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Parkinson, lo smartwatch per riconoscere i sintomi fino a sette anni prima

(Foto di Luke Chesser su Unsplash) 
I dati registrati dagli smartwatch raccolgono informazioni preziose su movimento e disturbi del sonno che possono segnalare la malattia. Anche molto tempo prima del manifestarsi dei sintomi
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Sonno disturbato, tremori, rigidità muscolare, declino cognitivo: sono questi alcuni dei sintomi della malattia Parkinson, la cui prevalenza a livello mondiale è raddoppiata negli ultimi 25 anni. Una malattia difficile da trattare e anche da diagnosticare tempestivamente, quando la degenerazione neuronale che la causa non ha ancora raggiunto livelli elevati. A venirci in aiuto potrebbe essere la tecnologia, in particolare quella degli accelerometri contenuti negli smartwatch, grazie a cui intercettare disturbi del sonno e del movimento potenzialmente associati alla malattia. A raccontarlo sono i risultati di uno studio pubblicato su Nature Medicine.

Malattia di Parkinson: una diagnosi spesso tardiva

La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa che causa il progressivo deterioramento delle capacità motorie, ma anche del funzionamento di molti organi, fra cui quelli dell’apparato digerente, e delle funzioni cognitive. Ad oggi non si conoscono esattamente le cause scatenanti, anche se abbiamo un’idea degli elementi che ne influenzano l’insorgenz: predisposizione genetica, ma anche l’esposizione prolungata ad elevati livelli di inquinamento ambientale. È una malattia che ha un forte impatto sulla qualità di vita sia dei malati che dei loro familiari, e per cui al momento non esistono cure specifiche se non quelle volte a ridurre o ritardare l’insorgenza dei sintomi.

La diagnosi arriva spesso tardi, quando il 50-70% dei neuroni legati alle funzioni motorie sono già stati colpiti e la malattia è già in stadio avanzato. Riuscire ad identificarne i sintomi precoci, dicono gli esperti, potrebbe consentire quantomeno ai pazienti di essere inseriti in studi clinici finalizzati alla progettazione di terapie più mirate e specifiche.

Smartwatch per monitorare sonno e movimento

Il gruppo di ricercatori, guidato da Cynthia Sandor dell’Università di Cardiff (Regno Unito), ha analizzato i dati relativi a oltre 103 mila persone di età compresa fra i 40 e i 49 anni contenuti nella UK Biobank, un ambio database messo a disposizione di università ed enti di ricerca. L’obiettivo degli autori era quello di capire se i dati registrati dai dispositivi di motion-tracking, come appunto gli smartwatch, potessero essere utilizzati per identificare i segnali precoci relativi all’insorgenza della malattia, quelli che attualmente non siamo in grado di riconoscere ma che potrebbero rendere possibile una diagnosi più tempestiva.

I risultati mostrano che gli algoritmi di machine learning addestrati con questi dati sono stati più efficaci rispetto ai metodi attualmente utilizzati (come lo screening di specifici biomarcatori riscontrabili attraverso le analisi del sangue, fattori genetici e sintomi riferiti dai pazienti) nel riconoscere i segni clinici legati alla malattia. Infatti, alcuni dei segnali rilevati dagli smartwatch sono risultati chiaramente associabili a una diagnosi di Parkinson già esistente (effettuata con i metodi “classici”) o alla sua futura insorgenza. Anzi, fra questi, specifici sintomi motori e disturbi del sonno sono risultati visibili già diversi anni prima della diagnosi ufficiale.

Secondo gli autori sarebbe possibile usare gli smartwatch come strumento di screening pratico ed economico: i dati raccolti in una sola settimana, ha dichiarato Sandor, possono aiutarci a rilevare le prime manifestazioni della malattia fino a sette anni prima dell’insorgenza dei sintomi classicamente utilizzati per effettuare la diagnosi. Ma serviranno nuovi studi per capire meglio il reale potenziale di queste tecnologie.