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Alzheimer: uno spray nasale che difende neuroni e memoria

(Foto: Iana Kunitsa/Moment/Getty Images) 

I risultati di uno studio preclinico mostrano come lo spray abbia raggiunto il cervello, contrastando la neuroinfiammazione, proteggendo la funzione dei neuroni e preservando la memoria

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Una nuova strategia potrebbe, in futuro, aiutarci nella lotta alla malattia di Alzheimer. Un nuovo studio italiano, svolto dai ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, della Fondazione Policlinico Gemelli Ircss e del Centro di Ricerca E. Menni di Fondazione Poliambulanza, ha mostrato come uno spray nasale può, per ora solo su modelli sperimentali, raggiungere il cervello. Qui, le vescicole contenute al suo interno sarebbero poi riuscite a contrastare la neuroinfiammazione, proteggendo la funzione dei neuroni e preservando la memoria. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Translational Neurodegeneration.

Lo studio preclinico

Nello studio, gli autori hanno mostrato che lo spray, somministrato per via intranasale a un modello animale della malattia di Alzheimer, è riuscito a raggiungere l'ippocampo, una delle aree cerebrali cruciali per la memoria e che sappiamo essere particolarmente colpito da questa patologia. In particolare, lo spray contiene vescicole extracellulari derivate dalla membrana amniotica, ossia minuscole strutture rilasciate dalle cellule, capaci di trasportare molecole e segnali biologici ad altre cellule, che sono state ottenute dal tessuto che avvolge il feto durante la gravidanza. Una volta raggiunto l'ippocampo, secondo quanto emerso dal nuovo studio, queste vescicole sono state incorporate sia dai neuroni che dalla microglia, l'insieme di cellule coinvolte nella sorveglianza e difesa del cervello. I test sono stati effettuati anche su neuroni umani coltivati in laboratorio, mostrando effetti simili con quelli osservati nei modelli animali.

Non solo spegnere l'infiammazione

Gli autori, infatti, hanno osservato effetti del trattamento su diversi aspetti della malattia, dalla modulazione della neuroinfiammazione alla protezione della funzione dei neuroni e in particolare a livello delle sinapsi, le connessioni attraverso cui i neuroni comunicano tra loro. In altre parole, lo spray nasale non si è limitato a “spegnere” l'infiammazione, ma anche a rimodellare il microambiente infiammatorio, creando le condizioni favorevoli affinché l'integrità e la funzione cerebrale possano essere mantenute. In particolare, gli autori hanno notato che negli animali trattati e nei neuroni umani studiati in laboratorio sono aumentati i livelli di alcune proteine associate alla plasticità neuronale, alla trasmissione sinaptica e ai processi di memoria. Dati, quindi, che suggeriscono come le vescicole possano contribuire a prevenire l'insorgenza di deficit di memoria e a contrastare il declino cognitivo quando è già in atto.

Una strategia diversa

Il trattamento potrebbe, quindi, non limitarsi a proteggere il cervello prima che la malattia provochi danni evidenti, ma potrebbe avere effetti anche nelle fasi successive. Bisognerebbe, quindi, concentrarsi “non solo sul contrastare l'accumulo di proteine caratteristiche della malattia, come beta-amiloide e tau, ma anche prestare grande attenzione all'ambiente cellulare nel quale i neuroni vivono e ai segnali molecolari che queste cellule si scambiano e che possono influenzare la funzione delle sinapsi”, ha commentato Salvatore Fusco, tra gli autori dello studio. Sebbene siano risultati preclinici, ossia ottenuti in laboratorio su modelli animali e in provetta, indicano comunque una direzione molto promettente per la ricerca. Quale? “Comprendere se alcuni dei meccanismi attraverso i quali la placenta regola naturalmente l'infiammazione e protegge i tessuti possano offrire nuovi strumenti per il trattamento delle malattie neurodegenerative”, ha concluso il co-autore Claudio Grassi.