Per invecchiare bene ci vuole un pizzico di fortuna
di Elvira NaselliSui 15 milioni di over65 che vivono oggi in Italia, 5 milioni sono talmente in forma da poter essere assimilati ai cinquantenni (e forse c’entra anche un po’ di fortuna). Sono gli anziani (o longevi) fit. Ma per gli altri dieci le cose non vanno poi così bene: 5 milioni stanno infatti così così e altri 5 sono un «po’ scassati, se non proprio dei catorci». Usa questi aggettivi il professor Roberto Bernabei - Direttore della scuola di specializzazione in Geriatria dell’università Cattolica e presidente di Italia Longevi - nell’Aula Magna dell’Università di Padova, ospite del Festival di Salute.
L’obiettivo del prossimo futuro è non solo evitare che quelli nella categoria dei “così così” precipitino in quella dei catorci ma fare in modo che i cinquantenni di oggi diventino o restino in forma. Perché bisogna pensarci da giovani a costruirsi una terza età in salute. Ma giovani giovani. «Bisogna cominciare da bambini - ragiona Bernabei - spiegare ai genitori che non è bene stare al cellulare ma mandare i figli a giocare a pallone, così come è meglio un piatto di riso e piselli che andare al fast food, e che bisogna dormire dalle 9 alle 7. Ci vuole un’alleanza tra famiglie, scuola e Stato».
Ma per chi bambino non è più c’è un messaggio confortante. Non è mai tardi per cominciare, si riesce sempre a guadagnare qualcosa. «Anche a 80 anni si può massimizzare l’autosufficienza - spiega l’esperto in Geriatria che è stato anche medico di papa Francesco - perché se riesci a fare una passeggiata al giorno, il consiglio è di provare a farne due, e a migliorare un po’ sugli stili di vita generali. Un guadagno in buona salute c’è sempre».
La parola prevenzione è il filo rosso del pomeriggio: perché un Servizio sanitario nazionale nato quasi cinquant’anni fa - ragiona Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale all’università Cattolica di Milano - faceva dei ragionamenti e dei conti su una popolazione che era fatta di trentenni, oggi l’italiano tipo di anni ne ha 55 e nel 2050 la fascia d’età prevalente sarà per la prima volta tra i 65 e i 74 anni, fuori dalla fascia attiva. «Abbiamo 10 anni di tempo per fare in modo che questo Paese non crolli».
La prevenzione
Non basta certo la buona volontà dei singoli che ovviamente è importantissima quando si parla di prevenzione. Ma occorre un sistema che aiuti a star meglio. «Non bisogna guardare alla prevenzione come a un costo ma come un investimento, perché questo shock demografico importantissimo ha effetti sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, sul welfare e sulla democrazia », sottolinea Massimo Bordignon, professore di Economia Pubblica alla Cattolica di Milano. Come fare? Cambiare innanzi tutto dei meccanismi che non sono adatti, cominciando dalla regole di bilancio.
«Se spendiamo un euro in vaccini per bambini o adulti per esempio - continua Bordignon - sappiamo che il ritorno può essere maggiore di 19 volte in termini di salute futura. Eppure questo costo viene considerato una spesa corrente, come comprare della cancelleria, e non un investimento. Bisogna trovare un modo per affrontare questo problema. Inoltre le regole europee hanno degli spazi che potrebbero essere utilizzati: sono regole multi annuali e quando l’Italia ha presentato un piano dal 2024 al 2027 abbiamo preso un impegno sul percorso di spesa, un percorso che dura 7 anni. Ma allora anche quello che può apparire come spesa corrente se poi mi dà risultati in 7 anni può garantire in qualche modo l’investimento. Sulla prevenzione ci sono tanti studi che dimostrano come la prevenzione primaria, gli screening, i vaccini hanno dei ritorni in grado di compensare i costi nel giro di un periodo più limitato. Ma con un bilancio pluriannuale bisognerà imparare a fare la programmazione pluriannuale, però».
I vaccini
Sul tema vaccini torna anche Bernabei. «Il servizio pubblico televisivo deve aiutarci a fare prevenzione - precisa - se per esempio Don Matteo si vaccinasse per l’influenza sono sicuro che qualche over65 in più lo farebbe. E invece siamo a poco meno del 50% negli ultra sessantacinquenni. Tra due mesi i Pronto soccorso saranno pieni di anziani demoliti dalla febbre. Perché quelli che ho definito catorci sono gli anziani ricoverati in Rsa o che rischiano ricoveri ospedalieri ripetuti, o che sono a casa loro ma non autosufficienti. Per questo gruppo il vaccino è un salvavita».
Un Ministero della longevità
Bernabei propone anche un Ministero della longevità, e lo giustifica così. «Abbiamo bisogno del ministero della Pubblica Istruzione per insegnare ai ragazzi i giusti stili di vita tra esercizio fisico e astensione da droghe e cellulari, ma abbiamo bisogno anche di riflessioni nuove, legate all’assistenza a casa degli anziani malconci, perché abbiamo bisogno di svuotare ospedali e pronto soccorso. Poi bisogna che il Made in Italy ragioni sugli ausili: come fa chi ha anche solo un po’ d’artrosi ad aprire il tappo di una bottiglia di acqua minerale? O il coperchio di una scatoletta di tonno? Siamo di fronte a un fatto inedito: abbiamo 30 anni di vita in più. Diamo uno scopo e viviamoli bene».