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Il sale arricchito di potassio potrebbe prevenire 3 milioni di morti l’anno: ecco lo studio

Sostituire il comune sale da cucina con una variante arricchita di potassio potrebbe evitare decessi per malattie cardiovascolari e renali. Lo studio su Nature Health

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Il consumo eccessivo di sodio e un apporto insufficiente di potassio sono tra i principali responsabili dell’ipertensione, un importante fattore di rischio per malattie potenzialmente letali come infarti, ictus e malattie renali. Oggi, una soluzione pratica e a basso costo potrebbe cambiare drasticamente questo scenario clinico: la sostituzione del normale sale da tavola con sale arricchito di potassio. Secondo uno studio appena pubblicato su Nature Health e guidato dal George Institute for Global Health, infatti, questa mossa su scala globale potrebbe salvare milioni di vite ogni anno. “L’ipertensione arteriosa è di gran lunga il fattore di rischio prevalente nel mondo per malattie cardiovascolari, nonché quello che causa più vittime e disabilità, e sappiamo che il consumo di sale ha l’effetto di aumentare la pressione; dunque, come la comunità medica ribadisce tra l’altro da almeno due decenni, agire su questo fronte ha perfettamente senso”, commenta Pasquale Perrone Filardi, professore ordinario di Cardiologia e direttore del Dipartimento di scienze biomediche avanzate dell’Università Federico II di Napoli.

I numeri dell’impatto globale

Sostituendo completamente il cloruro di sodio con quello arricchito di potassio, dice lo studio appena pubblicato, si potrebbero prevenire a livello mondiale 2,96 milioni di decessi all’anno. La portata della misura eviterebbe anche la comparsa di 10,17 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali croniche, oltre a prevenire la perdita di 69,43 milioni di anni di vita corretti per la disabilità (i cosiddetti Daly). Secondo l’analisi dei ricercatori, in gran parte dei Paesi questa adozione permetterebbe di evitare fino a un decesso su dieci per cause cardiovascolari.

Il contesto e l’importanza dell’approccio dietetico

Attualmente, l’assunzione media globale di sodio si attesta sui 4,3 grammi al giorno, una quota che supera abbondantemente il limite di 2,0 grammi raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Al contrario, l’apporto globale di potassio è fermo a 2,3 grammi giornalieri, un livello nettamente inferiore ai 3,5 grammi minimi suggeriti. “Questo nuovo studio ha grande importanza perché rimarca la validità di un approccio dietetico e conferma che fare attenzione all’apporto di sodio fa bene alla salute”, sottolinea Perrone Filardi. “Il lavoro riprende evidenze del passato che già avevano mostrato come la riduzione del sodio nella dieta abbatta i valori pressori, come d’altronde dimostrava già il celebre studio DASH”. Proprio su questa scia, già nel 2025 l’Oms aveva formalmente raccomandato l’uso di sale arricchito di potassio come strategia di salute pubblica contro l’ipertensione.

Come funziona il “nuovo” sale

Il sale arricchito si ottiene sostituendo una quota del cloruro di sodio (generalmente circa il 25%) con cloruro di potassio. Dal punto di vista dell’aspetto, del sapore e dell’utilizzo culinario, il prodotto rimane del tutto paragonabile al sale tradizionale, mantenendo un’eccellente accettabilità al palato. Questo doppio approccio permette di affrontare due criticità dietetiche contemporaneamente, abbassando i danni legati all’eccesso di sodio e compensando le lacune di potassio. “Il potassio esercita un effetto esattamente opposto al sodio”, precisa il cardiologo della Federico II. “Per questo vogliamo sottolineare quanto sia importante, nelle abitudini alimentari di tutti i giorni, cercare di ridurre in ogni caso il consumo complessivo di sale”.

Abitudini domestiche contro cibi processati

Lo studio introduce, infine, un’importante distinzione tra il sale “discrezionale” (quello aggiunto attivamente a casa per cucinare o condire) e quello “non discrezionale” (già presente nei cibi processati e nei pasti della ristorazione). Sostituire a livello globale solo il sale discrezionale preverrebbe 1,85 milioni di morti, mentre intervenire esclusivamente sugli alimenti industriali ne eviterebbe 1,56 milioni. Tuttavia, il peso di questi due fattori varia geograficamente: in aree come l’Europa e il Nord America, oltre il 70% dell’apporto di sale deriva proprio da alimenti industriali e pasti fuori casa. In queste regioni, i massimi benefici sanitari richiederanno un forte e inevitabile coinvolgimento dell’industria alimentare.