✕

Bimba di un anno con un tumore fino ai nervi della colonna: operata dopo simulazione in 3D

Un neuroblastoma complesso e un intervento, al Bambino Gesù, che ha utilizzato tecnologia e professionalità diverse per portare a casa il risultato. La piccola paziente è stata dimessa e fa riabilitazione

3 minuti di lettura

Un tumore solido frequente nei bambini, il neuroblastoma. Per giunta complesso, visto che era arrivato a sfiorare uno dei nervi della colonna vertebrale della bimba, di poco più di un anno, nervo che controlla i movimenti di una gamba. Dall’altro lato tecnologia, professionalità, équipe chirurgica che ha provato l’intervento in simulazione, per diminuire drasticamente la possibilità di errori, l’idea di un accesso operatorio insolito, dalla schiena anziché dall’addome, e un continuo monitoraggio per verificare la funzionalità dei nervi. Oltre che una strategia anestesiologica particolare.

La massa arrivava al canale vertebrale

La storia dell’intervento a lieto fine è avvenuta all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e ha coinvolto chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti. La bambina aveva una massa tumorale che si era estesa nel canale vertebrale, lo spazio all’interno delle vertebre in cui ci sono il midollo spinale e le radici nervose, arrivando a comprimere uno dei nervi che controllano il movimento della gamba. Per asportare completamente il tumore senza compromettere la funzione, gli specialisti hanno pianificato l’intervento con simulazioni tridimensionali e scelto un accesso chirurgico dalla schiena invece del tradizionale accesso addominale. Durante l’operazione il sistema nervoso è stato monitorato in tempo reale grazie al monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio e a una strategia anestesiologica specificamente calibrata per mantenere attivi i segnali nervosi.

Una pianificazione complessa

Dopo la biopsia diagnostica e il trattamento chemioterapico previsto dai protocolli, la riduzione della massa tumorale ha consentito di programmare l'intervento. Il caso è stato quindi discusso collegialmente da oncologi pediatrici, chirurghi oncologici e neurochirurghi per definire la strategia più sicura. Determinante è stata la pianificazione preoperatoria con ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, che hanno permesso di individuare con precisione i rapporti tra tumore, colonna vertebrale, midollo spinale e nervi e di "provare"virtualmente l'intervento prima di entrare in sala operatoria.

Ripensare l’approccio chirurgico

“La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l'approccio chirurgico. Le simulazioni tridimensionali ci hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase dell'intervento e di scegliere un accesso dalla schiena, insolito per questo tipo di tumore ma il più adatto in questo caso. L'obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti”, spiega il dottor Giorgio Persano, dell’Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del Bambino Gesù guidata dal dottor Alessandro Crocoli e che fa parte dell’Unità operativa complessa di Chirurgia Generale Pediatrica e d'Urgenza.

L'accesso posteriore ha consentito di rimuovere in un'unica procedura sia la parte esterna del tumore sia quella che si era estesa all'interno del canale vertebrale.

Il sensore di prossimità del sistema nervoso

L'altro elemento chiave dell'intervento è stato il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, un sistema che permette di controllare in tempo reale l'integrità dei nervi durante l'operazione. Il principio ricorda quello dei sensori di prossimità utilizzati nelle automobili durante il parcheggio, ma è molto più sofisticato: consente al neurofisiologo di identificare la struttura nervosa interessata e di verificarne continuamente il corretto funzionamento. Le informazioni raccolte hanno permesso all’équipe di procedere con la massima precisione, proteggendo il nervo a contatto con il tumore.

Una anestesia su misura

Anche la strategia anestesiologica è stata studiata su misura per garantire la massima sicurezza e il controllo del dolore senza interferire con la qualità del segnale neurofisiologico. Alcuni farmaci normalmente utilizzati in anestesia possono infatti alterare o addirittura azzerare le risposte registrate durante il monitoraggio. Per questo è stata adottata una tecnica di anestesia totale endovenosa, calibrando con precisione dosaggi e infusioni dei farmaci in modo da mantenere la bambina in condizioni di completa stabilità clinica e al tempo stesso preservare l'affidabilità dei segnali del monitoraggio neurofisiologico per tutta la durata dell’intervento. È un equilibrio che richiede un dialogo costante e in tempo reale con il neurofisiologo in sala, perché ogni variazione della profondità anestesiologica può riflettersi sui tracciati e va quindi calibrata istante per istante.

Ogni millimetro conta

"Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta. Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora. Integrando neurochirurgia, neurofisiologia, anestesia e chirurgia oncologica possiamo affrontare interventi estremamente delicati con un livello di sicurezza più elevato”, afferma il dottor Andrea Carai, responsabile dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia del Bambino Gesù.

L'intervento, durato circa quattro ore, ha richiesto il lavoro simultaneo di professionisti appartenenti a diverse specialità. Un'integrazione di competenze che ha consentito di affrontare una procedura riservata a casi altamente selezionati e realizzabile solo in Centri con una consolidata esperienza multidisciplinare. L'asportazione del tumore è stata completa. La bambina è stata dimessa sei giorni dopo l'intervento e ha già iniziato il percorso riabilitativo.