Smartworking e salute mentale: secondo uno studio più stress e solitudine. Ma i vantaggi non mancano
di Valeria PiniSecondo una ricerca, pubblicata su Science, spostare le attività lavorative all’interno delle mura domestiche può essere negativo. Un problema soprattutto per chi è in smart ogni giorno. Ma gli esperti ricordano che il lavoro da remoto offre anche aspetti positivi
L’ufficio? A casa. Lunghe giornate collegati al computer, spesso in tuta, senza uscire. Pochi rapporti con i colleghi, salvo qualche telefonata sporadica o una riunione da remoto. Spesso anche la postazione è scomoda, perché ci si adatta a lavorare in cucina o su una scrivania molto piccola. Parliamo di smartworking che ha molti lati positivi ma che ha il difetto di isolare e questo non fa bene. Non va dimenticato infatti che questo tipo di modalità migliora alcuni aspetti organizzativi della vita familiare ed elimina i tempi e i costi legati agli spostamenti.
Lo studio
Da più di cinque anni, complice il Covid, tutto è cambiato. Secondo una ricerca, pubblicata su Science, spostare le attività lavorative all’interno delle mura domestiche ha acuito i problemi di salute mentale. Accade soprattutto a chi sceglie lo smart ogni giorno e alle persone che vivono da sole. La ricerca ha esaminato le ricadute dell’isolamento prolungato tra i lavoratori, analizzando i comportamenti di 568.000 statunitensi. È emerso che su questo campione di individui la scelta di lavorare “collegati” ha aumentato le condizioni di stress, ansia e burn out, spingendo a un maggior numero di richieste di aiuto psicologico e di ricorso a farmaci. Certo, parliamo di mercato del lavoro americano, e forse il paragone con il nostro non regge.
I ricercatori, coordinati da Natalia Emanuel della Federal Reserve Bank di New York, hanno preso in considerazione i dati di cinque analisi nazionali su 568.000 lavoratori. Sono state esaminati periodi precedenti al Covid (2011-2019) e i due anni più critici per i lockdown, dal 2022 al 2024, tralasciando il 2020 e il 2021.
L’isolamento e lo stress
È emerso che chi ha un tipo di professione che si adatta allo smart va incontro a più solitudine e stress rispetto a chi ha impieghi che richiedono la presenza sul posto di lavoro. Inoltre, si è osservato un aumento complessivo del malessere mentale e dell'isolamento sociale in tutta la popolazione, circa un terzo collegato al lavoro da remoto. Infine, chi lavorava in smart è risultato più incline (4,6 punti percentuali) a ricorrere a servizi di supporto alla salute mentale. C’è poi un altro lato negativo dello smartworking analizzato dagli studiosi statunitensi: il fatto che aumentano le piccole incombenze domestiche che si affiancano alla giornata lavorativa.
L'isolamento è risultato particolarmente pesante per chi già viveva solo, anche se, come ammettono i ricercatori, per chi aveva relazioni negative in ufficio, la possibilità di lavorare da remoto è risultata molto positiva. L’impatto è notevole per i giovani e i neoassunti, categorie che potrebbero risentire maggiormente della riduzione delle interazioni in presenza. Per loro il luogo di lavoro rappresenta non solo uno spazio produttivo, ma anche un ambiente di apprendimento e crescita.
La funzione sociale del lavoro
Il lavoro ha una funzione importante nella vita delle persone non solo perché dà autonomia economica ma anche perché permette di incontrare altre persone. Secondo due sociologi dell’università di Yale, Emma Zang e Rourke O'Brien, “losmartworking è la rimozione di un bene sociale che non ha prezzo in quanto struttura il tempo, genera uno scopo condiviso, sostiene il contatto sociale e consolida l'identità collettiva”. Insomma cancellando il lavoro in presenza si finisce per fare a meno anche di una serie di occasioni di incontro. Anche se non dovremmo dimenticare, come ricordano i ricercatori, che la convivenza in ufficio con colleghi con i quali non andiamo d’accordo può generare ansia e stress.
I vantaggi del lavoro da remoto
Soprattutto per chi ha figli piccoli o persone da accudire a casa, l’idea di poter lavorare da remoto alcune volte a settimana è molto preziosa. E poi, restando nel proprio appartamento, si finisce per affrontare meno ore di traffico: questo ha un impatto diretto sullo stress e contribuisce a tutelare l’ambiente.
"Gli studi sugli effetti psicologici dello smartworking sono ancora pochi per potere trarre delle conclusioni definitive, sono troppe le variabili in gioco: molti sono stati condotti in relazione al periodo dei lockdown che aveva condizioni uniche.”, spiega Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta, e cofondatore del Centro di terapia metacognitiva interpersonale, che aggiunge: “Nel complesso potrebbe emergere un quadro articolato. Da un lato c'è il rischio di isolamento sociale, stress legato al telelavoro, disturbi fisici perché a casa le persone non dispongono di materiale ergonomico. Può aumentare conflitti familiari, perché una persona ha bisogno di concentrarsi ma i familiari vedendolo in casa lo percepiscono disponibile. Tra i benefici ci sono aumento delle ore di sonno, riduzione del rischio di malattie infettive, visto il minor tempo passato in spazi chiusi o sui trasporti pubblici, come anche la riduzione delle ore di tempo spese viaggiando. Può aumentare anche il senso di autonomia e libertà, soprattutto in persone per cui l'esigenza di controllo sul proprio tempo è particolarmente importante”.
Quali potrebbero essere allora le soluzioni migliori per utilizzare al meglio il telelavoro? “Credo che sia necessario studiare – conclude Dimaggio – l'impatto di modalità miste, dando alle persone il vincolo di un tempo speso in presenza, e lasciando margini di libertà per parte della settimana. Ipotizzerei che in queste condizioni le persone possano beneficiare di un senso di appartenenza e contatto, specialmente in chi è single e allo stesso tempo mantenere il senso di autonomia, controllo, libertà e di giovarsi del tempo risparmiato da viaggi urbani. Gli esseri umani sono animali sociali e il contatto fisico è un fattore fondamentale che fonda il senso di appartenenza alla comunità, connessione e nutre la mente”.