Colesterolo cattivo. Obiettivo: abbatterlo
di Federico MeretaSono le lipoproteine Ldl a metterci a rischio infarto e ictus. Un fattore di pericolo principe che va controllato. Con l’alimentazione e lo stile di vita, certo. Ma molto spesso servono i farmaci. Che sono sempre più potenti e personalizzati. Scopriamo come proteggerci
C’è un nemico, invisibile ma tremendamente efficace nella sua azione, per la salute di cuore e arterie. Si chiama colesterolo-Ldl, o se preferite, proprio per definirne la perniciosità se aumenta, “cattivo”. Agisce in silenzio. Non provoca dolore, non fa innalzare la febbre, non induce fastidi visibili. Ma lavora. Eccome se lavora. Le lipoproteine Ldl si incuneano nella parte delle arterie, accendono l’infiammazione, favoriscono la formazione della placca e la sua rottura, con conseguente blocco più o meno significativo della circolazione del sangue. Risultato: se si parla di un vaso coronarico, il cuore soffre per la carenza di ossigeno. E arriva l’infarto, così come si può verificare un ictus se il blocco circolatorio riguarda i vasi che irrorano il cervello.
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Quanto pesa il rischio? Basta rileggere la nuova analisi del Global Burden of Disease 2023 (in pratica un’indagine sul peso effettivo delle malattie), pubblicata su Jama. La stima dice che nel 2023 livelli elevati di Ldl siano stati responsabili di circa 3,6 milioni di decessi, il 6% di tutte le morti nel mondo, e di 90,7 milioni di Daly, ovvero anni di vita sana persi per morte prematura o disabilità. E allora: come comportarsi? Potete chiederlo al talk interattivo che andrà sul palco al Festival di Padova.
“Il colesterolo Ldl alto è il fattore causale dell’infarto”, sottolinea Claudio Bilato, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare Ulss 8 Berica e della Cardiologia, Ospedali dell’Ovest Vicentino e vicepresidente nazionale Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri). “Quello che forse non si sa è che i classici “valori normali” non possono essere considerati gli stessi per tutti e che gli obiettivi delle terapie vanno studiati caso per caso. Chi è a rischio deve “costruire” assieme al medico un percorso terapeutico che consenta di ottenere il target voluto, il prima possibile”.
Un percorso per ognuno
Insomma: non esiste un valore accettabile per tutti che sia lo stesso per tutta la vita. Il rischio cardiovascolare si disegna sulla scorta di molteplici elementi: la presenza di familiarità, di danni renali, di ipertensione, di fumo e prediabete oltre che di pregressi eventi sposta verso il basso l’asticella che non bisogna superare. Ogni cura, diventa quindi il risultato di un mosaico di conoscenze che il cardiologo ha ben presenti. “L’assetto lipidico è fondamentale nella prevenzione cardiovascolare, sia primaria, cioè prima di un evento acuto, sia anche e soprattutto secondaria”, fa sapere Bilato. “Abbiamo target specifici per il colesterolo Ldl, che, ricordiamolo, è un vero e proprio fattore causale dell’infarto. Nelle persone a rischio alto e a rischio altissimo si punta a rimanere sotto i 70, i 55 e addirittura i 40 milligrammi per decilitro”.
Più basso è meglio è
In questi casi, di certo, essere particolarmente diligenti a tavola secondo le regole dell’alimentazione mediterranea aiuta. Favorisce il controllo del peso, consente l’assunzione di molta frutta e verdura, si ottimizza l’introito di grassi e proteine di origine vegetale, cereali integrali, pesce. Ma non si deve dimenticare che si va al massimo a un calo inferiore al 20%. Cosa fare? “Dobbiamo sempre ricordare che più si scende e meglio è, puntando nei soggetti ad alto rischio su terapie innovative come gli anticorpi anti-Pcsk9 dopo un evento acuto come infarto o ictus e in certi casi anche prima che l’evento si manifesti, come descrive lo studio Vesalius Cv per le persone con diabete”, conclude Bilato. “L’importante è iniziare presto e raggiungere con le terapie più appropriate i valori desiderati, assieme ovviamente al miglioramento dello stile di vita”.
Insomma, per gli esperti bisogna puntare su un calo drastico e rapido del colesterolo cattivo già ben prima della comparsa di infarti, ictus o altre patologie cardiovascolari gravi, con particolare attenzione alle persone con diabete e con lesioni delle arterie che non danno segni particolari. E soprattutto non si può credere che un valore limite sia uguale per tutti e a tutte le età. Quando ritirate i referti degli esami del colesterolo e delle diverse lipoproteine che lo trasportano, non limitatevi ad osservare se è presente il segnale (il classico asterisco) che indica se siete oltre la soglia accettabile. E ricordate che occorre sempre avere un quadro generale della situazione della prevenzione cardiovascolare, che poi il medico valuterà, perché è “la somma che fa il totale” come diceva Totò.
Gli altri fattori
Solo sul fronte dei grassi ci sono infatti anche altre lipoproteine, come le Hdl ad azione protettiva o le Vldl, che sono invece nocive. E soprattutto esistono fattori che entrano in gioco nel definire il cosiddetto rischio cardiovascolare residuo come i trigliceridi. Il tutto, per non parlare di elementi che possono determinare comunque un rischio aumentato come la proteina Lp(a). Almeno una volta nella vita bisognerebbe conoscerne i valori. Si comporta esattamente come una sorta di “alleato” delle Ldl, quasi una specie di sosia invisibile. E va controllata, perché sovente mai misurata e quindi non tenuta in considerazione.
Il talk “A voi il microfono. Come faccio a tenere sotto controllo il colesterolo?” è in programma il 14 ottobre alle 17.30 in Aula Magna dell’Università di Padova.