Sono 79 le nuove droghe da stupro che circolano in Italia
di Simone ValesiniL’allarme arriva dal congresso nazionale SIBioC: con le giuste analisi di laboratorio è possibile individuarle, ma serve almeno un centro analisi specializzato in ogni regione
Le sostanze psicoattive possono essere un grande facilitatore per le violenze sessuali. E come per il doping sportivo, la lista delle nuove droghe che entrano sul mercato – e che vengono impiegate anche negli abusi sessuali – è continuamente in mutamento e in espansione. Attualmente sono infatti ben 79 le nuove sostanze che circolano nel nostro Paese, e che possono essere individuate con le giuste analisi di laboratorio, a patto di conoscerle. È questo l’argomento che è stato al centro del recente congresso nazionale della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio (SIBioC), appena conclusosi a Firenze.
Le linee guida
La cabina di regia nella lotta alle droghe da stupro è il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, che condivide regolarmente con i laboratori di analisi le nuove evidenze in campo tossicologico. E a dettare le linee guida sulle azioni da compiere per garantire il corretto svolgimento degli esami sulle vittime è il documento Procedure operative per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle matrici e biologiche nei casi di vittime di violenza droga-correlata, pubblicato a settembre dal Gruppo di Studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC.
“Le nuove sostanze psicoattive impiegate nelle violenze sessuali sono spesso le stesse che circolano per un utilizzo, per così dire, ricreativo”, spiega Paolo Bucchioni, Gruppo di Studio Tossicologia clinica, forense e doping della SIBioC. “Grazie alle nuove tecnologie, più sensibili rispetto al passato, possiamo individuare con certezza le molecole utilizzate, anche le più nuove, ed essere così d’aiuto alle vittime anche negli iter giudiziari”.
La presa in carico delle vittime
La presa in carico – continua Bucchioni – avviene con l’arrivo della persona in pronto soccorso e l’avvio del protocollo Codice Rosa, dedicato alle vittime di violenza: i primi prelievi effettuati sono di sangue e urina, che danno esiti differenti basati sul momento di assunzione della sostanza: il sangue permette di individuare ciò che è stato assunto nelle poche ore precedenti e le urine consentono un’analisi un po’ più ampia nel tempo. La vittima deve poi essere sensibilizzata, informandola che nei 30-45 giorni successivi all’episodio di violenza potrà effettuare un prelievo di di capello, perché può aiutare a individuare la presenza di una sostanza stupefacente o psicotropa anche a distanza di giorni.
È fondamentale che la persona venga avvisata che non deve effettuare alcun trattamento cosmetico prima del prelievo del campione, in quanto potrebbe influire sull’esito. Queste analisi possono non solo permettere di individuare le sostanze in diversi momenti di assunzione, grazie alle differenti proprietà delle tre matrici, ma possono anche essere analizzate presso un altro laboratorio qualora la struttura che ha effettuato la raccolta dei campioni non sia dotata delle tecnologie necessarie.
Servono laboratori in tutte le regioni
Non tutti i laboratori di tossicologia, infatti, sono in grado di svolgere queste indagini – per mancanza sia delle tecnologie necessarie che di expertise – e quelli presenti sono distribuiti sul territorio in modo disomogeneo: “Alcune regioni presentano diversi centri, altre non ne hanno nemmeno uno – sottolinea Bucchioni – La loro presenza è invece essenziale per rendere il dato di laboratorio certo e sostenibile dal punto di vista medico-legale e per armonizzare le procedure da attuare in campo nazionale. Di fronte a episodi di violenza fisica, è molto importante che l’intervento sanitario in emergenza tenga conto sia degli aspetti clinici che delle successive implicazioni medico-legali, e quindi è necessario che i campioni vengano raccolti e trattati con attenzione volta a evitare contaminazione e degradazione. Per rendere il sistema più sostenibile avremmo bisogno di almeno un centro per ogni regione, con le tecnologie più innovative e personale appositamente formato: è uno dei suggerimenti che abbiamo incluso nel documento recentemente pubblicato.”