Alzheimer, le 14 mosse per prevenire la malattia
di Donatella ZorzettoIn Italia questa patologia coinvolge 600.000 persone e a livello globale tra i 40 e i 55 milioni. I consigli del professor Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell'Irccs San Raffaele di Roma
Partendo dai primi segnali, passare per i sintomi, per arrivare a come arginarli, sapendo che il percorso è tortuoso e ingannevole. Parliamo di Alzheimer, prima tra le demenze, con il bagaglio di disagi e paure che genera. Proprio di questa malattia che in Italia tiene in scacco oltre 600.000 persone (circa il 60% dei casi totali di demenza, con 65.000 nuovi casi ogni anno) e a livello globale tra i 40 e i 55 milioni, parla il nuovo libro “La memoria Fragile - Viaggio al centro dell’Alzheimer” (ed.Mondadori ) del professor Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell'Irccs San Raffaele di Roma, saggio in uscita il 26 maggio e i cui introiti saranno devoluti alle attività di ricerca del San Raffaele. “Perché l’ho scritto? Sentivo l’urgenza di provare a chiarire e definire la ’galassia demenza’ sulla base di concetti e nozioni clinici e scientifici - spiega Rossini -. Sfatando convincimenti erronei che ancora si annidano in tanti, medici inclusi (per esempio, ’che vuoi, oramai ha 80 anni è normale che si sia un poco rimbambita o rimbambito’).
Ma che cos’è l’Alzheimer?
La domanda non è retorica. Siamo abituati a citare la malattia di Alzheimer talvolta a sproposito, ma quando dobbiamo definirla, comprenderla bene, scopriamo quanto rappresenti una realtà complessa. Lo spiega Rossini nel suo saggio posando lo sguardo sul nostro cervello: “Grazie a un continuo scambio elettrochimico, miliardi di neuroni si tengono costantemente in comunicazione, con un flusso ininterrotto di informazioni e di stimoli che vengono processati e vanno incontro, alla fine, a una sintesi che porta a una certa decisione o a un certo comportamento, permettendo al cervello di funzionare e di elaborare ogni nostra esperienza – illustra -. Le fessure dove si localizzano i punti di contatto tra i neuroni (le sinapsi) sono fondamentali per il corretto passaggio di informazioni che in ogni istante attraversano un cervello in buona salute. Pertanto, non deve sorprendere che proprio queste siano uno degli elementi colpiti da diverse malattie del sistema nervoso centrale, per esempio molte patologie neurodegenerative”.
Ma con l’avanzare dell’età questo processo si inceppa: “A lungo andare il cervello aumenta di volume ma, contestualmente, va incontro a una sorta di ’selezione naturale interna’ - precisa l’autore -. Molti neuroni, sinapsi e reti neurali che non vengono usati o che risultano in eccesso sono lentamente eliminati o silenziati: i primi scompaiono del tutto, mentre i secondi rimangono in una specie di letargo per risvegliarsi anche dopo decenni se chiamati in causa per sostituire , vicariare, neuroni e circuiti danneggiati da un evento acuto (per esempio, un trauma, un ictus) o da una lenta degenerazione (per esempio, malattie come il Parkinson e l’Alzheimer).
I 14 punti ai quali fare attenzione
In questa situazione possiamo entrare a piè pari se ci troviamo a contatto con uno o più dei cosiddetti ’fattori di rischio’, che Rossini elenca e illustra in 14 punti.
1 - Basso livello di attività cognitiva: l’istruzione insufficiente spesso, ma non sempre, si associa a un minore volume quotidiano di attività cognitiva che comporta un rischio maggiore di demenza.
2 -Deficit sensoriali: la difficoltà uditiva può contribuire all’isolamento dagli stimoli provenienti dall’ambiente e quindi al declino cognitivo.
3 - Ipertensione: la pressione alta è un fattore di rischio significativo.
4 - Fumo: il fumo di sigaretta è collegato a un aumento del rischio di demenza.
5 - Obesità: l’eccesso di peso, in particolare in età adulta, è un fattore di rischio.
6 - Depressione: la depressione non trattata può aumentare la probabilità di sviluppare la malattia.
7 - Inattività fisica: la mancanza di esercizio fisico quotidiano o l’eccessiva sedentarietà sono associati a un rischio maggiore.
8 - Diabete: il tipo 2 è un fattore di rischio noto.
9 - Abuso di alcol: un consumo eccessivo di alcol può con tribuire al declino cognitivo.
10 - Traumi cranici: quelli maggiori, che abbiano comportato contusione o commozione cerebrale, possono aumentare il rischio di demenza.
11 - Inquinamento: l’esposizione all’inquinamento ambientale è un fattore di rischio significativo.
12 - Isolamento sociale: la solitudine e l’isolamento possono influenzare negativamente la salute cognitiva.
13. Colesterolo alto: livelli elevati di colesterolo sono associati a un rischio maggiore di demenza.
14. Perdita della vista: problemi visivi non trattati possono contribuire al declino cognitivo.
Come intervenire contro le demenze
Rossini, che da molti anni lavora in prima linea contro la demenza, sottolinea: “Ho visto piccoli ma costanti e significativi avanzamenti nella diagnosi e nella cura e riabilitazione. Già oggi molti malati che hanno ricevuto una pronta diagnosi hanno modificato il loro stile di vita per favorire i fattori di resilienza e minimizzare quelli di rischio e hanno iniziato una terapia tempestiva, presentano un decorso della malattia più morbido e meno devastante”.
“Proprio in questi mesi si sta aprendo anche nel nostro Paese un nuovo capitolo con i nuovi farmaci e con le nuove metodiche di stimolazione del cervello - aggiunge -. Non sono certo la soluzione definitiva, ma rappresentano sicuramente un aiuto. Come spesso è accaduto in medicina negli ultimi decenni, quando si apre uno spiraglio con farmaci efficaci, poi ne seguono sempre di migliori. A differenza di altre malattie, la diagnosi di una qualche forma di demenza non è né facile né immediatamente applicabile proprio a causa della difficoltà di distinguere tra un invecchiamento fisiologico, cioè normale, del cervello e uno patologico. La valutazione neuropsicologica rimane una colonna por tante dell’iter diagnostico e prognostico delle varie forme di demenza. Permette un’attenta e approfondita indagine di processi cognitivi, comportamentali e funzionali. Lo scopo dei test neuropsicologici è quello di identificare eventuali deficit nel funzionamento cognitivo dell’individuo, nonché di giungere a una diagnosi di patologia più accurata possibile”.
Si può fare prevenzione
Ma è possibile muoversi in anticipo, così da rallentare almeno l’avanzare di una malattia che spesso non perdona? Secondo l’autore sì. E si può fare in questo modo. “Bisogna puntare su un’educazione di qualità: promuovere l’istruzione fin dall’infanzia e una continua attività cognitiva nel corso della vita - evidenzia -. È necessario Intervenire con il trattamento dei deficit sensoriali (udito e vista), ossia fornire apparecchi acustici a chi ha problemi uditivi e correggere i deficit visivi adeguatamente. In terzo luogo è importante controllare la pressione sanguigna: monitorare e gestire l’ipertensione”. “Oltre a questo è di grande importanza la promozione di uno stile di vita sano: incoraggiare l’attività fisica regolare e una dieta equilibrata - conclude Rossini –. Infine c’è la questione delle relazioni sociali: bisogna cercare di creare comunità con l’obiettivo di ridurre l’isolamento. Pure questa azione può allontanare l’Alzheimer dal nostro cervello”.