Farmaci, cosa vogliono sapere i cittadini
Maggiore informazione e regole più semplici per l’accesso a medicinali non ancora commercializzati per chi è senza valide alternative. Se ne è parlato a Milano durante l’iniziativa di AFI “La salute in prima persona”
In Italia, nel 2025, tra assistenza pubblica e privata, sono state dispensate 1,9 miliardi di confezioni di medicinali e consumate 1.148 dosi giornaliere di farmaci ogni mille abitanti in regime convenzionato, pari a circa 18 confezioni per ciascun cittadino (Rapporto OsMed 2025). Numeri importanti che fotografano un rapporto con la cura senza dubbio fortemente incentrato sulla terapia farmacologica. Ma quanto ne sanno davvero i cittadini di ciò che assumono, della sicurezza dei trattamenti e dei tempi necessari per approvare una nuova terapia?
Se ne è parlato nell’ambito dell’evento “La salute in Prima Persona”, un incontro aperto a tutti per conoscere più da vicino il mondo dei farmaci, dei dispositivi medici e degli integratori organizzato a Milano, nella sua sesta edizione, dall’Associazione Farmaceutici Industria Società Scientifica (AFI). Tra i progetti al centro del dibattito, il Progetto CURa (Compassionate Use Reshape), che si propone di aggiornare le regole italiane sull’uso compassionevole dei farmaci, e il foglietto illustrativo elettronico.
Meno distanza tra chi sviluppa le terapie e chi ne ha bisogno
L’iniziativa nasce dall’esigenza di dare ai cittadini uno spazio per porre domande sui farmaci e ricevere risposte direttamente da chi li studia, produce e controlla, in un contesto segnato non solo dall’uso crescente di medicinali ma anche da episodi di informazione parziale o distorta sulle terapie. “I cittadini pongono domande urgenti su tempi di approvazione delle nuove terapie, sulla sicurezza e sulle reali modalità di accesso ai trattamenti innovativi - spiega Lorenzo Cottini, AFI, Coordinatore GDS Ricerche Cliniche - Vivendo quotidianamente la complessa gestione delle sperimentazioni cliniche e i quadri regolatori, ci rendiamo conto di quanto queste procedure possano apparire distanti; per questo un confronto diretto con esperti e associazioni di pazienti è quanto mai indispensabile. Serve a tradurre il rigore scientifico in risposte chiare e accessibili, accorciando le distanze tra chi sviluppa le cure e chi ne ha bisogno, per restituire consapevolezza alle persone”.
Uso compassionevole: serve una svolta
Nell’ambito dell’accesso alle nuove terapie, tra i temi al centro dell’iniziativa spicca CURa (Compassionate Use Reshape), il progetto che punta ad aggiornare le regole italiane sull’uso compassionevole dei farmaci, ferme al decreto ministeriale del 7 settembre 2017: ovvero l'accesso gratuito a un farmaco non ancora commercializzato per pazienti con una patologia grave e senza valide alternative terapeutiche, quando il medico ritiene che possa esserci un beneficio clinico.
“Se si vuole garantire veramente una continuità assistenziale e uno sviluppo clinico delle terapie - sottolinea Alessandra Ferrari, AFI, Coordinatrice Clinical Trial office – Oncologic Hematologic, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo - L'attuale impianto normativo sull'uso compassionevole dei farmaci in Italia richiede una trasformazione. Nell'ambito del progetto, è stato messo a punto un Position Paper con proposte concrete per una governance dell'uso compassionevole moderna, sinergica e orientata al valore complessivo per la salute pubblica: cinque direttrici d’intervento – continua - che riguardano la semplificazione burocratica con l’approvazione centralizzata dei programmi; regole più certe; una cabina di regia coordinata tra centri clinici, aziende farmaceutiche e Aifa; l'uniformità nella continuità terapeutica e la gestione delle casistiche complesse”.
Il bugiardino 2.0
Tra gli altri progetti in primo piano che AFI ha presentato in questa occasione di dibattito con i cittadini e pazienti - sostenuta anche con il supporto di Roche nell'ambito del progetto Ricerca Circolare, un'iniziativa nata per raccontare la ricerca scientifica nella sua dimensione più autentica attraverso strumenti di informazione cartacei e digitali e momenti di confronto e dialogo - c’è anche“My e-Leaflet 2.0”, una proposta di digitalizzazione del foglietto illustrativo (ePIL) pensata per offrire un’informazione più accessibile, navigabile, integrata e certificata. Non una mera dematerializzazione (in formato PDF o Word), ma un vero e proprio strumento nativo digitale, strutturato, aggiornato, navigabile e interoperabile, capace di dialogare con le piattaforme della sanità digitale tra cui anche il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. L’obiettivo non è sostituire il cartaceo, sottolineano gli esperti di AFI, ma costruire un modello progressivo e credibile, che consenta di sostenere appropriatezza d’uso, aderenza terapeutica e continuità di cura.
Per delineare le modalità reali di accesso alle informazioni sui medicinali e individuare i fattori che possono facilitare o ostacolare l’introduzione dell’ePIL, nell’ambito di My e-Leaflet 2.0 sono state condotte anche due indagini rivolte ai cittadini e ai farmacisti ospedalieri. Il campione di cittadini rilevato, caratterizzato per l'80% da utenti over-55, ha dichiarato di consultare "sempre o spesso" il foglio illustrativo, cercando in primo luogo informazioni sulla posologia (58%); l'interesse verso l'ePIL è inoltre risultato elevato (87-95%) perché percepito come uno strumento capace di offrire funzioni personalizzate e di promemoria. Tuttavia, il 76% dei rispondenti si è mostrato non ancora pronto a dire addio alla vecchia scatola e dunque contrario all'eliminazione del foglietto cartaceo: il digitale viene promosso a pieni voti come valore aggiunto, ma il supporto cartaceo rimane una “garanzia fisica” fondamentale del proprio diritto alla salute e all'informazione.
Per AFI, il valore dell’ePIL starebbe infatti nel modo in cui l’informazione viene organizzata e utilizzata. Il foglio digitale dovrebbe permettere aggiornamenti tempestivi, regolazione della dimensione dei caratteri, ricerca per parole chiave, accesso multilingue e utilizzo di tecnologie per persone non vedenti o ipovedenti.