✕

AI-Learn@Sapienza: il professore-avatar che insegna Medicina

Al Policlinico Umberto I presentata la prima sperimentazione italiana sull’intelligenza artificiale applicata alla didattica universitaria: 50 studenti messi alla prova tra lezioni tradizionali e docente-avatar.

2 minuti di lettura

Entrare in classe e trovare ad accogliere gli studenti un professore-avatar capace di rispondere alle domande, adattarsi al livello di ciascuno e fornire feedback personalizzati. Non è un film di fantascienza, ma l’obiettivo di AI-Learn@Sapienza, il nuovo progetto promosso dall’Università di Roma La Sapienza e presentato oggi al Policlinico Umberto I.

La sperimentazione nell’aula del futuro

AI-Learn@Sapienza è strutturato come un vero trial clinico randomizzato. Cinquanta studenti di Medicina saranno divisi in due gruppi: uno seguirà le lezioni tradizionali, l’altro sarà affiancato da un professore-avatar basato sull’intelligenza artificiale, capace di interazioni naturali e di offrire feedback mirati. Alla fine, tutti dovranno affrontare lo stesso caso clinico complesso, simulato da un paziente-avatar.

I criteri di valutazione

I risultati verranno misurati con parametri scientifici chiari e trasparenti: miglioramento delle competenze cliniche, rapidità nella gestione del caso, capacità decisionale, frequenza di errori diagnostici e grado di soddisfazione degli studenti. Lo studio partirà a ottobre e si concluderà nella primavera del 2026, con l’analisi finale dei dati.

Un progetto pionieristico

Si tratta di un’iniziativa unica in Italia nell’ambito dell’intelligenza artificiale applicata alla formazione universitaria. L’obiettivo è valutare, con il rigore della ricerca scientifica, se un modello di didattica innovativa possa incidere sulla qualità della formazione medica.

Le istituzioni coinvolte

Il progetto, sostenuto dalla Rettrice Antonella Polimeni e dalla Prorettrice alla Didattica Ersilia Barbato, è coordinato dalla Facoltà di Medicina e Odontoiatria di Sapienza, presieduta da Domenico Alvaro. Responsabile scientifico è il professor Andrea Botticelli. Il lavoro si svolge in collaborazione con il professor Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), e con ctcHealth, azienda internazionale specializzata nell’applicazione dell’intelligenza artificiale ai settori sanitario e farmaceutico, guidata da Thomas Mrosk e dall’italiano Manuel Mitola.

La visione degli esperti

“La metodologia scientifica non deve limitarsi al laboratorio o alla clinica, ma può essere applicata anche alla formazione”, spiega il professor Marchetti. “Con questo studio portiamo il rigore della ricerca sperimentale dentro l’aula universitaria, per valutare in modo oggettivo se l’intelligenza artificiale possa realmente migliorare l’apprendimento degli studenti di medicina. Non si tratta quindi solo di un esperimento didattico, ma di un vero studio scientifico applicato alla formazione, che ci permetterà di capire se e come queste tecnologie possano integrarsi in modo efficace e responsabile nella formazione dei futuri medici”.

“L’obiettivo non è sostituire il docente, ma arricchirne il ruolo, offrendo agli studenti strumenti innovativi, interattivi e personalizzati – sottolinea il professor Botticelli –. Se i risultati saranno positivi, potremo replicare questo modello in altre discipline e renderlo scalabile anche in contesti formativi più complessi, inclusi quelli con minori risorse. In definitiva, con AI-Learn mettiamo alla prova l’innovazione con gli strumenti della ricerca, convinti che solo attraverso l’evidenza possiamo fare un passo avanti nella didattica universitaria”.

Un modello replicabile

AI-Learn si svilupperà in tre fasi – progettazione, sperimentazione e valutazione – e punta a diventare un modello replicabile nei corsi di laurea in medicina. La prospettiva è quella di future collaborazioni con altre università europee e della partecipazione a bandi nazionali e internazionali sulla didattica innovativa.

Uno sguardo al futuro

“AI-Learn@Sapienza è una sfida che coniuga innovazione tecnologica, rigore metodologico e respiro internazionale – dichiara la Rettrice Polimeni. È un passo concreto verso una formazione medica più personalizzata, coinvolgente e basata sull’evidenza”.