere e di volere di un individuo. A mio avviso, la consulenza andrà integrata per valutare anche gli aspetti di personalità e il funzionamento psicologico dell’individuo, in modo da definire se sono presenti patologie psichiatriche. In quest’ultimo caso, ci sarebbe il vantaggio di rincorrere alla potenziale incapacità di intendere e volere al momento del fatto con conseguente diminuzione della pena”.
I rischi
In questo caso, il profilo personologico è stato richiesto dai legali di Sempio. Va detto che la consulenza personologica non è ammessa in ambito penale su richiesta del giudice come strumento autonomo di accertamento. Anche perché presenta dei limiti per l’imputato. “Da tempo, in ambito forense, è aperto il dibattito sulla possibile introduzione di una indagine personologica/psicologica durante la fase di cognizione del processo (ndr. attività giurisdizionale diretta ad accertare la responsabilità dell'imputato) – spiega Liana Lorettu, copresidente della Società italiana di Psichiatria e psicopatologia Forense – . Ma a oggi questa possibilità è esclusa per due motivi. Il primo è che gli strumenti di valutazione non sono oggettivi. E poi, c’è il rischio che venga utilizzata come prova o fonte di prova, con la probabilità di attribuire una possibile responsabilità ad un individuo, non sulla base di prove concrete, ma sulla base di aspetti di personalità. Possono emergere aspetti che sono a discapito dell’imputato anche se è innocente. Per questo motivo, l’introduzione di una perizia psicologica in ambito penale è considerata fortemente problematica e pericolosa per l’imputato”.