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Diseguaglianze in sanità: così difficoltà di accesso e bassi redditi allontanano dalle cure

(foto: sturti/E+/Getty Images) 

Fondazione Roche raccoglie in un volume i punti di vista di clinici, istituzioni, giuristi ed economisti su come rendere la salute più equa

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Dove nasciamo, dove e quanto studiamo, quel che mangiamo, la nostra famiglia, il lavoro che facciamo, le persone e i luoghi che frequentiamo, la distanza che ci separa da un ospedale. Tutto questo ha un peso sul nostro benessere e si riflette sulla nostra salute, creando diseguaglianze. Per accendere i riflettori sul problema, capire come gestirlo e quali sono le popolazioni più a rischio, Fondazione Roche ha realizzato il volume “Diseguaglianze e progresso, verso la salute del futuro nell’era dell’Ai”: una pubblicazione (edita da Edra Media Srl) che ospita diversi contributi di giuristi, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni, discussa ieri a Roma per provare insieme a tracciare criticità e immaginare soluzioni. Anche grazie all’Ai.

Il 10% della popolazione rinuncia alle cure per difficoltà di accesso

“Le diseguaglianze in sanità sono strutturali - ha ricordato Mariapia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche - perché è evidente che nascere in un città del Ghana è diverso che nascere a Roma, così come nascere nel Nord Italia è diverso che nascere al Sud, in termini di aspettative di vita. Siamo diseguali per forza, perché viviamo, mangiamo, abbiamo famiglie e lavori diversi. Non chiediamo di annullare le diseguaglianze, ma possiamo ridurle, questo sì, con la capacità di diffondere idee e far crescere la cultura su questo tema. Più i sistemi sanitari si somigliano, meno si burocratizzano, più si riducono le disuguaglianze".

Il problema della mancata equità in sanità si manifesta in tanti modi, hanno ricordato gli esperti durante la presentazione del volume. Non solo nelle aspettative di vita (c’è uno scarto di 4 anni tra il Nord e il Sud del nostro paese, per esempio), ma ancor prima nelle diverse possibilità di accesso alle cure - fattore legato alla possibilità di movimento e autonomia, alla vicinanza alle strutture e alla disponibilità economica - o nella disponibilità di farmaci stessi, come accade nel caso dei pazienti pediatrici. Nella pratica questo si traduce nel 10% della popolazione che rinuncia alle cure per difficoltà di accesso e nel 42% dei pazienti con redditi più bassi rinvia o rimanda prestazioni sanitari. E ancora, come emerge dalla pubblicazione, il 24% della spesa sanitaria complessiva è sostenuto dalle famiglie.

Il caso dell’oncologia pediatrica

Emblematico, in questo contesto, il caso dell’oncologia pediatrica, come ha spiegato Andrea Biondi, ordinario di Pediatria dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore Scientifico della Fondazione M. Tettamanti, Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza. Qui infatti, ha raccontato l’esperto, accanto a una diseguaglianza globale - che per gap infrastrutturali, malnutrizione, ritardi diagnostici e difficoltà di accesso a cure e continuità terapeutica, rende i tumori pediatrici malattie altamente curabili nei paesi ad alto reddito e poco in quelli a basso e medio reddito - esiste una disuguaglianza terapeutica. La disponibilità di farmaci, appositamente testati e indicati per la fascia pediatrica, è carente a causa di una sistematica mancanza di incentivi alla ricerca e riferimenti regolatori ad hoc, ha ricordato Biondi.

I tanti fattori che determinano le disuguaglianze

Il caso dell’oncologia pediatrica bene evidenzia l’esistenza di popolazioni che più di altre sono soggette a disuguaglianze sanitarie. Non solo in funzione delle diverse condizioni socioeconomiche ma anche dell’età, come scrive Andrea Lenzi, presidente del Cnr all’interno del volume, ricordando come, per esempio, le condizioni di salute mentale siano molto diverse tra giovani (in genere peggiori) e anziani. Un altro fattore determinante nelle disuguaglianze di salute è il territorio. Guardando a Roma, per esempio, l’incidenza di diabete cresce spostandosi dal centro alla periferia (fino al 45%), evidenziando le fratture che solitamente separano città da aree suburbane, ha spiegato Lenzi. “Prima ci insegnavano a dover curare la malattia e la persona, ma oggi sappiamo che il vero percorso di cura è mandare a casa una persona in un contesto sociale, economico, di istruzione che lo aiuti a star bene, anche quando è guarito. La sanità senza ricerca non progredisce e la ricerca deve occuparsi anche di benessere sociale”.

Serve impegno politico

Ma l’impegno deve essere prima di tutto politico e sul piano organizzativo, concordano gli esperti. Walter Ricciardi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha infatti ricordato come le risorse destinate alla sanità si aggirano sotto al 6%, un valore del tutto inadeguato. Ma non si tratta solo di investimenti: “In alcune regioni, soprattutto nel sud, c’è una oggettiva carenza organizzativa. Servono un piano chiaro di leadership che raduni le migliori energie, indipendentemente dal colore politico, uno di monitoraggio e certamente un piano di assunzione gestionale per contrastare l’esodo di medici e infermieri che abbiamo avuto nel nostro paese. Abbiamo bisogno di un tavolo coordinato per dare priorità a questo tema”.

Un aiuto dall’AI: l’esempio della piattaforma Mia

Infine, hanno ribadito gli esperti, per affrontare il problema delle diseguaglianze in sanità,d’aiuto saranno certamente i dati, i processi di digitalizzazione e dunque l’intelligenza artificiale. Prestando attenzione però a fare in modo che il suo stesso utilizzo non diventi fonte di disuguaglianze, come ha ricordato Elettra Carini, Dirigente Medico, Unità di Progetto Pnrr di Agenas, e responsabile Ai del progetto Mia, sviluppato nell’ottica di omogeneizzare l’assistenza primaria a livello territoriale. “Abbiamo sviluppato il progetto Mia, ora in fase di sperimentazione, come uno strumento promotore di uguaglianza, per supportare i medici nella diagnosi, nel monitoraggio dei pazienti cronici e per incentivare attività di prevenzione”. Alimentata e allenata su fonti dati provenienti da Pdta, linee guida ed evidenze scientifiche, Mia è una piattaforma che mette a disposizione suggerimenti per diagnosi, esami e percorsi terapeutici, identifica pazienti idonei ad attività di screening e vaccini, con la promessa di migliorare appropriatezza prescrittiva, aderenza terapeutica e potenziare le strategie di prevenzione. E di ridurre almeno in parte le diseguaglianze.