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Bassetti: “Scoppierà un'altra pandemia, ma non sappiamo quando. E non siamo pronti”

Il professor Bassetti con gli studenti del Liceo Alvise Cornaro di Padova 

Dal Covid alle nuove pandemie, passando per l’invasione di Trump nella scienza e l’abuso di antibiotici. L’infettivologo lancia l’allarme dal Festival di Salute di Padova

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“Scoppierà un’altra pandemia, ma non sappiamo quando”. È questo l’allarme di Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive dell’Ircss Ospedale Policlinico San Martino di Genova, dal palco del Festival di Salute di Padova. Oltre a questa fosca previsione sul futuro, il clinico ha anche parlato di antibioticoresistenza, un’altra delle emergenze sanitarie più preoccupanti del presente, e denunciato la preoccupante invasione nel campo della scienza da parte dell’amministrazione Trump. A margine della conferenza abbiamo incontrato il professore, con cui abbiamo approfondito i temi che ha trattato nel corso dell’incontro.

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Professor Bassetti, come si pone rispetto all’affermazione che “la scienza è democrazia”?

“Credo che la scienza sia ciò che più di democratico esista. In questa disciplina, chi parla senza avere competenze rimane nessuno. Ma se si studia, ci si applica, si rispettano i criteri del metodo scientifico, allora si può costruire un percorso e diventare uno scienziato affermato. È proprio questa la parte più bella della scienza e il senso più profondo della sua “democraticità”. Per dimostrare la correttezza o la falsità di una teoria scientifica non conta quante persone ci credono, ma quanto sono solide le prove a supporto. In questo senso, la scienza è democratica nel senso che offre a tutti la possibilità di contribuire, ma è anche selettiva e meritocratica perché basata sulle evidenze. Oggi, in un momento in cui la politica tende sempre più a invadere lo spazio della scienza, dovremmo difendere ancora con più forza proprio quei principi: selettività, rigore e merito”.

A proposito del fatto che la medicina dev'essere supportata da dati e studi concreti, lei cosa pensa delle affermazioni di Trump a riguardo dell’uso di paracetamolo durante la gravidanza?

“L’invasione della politica nella scienza degli Stati Uniti ha raggiunto livelli gravi. Basti pensare a quando Trump ha detto che vorrebbe che il vaccino contro morbillo, rosolia e parotite venisse diviso in tre somministrazioni diverse. Ora, prendendo in considerazione un lavoro scientifico di bassa qualità, ha affermato che il paracetamolo se preso in gravidanza può provocare autismo nel nascituro, non rendendosi conto che ha detto due cose errate: la prima è che l’autismo non è una malattia ma una neuro divergenza, la seconda è che ha ignorato uno studio svedese prestigioso che ha dimostrato che migliaia di donne in gravidanza pur avendo assunto questo medicinale non hanno riportato danni. Il presidente degli Stati Uniti non può permettersi di parlare di argomenti riguardanti la salute: è un’invasione di campo gravissima..”.

Durante il suo intervento ha parlato anche di antibioticoresistenza, un problema che è diventato un’emergenza sanitaria. Cosa si sta facendo concretamente a riguardo? Pensa che le persone utilizzino gli antibiotici in modo scorretto, e se sì perché?

“Gli antibiotici funzionano unicamente sui batteri, e sono purtroppo ancora utilizzati in maniera inappropriata. Pensiamo per esempio a quello che accade con l’influenza, che spesso si tratta, erroneamente, con gli antibiotici. Tutto questo ha portato all’evoluzione di una quantità importante di batteri resistenti, cioè batteri su cui gli antibiotici non funzionano perché hanno sviluppato una sorta di tolleranza. Il problema, tra l’altro, non riguarda solo l’utilizzo degli antibiotici nella medicina umana, ma anche in veterinaria e in agricoltura: il rischio concreto è che si ritorni in epoca pre-antibiotico, quando non esisteva un medicinale che funzionasse”.

Un’altra emergenza riguarda il possibile arrivo di nuove pandemie. Pensa che la gestione del Covid-19 sia stata efficace? E quali sono le sue previsioni per il futuro? Siamo pronti?

“Gli ospedali hanno gestito bene la situazione Covid, anche se purtroppo non tutte le strutture hanno avuto la possibilità di reggere il grande afflusso di malati, perché mancavano posti letto, complice l’assenza, specie nelle fasi iniziali, del supporto della medicina territoriale.Per quanto riguarda il futuro, credo che il rischio che scoppi una nuova pandemia è molto concreto: dal 2000 a oggi, ogni circa 10 anni si è diffuso un nuovo agente infettivo. Nel 2020 abbiamo avuto il Covid, e a oggi sono passati già cinque anni. Quello che mi preoccupa di più l’aviaria, che è stata trasmessa a quasi tutti i mammiferi e si è rafforzata ogni ogni volta che è passata da un animale all’altro. Quando questo virus dell’aviaria muterà e diventerà trasmissibile tra gli esseri umani attraverso via aerea sarà un disastro. Si tratta infatti di un’infezione con una mortalità superiore al 10%, ossia molto alta, considerando che quella del Covid si attesta intorno allo 0,5%. Non so dire quando, ma sono certo del fatto che scoppierà una nuova pandemia”.

* Gli studenti che firmano l’articolo sono alunni del Liceo Alvise Cornaro di Padova