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Sclerosi multipla: l’infiammazione viaggia dall’intestino al cervello?

(foto: Malte Mueller/fStop/Getty Images) 

Alcune cellule epiteliali intestinali, sulla base di uno stimolo ancora sconosciuto, possono scatenare l’attivazione dei linfociti T proinfiammatori implicati nella malattia

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Sclerosi multipla: riflettori accesi (anche) sull’intestino. E’ l’invito di uno studio appena pubblicato sulle pagine di Science Immunology da parte di un team di ricercatori giapponesi. Secondo quanto osservato, infatti, nell’intestino delle persone con sclerosi multipla succede qualcosa: alcune cellule si comportano in maniera anomala, stimolando il sistema immunitario a innescare una reazione diretta verso il proprio organismo.

Sclerosi multipla: a caccia di segnali nell’intestino

La sclerosi multipla è infatti una patologia a base autoimmunitaria, e il bersaglio di questa azione alterata di difesa è il sistema nervoso. L’ipotesi che a scatenarla potessero essere dei segnali intestinali, scrivono i ricercatori in apertura del loro articolo, nasce dal fatto che non solo nelle persone con la malattia si riportano alterazioni del microbiota intestinale, necessarie a favorire lo sviluppo della malattia nei modelli sperimentali, ma anche dall’osservazione che alcuni metaboliti intestinali stimolano l’azione delle cellule del sistema immunitario favorendo delle reazioni che sono generalmente associate alla sclerosi multipla.

Lo studio

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata su un aspetto in particolare: la concentrazione di alcuni linfociti T, cellule del sistema immunitario, a livello intestinale, tanto nei pazienti che nei modelli animali. Nello specifico si tratta della sottopopolazione dei Th17, cellule con caratteristiche proinfiammatorie e che si ritrovano tanto nel sangue che nel sistema nervoso centrale dei pazienti. I ricercatori giapponesi hanno osservato che sono alcune cellule intestinali epiteliali a favorire lo sviluppo di cellule Th17 a partire da linfociti T CD4.

Nello specifico queste cellule intestinali riuscirebbero ad accendere questa risposta immunitaria grazie a un’alterata azione a livello di alcune proteine presenti sulla loro superficie (il complesso MHC di classe II). Non è ancora chiaro quale sia lo stimolo - forse derivante dal microbiota, forse no, scrivono gli autori - che attiva le cellule epiteliali intestinali. Tra le ipotesi quella che a scatenare l’azione del sistema immunitario contro il sistema nervoso - come accade nella sclerosi multipla - siano degli antigeni di origine microbica che somigliano alla mielina (il bersaglio colpito nella malattia).

Nuovi possibili target contro la malattia a livello intestinale?

Gli esperimenti condotti sui modelli animali hanno mostrato che queste cellule possono effettivamente migrare dall’intestino al sistema nervoso centrale. A partire da questi risultati, in futuro, potrebbero essere sviluppate nuove terapie che colpiscono bersagli specifici, ha commentato in una nota dell’ateneo giapponese Shohei Suzuki, a capo dello studio: “Mentre le terapie attuali per la sclerosi multipla spesso si concentrano sui linfociti B, il nostro studio evidenzia l'intestino come un importante sito terapeutico. La modulazione del microbiota intestinale o dell'attività di presentazione dell'antigene delle cellule epiteliali intestinali rappresenta un nuovo approccio al trattamento delle malattie neurologiche autoimmuni”.