Festival di Salute 2026

“Un corpo non è una recensione”: Chiara Becchimanzi si racconta al Festival di Salute

“Un corpo non è una recensione”: Chiara Becchimanzi si racconta al Festival di Salute

Dal palco di Padova l’attrice e stand-up comedian ripercorre il suo percorso contro il body shaming e il giudizio altrui

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“Lo sguardo degli altri non fa parte di te”. È questa la consapevolezza a cui è arrivata Chiara Becchimanzi, attrice, autrice e stand-up comedian, dopo aver combattuto contro i disturbi alimentari sin dall’adolescenza. Ospite a Palazzo del Bo durante la prima giornata del Festival di Salute di Repubblica a Padova, Becchimanzi ha raccontato la propria esperienza personale, affrontando il peso del body shaming e il ruolo degli stereotipi sulla nostra salute mentale e fisica. Un giudizio altrui costante che l’attrice descrive come un vero e proprio “tribunale”, capace di far sentire inadeguato chiunque, anche chi sembra rientrare nei parametri estetici: “Ti dicono: ‘Sei magra? Allora sei in salute. Non puoi parlare di body positivity, sei troppo conforme’”.

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Il peso dei giudizi e i numeri del disagio

L’esperienza dell’attrice si inserisce in un quadro sociale ed epidemiologico complesso. Secondo i dati della Società Italiana di Pediatria (Sip), dai primi anni Duemila a oggi in Italia il numero di persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione è passato da circa 300mila a oltre tre milioni. A preoccupare gli esperti è soprattutto l’esordio sempre più precoce: il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni, con casi segnalati già tra gli 8 e i 10 anni. A questo si somma la pressione sociale: un’indagine di ActionAid del 2025 rileva che otto giovani su dieci criticano il proprio corpo, mentre già nel 2019 una rilevazione YouGov evidenziava come il 43% degli italiani si sentisse sotto pressione a causa degli standard di bellezza imposti dalla società (e il 27% dichiarava di essere stato vittima di body shaming).

Dal “mostro” alla consapevolezza

Sul palco di Padova, Becchimanzi ha scelto la chiave dell’autoironia per parlare del suo disturbo alimentare, definendolo “un mostro che poi è diventato un mostriciattolo”: un pensiero intrusivo che, dopo un lungo percorso, oggi torna solo di rado e che ha imparato a silenziare. “È come con le relazioni tossiche”, ha scherzato l’attrice: “chiudi con loro perché sai che ti fanno male, ma ogni tanto non resisti e ci fai una pomiciata”. Per raggiungere questo equilibrio sono stati fondamentali la psicoterapia, l’alimentazione intuitiva, lo studio e l’avvicinamento al femminismo. “Il femminismo tenta di liberare i corpi delle donne, sui quali gli uomini hanno sempre esercitato un potere, dall’aborto all’imposizione di come devi apparire”, ha spiegato. “Studiandolo ho capito che tutte quelle che pensavo fossero idee mie, in realtà, venivano da fuori, dalla società”. La vera conquista, dunque, diventa “smettere di chiedere al corpo di dimostrare qualcosa”.

Andare oltre le apparenze

Come scardinare, allora, questo meccanismo nella vita di tutti i giorni? Il consiglio di Becchimanzi è pratico: quando si incontra qualcuno che non si vede da tempo, bisogna evitare di trasformare il suo aspetto fisico in un argomento di conversazione. “La recensione la fai all’albergo, non alle persone”, ha ricordato con ironia, suggerendo di limitarsi a un sincero “Come stai?”. Una domanda semplice ma tutt’altro che banale, che richiama la riflessione proposta sempre al Festival dal teologo e filosofo Vito Mancuso. Nel suo intervento, infatti, Mancuso ha definito la salute come una condizione complessa, “composita, personale, rinnovabile e provvisoria”, chiedendo provocatoriamente al pubblico quante persone stiano effettivamente bene quando rispondono con un automatico “sto bene”. Due punti di vista diversi che convergono su un unico messaggio: poiché un corpo conforme agli standard non è necessariamente un corpo sano, la cura dell’altro passa prima di tutto dalla sospensione del giudizio estetico e dalla capacità di ascoltare davvero.

*Le autrici dell’articolo sono studentesse dell’Istituto Don Bosco che hanno partecipato al Festival di Salute di Padova.