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Le ferite invisibili di Smeralda: la violenza domestica secondo Zerocalcare

Smeralda e Zerocalcare nella serie Due Spicci 

Nella storia di Smeralda esiste solo un prototipo: l’uomo violento che protegge ma che poi aggredisce

4 minuti di lettura

Sembrava uno dei soliti accolli, una di quelle cause perse che ZeroCalcare cerca di rifiutare e finisce per trovarsi appiccato addosso dal senso di colpa. È l’inizio di un dramma. Attenzione, la mia religione personale vieta lo spoiler, il lettore è avvisato, svelerò alcuni elementi della trama di Due Spicci, chi vuole si sottragga alla lettura o la rimandi a dopo la visione. Chi continua sia consapevole delle conseguenze.

È una storia di violenza domestica, uno degli argomenti che inquietano gli animi e li scaldano, mettendo il discorso pubblico in equilibrio carente, carico di angoscia e rabbia e, spesso, privo di quella lucidità e rigore che il tema chiede, per il bene delle vittime attuali e potenziali. La buona narrazione mostra e coinvolge e Due spicci è un dono di chiarezza.

La violenza domestica

La violenza domestica ha cause e forme molteplici e la serie animata ne mostra due, in modo fedele. Il primo riguarda la trama principale. L’accollo si chiama Smeralda, fiamma mai corrisposta del protagonista. Ha sempre scelto uomini violenti, ma questa volta ne ha incontrato uno pericoloso. Sul serio. Ecco, nel dibattito sulle cause è facile trovare la lettura quasi esclusivamente culturale, laddove la letteratura scientifica mostra come emerga da molti fattori: personalità dell’aggressore, contesto sociale, uso di alcool e droghe, dinamiche di coppia in cui di aggressori ce ne sono due e vittime altrettante, la violenza bidirezionale.

La trama ne descrive un tipo, chiarissimo: violenza unidirezionale in cui l’uomo è l’abusante e la donna, Smeralda, è la vittima. Il nome dell’aggressore non lo faccio, non per omertà, ma per fedeltà al mio credo religioso, va bene lo spoiler ma c’è un limite alla trasgressione. Quell’aggressore ha caratteristiche che la letteratura ha descritto con chiarezza ed è forse il sottotipo peggiore: una personalità antisociale, violento non solo in coppia ma nella vita, da bambino, verso i suoi pari, i deboli, gli uomini e i cani. Una personalità del genere non aggredisce la donna, aggredisce in modo predatorio perché è nella sua natura, la partner è solo uno degli oggetti possibili che vuole possedere e contro cui si scaglia se gli sfuggono. Un mafioso di piccolo cabotaggio, cocainomane, pericoloso, fuori controllo. Andando a cercare nel suo passato si troverebbero forse una storia simile, non lo sappiamo, ma la dimensione culturale non ne spiega il comportamento.

Pochi fondi per i centri antiviolenza

È un criminale e come tale va affrontato. Per il bene della società e della vittima. Un altro aspetto il cartone animato mostra: l’insufficienza dei fondi destinati ai centri antiviolenza, è la vittima stessa che lo testimonia, sfiduciata, delusa, rinunciataria. Quanto tempestivamente si può intervenire se mancano soldi, personale, strutture protette da utilizzare all’urgenza. Un buco drammatico che vedi farsi voragine tra una battuta dell’Armadillo (in forma smagliante) e l’altra. E poi un tema delicatissimo ma che l’occhio dello psicologo ha il dovere di mostrare.

Chi lavora nel campo sa benissimo che spesso i problemi che rendono difficile intervenire sono due. Il primo è fermare l’aggressore o, nel caso, la dinamica relazionale. Il secondo è convincere la vittima a tirarsi fuori dalla relazione. Smeralda è tenace nella sua forma di amore malato per un uomo che potrebbe arrivare ad ucciderla. Zero e la cricca di amici fanno di tutto per convincerla ma lei, al momento in cui potrebbe uscirne, fa marcia indietro, lo cerca, lo giustifica, se ne preoccupa anche. Ed è tenace nel prendere la direzione del pericolo.

L’uomo violento

Chi agisce in questo modo è guidato di solito da modelli appresi. Nella storia di Smeralda esiste solo un prototipo: l’uomo violento che aggredisce e l’uomo violento che protegge. Lei si innamora sistematicamente del secondo che poi, secondo un copione già scritto, si trasforma nel primo. Chi pensa che ragionare in questo modo significa incolpare la vittima sbaglia di grosso: chi ha a cuore la salute fisica e psichica delle persone che si trovano in queste condizioni sa che è necessario intervenire per sciogliere i legacci che portano compulsivamente a cercare relazioni che faranno del male e a restarci contro ogni buon senso e istinto di conservazione.

Ricordo una collega che mi raccontò di una donna in pericolo che lei aveva in terapia e che le disse sprezzante: “Dottoressa, che ne sa lei cos’è l’amore?”. Non tornò per la seduta successiva. Ma la trama rivela una seconda forma di violenza, in cui la vita non è a rischio, ma il benessere psichico sì. È di tipo psicologico e riguarda Sara, uno dei personaggi storici delle storie di ZeroCalcare e la sua compagna della vita. Tra un lasciarsi e prendersi, un litigare e ritrovarsi, emerge il controllo coercitivo, lo vedi quando Sara dice a Smeralda dai facciamoci un selfie, però con il quotidiano aperto, che si veda che è fatto oggi, sai, così Stella e tranquilla.

Le liti feroci

Una coppia di litigate feroci e in cui si rompono le finestre. Non si vede altro, qualcuno ha frantumato un vetro, sarà stata Sara o Stella? Altri oggetti sono stati distrutti, altre mani si sono alzate? ZeroCalcare sa di cosa parla, il modo in cui descrive l’imbarazzo di Sara nel chiedere il selfie è descritto così bene, la voglia di proteggere la donna che ama e da cui emotivamente dipende. Difficile che la mano sia così brava a disegnare se l’occhio non ha visto prima. In un dibattito sociale infuocato una storia così è un lenimento: perché per intervenire bisogna leggere i fenomeni. E qui sono descritti bene, almeno alcune forme, perché la violenza ha molte cause e declinazioni, ciò che serve in un caso è inutile in un altro.

Aiutare le vittime

Tenendosi alla serie animata poche cose posso dire: se l’aggressore è un criminale non va rieducato, non servirebbe. Va fermato e messo in condizione di non nuocere. Dove la psicologia non ha potere e dove la società non ha potuto prevenire, per quanto possibile, serve l’intervento della legge.

E vanno aiutate le vittime, con finezza psicologica. Perché un conto è non staccarsi per paura delle conseguenze. Lì ci vuole sostengo sociale e pratico, creare condizioni di sicurezza prima di ieri. Ma quando è in gioco un’attrazione che è figlia della propria storia e che porta verso il violento come se fosse cosparso di miele saporito e velenoso, lì ci vuole preparazione, competenza psicoterapeutica e pazienza. Vale per Smeralda, vale per Sara.

Che ne sarà di Smeralda?

Qual è il destino dei protagonisti di Due spicci? Che ne sarà di Smeralda? Sarà capace di staccarsi dal cuore quella calamita interna che l’attrae verso uomini pericolosi? Che ne sarà del suo aggressore? Verrà fermato dalla giustizia? Accadrà il miracolo della conversione più clamorosa dai tempi dell’Innominato? Oppure? E che ne sarà della relazione sfibrante e tormentata di Sara e Stella? Continueranno a cercarsi e a litigare, a insultarsi e due giorni dopo a mandarsi canzoni d’amore? Altri vetri saranno rotti, altre testimonianze di fedeltà verranno richieste? Non lo dico, ormai il mio orientamento religioso lo conoscete.