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Virus respiratorio sinciziale nei neonati: meno 80% di ricoveri con la nuova profilassi

(foto: Guido Mieth/Moment/Getty Images) 

I dati raccolti su 30 ospedali di 15 regioni mostrano che la nuova profilassi riduce sensibilmente accessi al pronto soccorso e ricoveri

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La prevenzione contro il virus respiratorio sinciziale, un virus respiratorio stagionale come l'influenza e pericoloso soprattutto per i bambini sotto i due anni di età e gli anziani, è cambiata negli ultimi anni. Sono arrivati vaccini (per le donne incinte e gli anziani) e si è cominciato ad utilizzare un nuovo anticorpo monoclonale per la profilassi nei più piccoli, per proteggerli da bronchioliti e polmoniti legati al virus. E oggi, mentre ci avviciniamo alla nuova stagione influenzale, arrivano i primi dati dell’efficacia misurati nel mondo reale: la nuova profilassi con l’anticorpo nirsevimab a lunga durata d’azione offre una buona protezione, abbattendo gli accessi in pronto soccorso, i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva nel primo anno di vita.

Lo studio su 15 regioni in Italia

A raccontarlo, sulle pagine di The Lancet, Regional Health - Europe, è un nuovo studio coordinato dal Dipartimento Materno Infantile e Scienze Urologiche della Sapienza Università di Roma con la collaborazione dell'Onsp, l'Organizzazione nazionale di specialisti in pediatria. Si tratta del più grande studio nazionale in materia, come spiega Fabio Midulla, ordinario di Pediatria alla Sapienza e responsabile dell’Unità di Pediatria d’Urgenza e Broncopneumologia Pediatrica del Policlinico Umberto I, coordinatore del lavoro insieme a Mattia Spatuzzo, neospecialista in Pediatria e dottorando di ricerca in Tecnologie Biomediche Innovative in Medicina Clinica. “La cosa interessante di questa ricerca è che ha messo insieme i dati di tante regioni, anche se la campagna di profilassi del primo anno è partita a macchia di leopardo in Italia, con alcune regioni che hanno iniziato prima e altre dopo”. Le informazioni raccolte si riferiscono infatti alla stagione 2024-2025 e provengono da trenta ospedali universitari di 15 regioni. I ricercatori hanno messo a confronto i dati sugli accessi ai pronto soccorso e ricoveri per bronchiolite di questa stagione - la prima in cui è stato disponibile l’anticorpo monoclonale - con quella precedente. Nello studio sono stati analizzati i dati di migliaia di bambini, circa 4000 quelli dei ricoveri nelle due stagioni.

Con la profilassi scendono accessi al pronto soccorso e ricoveri

“Dopo l'introduzione della nuova profilassi a regime, abbiamo osservato una riduzione di circa l’80% sia delle visite in pronto sopporto, sia dei ricoveri in ospedale e del 79% delle ricoveri in terapia intensiva pediatrica”, riprende Midulla. Un dato, spiegano i ricercatori, compatibile con quanto osservato altrove all’avvio delle campagne di immunizzazione, per esempio in Spagna, Francia, Nord e Sudamerica. I ricercatori hanno però osservato che ci sono delle differenze legate alle tempistiche di implementazione delle campagne di immunizzazione a livello regionale: la riduzione degli accessi in ospedale era maggiore nelle regioni che avevano adottato la profilassi prima. Quest’anno, con la situazione a livello nazionale che si sta omogeneizzando, e che dovrebbe vedere tutte le regioni partire con l’immunizzazione tra ottobre ad aprile per tutti i nuovi nati (seppure con differenze regionali nei tempi di richiamo per i bambini nati fuori dalla stagione influenzale), è lecito attendersi che la riduzione delle bronchioliti e il loro impatto debba essere ancora maggiore, prosegue Midulla. “Abbiamo poi anche osservato i dati relativi ad altri virus respiratori, riscontrando un aumento relativo di alcuni, quali l'influenza, il metapneumovirus e il rinovirus”. A questo, proseguono gli esperti, si è accompagnato un aumento delle coinfezioni virali.

Quanto osservato su scala nazionale conferma l’importanza della profilassi con l’anticorpo per ridurre i ricoveri da bronchiolite, ma non solo: “Stanno emergendo dati che mostrano come la profilassi contro l’Rsv può ridurre anche l’incidenza di polmoniti da pneumococco, come se prevenendo l’infezione da Rvs si agisce anche su altre infezioni batteriche importanti. Questo perché il virus altera il sistema immunitario e il sistema ciliare delle vie respiratorie e quindi favorisce l’attecchimento e virulenza di germi che in alcune circostanze possono dare la malattia”.