Tumore al seno, 2.400 casi per colpa dell’alcol
di Erica MannaLo ricorda il tour della prevenzione del veliero Amerigo Vespucci. Ultima tappa a Genova: resterà fino al 14 giugno
Non è mai “solo un bicchiere”: perché quando si parla di alcol, non esiste una dose minima sicura. Spesso, però, la correlazione tra il consumo di alcolici e l’insorgenza di tumori è poco conosciuta. Eppure, il 4,6 per cento delle diagnosi di carcinoma mammario - il tipo di tumore più frequente in Italia - è attribuibile proprio al consumo di bevande alcoliche. Si tratta di 11.854 casi nel periodo dal 2015 al 2019 in Italia. Ovvero, 2.400 all’anno. Ma l’altro dato allarmante è che l’accesso agli screening gratuiti messi a disposizione dal sistema sanitario nazionale è ancora scarso: “Vi ricorre solo la metà della popolazione che ne ha diritto – sottolinea Nicoletta Gandolfo, presidente della Società di Radiologia medica e interventistica Sirm -. Di fatto, dunque, l’altra metà della popolazione rifiuta un intervento di assistenza pubblica: un’opportunità persa”.
L’ultima tappa sulla Vespucci
È proprio per lavorare sulla prevenzione e sull’informazione rispetto ai corretti stili di vita che l’Associazione italiana di Oncologia medica (Aiom), Fondazione Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro), Fondazione Aiom e la Società italiana di Radiologia medica e interventistica (Sirm) hanno navigato insieme alla Amerigo Vespucci, la storica nave scuola della Marina Militare Italiana. L’ultima tappa del tour mondiale –lungo due anni e 50 mila miglia nautiche - è il porto di Genova: che per l’occasione ha accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In questo scenario, nel Villaggio Italia di Calata Mandraccio al porto antico, Aiom, Airc e Sim hanno il loro stand dal 10 al 14 giugno per sensibilizzare la popolazione.
L’arma della prevenzione
“Abbiamo circa 390 mila nuove diagnosi all’anno: significa che ogni giorno mille persone si ammalano di cancro. Ma sempre di più si guarisce”, dice Francesco Perrone, presidente di Aiom, che sottolinea come la conoscenza dei corretti stili di vita possa fare la differenza: “Il 40% dei nuovi casi di tumore può essere evitato in questo modo – dice -. In questi mesi abbiamo accompagnato il tour Vespucci e siamo al fianco delle istituzioni in questo progetto, che permette di raggiungere migliaia di persone”.
Uno dei fattori di rischio meno conosciuti è il consumo di alcol e come rimarca l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste una dose minima sicura per l’organismo: “Studi scientifici dimostrano con certezza il ruolo causale del consumo di bevande alcoliche nell’insorgenza di diversi tipi di neoplasie – sottolinea Perrone -, tra cui i tumori dell’esofago, del fegato, del colon-retto, della mammella, delle labbra e della cavità orale, della laringe e della faringe. Il 4% dei casi totali di cancro è riconducibile a questa abitudine”.
Alcol, rischiano soprattutto le donne
L’anno scorso, in Italia, sono stati stimati 175.600 nuovi casi di tumore nelle donne. E tra le abitudini rischiose più sottovalutate c’è proprio il consumo di alcolici. Che risultano più tossici per la popolazione femminile: “Il loro organismo si caratterizza per una minore produzione dell’enzima alcol-deidrogenasi, che determina una ridotta capacità di metabolizzare l’etanolo – spiega il presidente di Aiom –. L’etanolo, poi, stimola l’azione degli estrogeni, gli ormoni responsabili di circa il 70 per cento dei tumori del seno. La probabilità di sviluppare la malattia aumenta esponenzialmente quando all’alcol si associano altri fattori di rischio, che ne potenziano gli effetti dannosi, come il fumo di sigaretta e il sovrappeso”.
Metà dei malati di cancro può guarire
Tre tumori su dieci in Italia sono provocati da un’alimentazione scorretta. “I più recenti studi scientifici hanno evidenziato che il 40 per cento dei tumori potrebbe essere evitato con uno stile di vita sano, ossia alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e niente fumo – spiega Lorenzo Anselmi, presidente del comitato Liguria Fondazione Airc –. Allo stesso modo è fondamentale invitare i cittadini a partecipare ai programmi di screening oncologici gratuiti per la diagnosi precoce, perché individuare un tumore in fase iniziale aumenta notevolmente le possibilità di cura e sopravvivenza. Ricerca e prevenzione hanno prodotto risultati concreti: oggi si stima che la metà circa delle persone che ricevono una diagnosi di cancro potrebbe guarire, recuperando la stessa aspettativa di vita di chi non si è ammalato”.
In Liguria poca prevenzione
In Liguria, dove si è concluso il tour mondiale dell’Amerigo Vespucci, vivono circa 104.000 persone che hanno ricevuto la diagnosi di tumore. Ma qui, nella Regione più anziana d’Italia con il 28,9 per cento di over 65 (la media nazionale è del 24%), le criticità sono numerose: il 40 per cento dei cittadini è sovrappeso, il 24,2 fuma, il 23,8 è sedentario. E anche il consumo di alcolici è superiore alla media italiana: 64,9 per cento contro il 58,4. E il consumo di alcol in Liguria è responsabile di quasi 500 nuove diagnosi all’anno.
“In Liguria va migliorata anche l’adesione ai programmi organizzati di screening anti-cancro - sottolinea Gandolfo -. Per tutti e tre i programmi, la Regione fa registrare percentuali di adesione leggermente inferiori alla media nazionale. Solo il 32,8% dei cittadini esegue il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto, contro una media italiana del 34. Sono inferiori alla media nazionale (del 41,5 per cento) anche le percentuali di adesione al test Hpv al Pap test per il carcinoma del collo dell’utero: appena il 36,7 per cento. E, in Liguria, le donne che eseguono la mammografia sono il 52,2%, mentre la media italiana è del 55,4%”.
Estendere l’età della diagnosi precoce
Il Piano Regionale della Prevenzione della Liguria per gli anni 2021-2025 ha recepito le indicazioni di quello nazionale. Prevede, tra le azioni dedicate agli screening oncologici, l’estensione dell’invito agli screening mammografico e colorettale alla popolazione fino a 74 anni. Sono diverse le regioni che stanno ampliando la fascia di popolazione da candidare ai programmi di prevenzione secondaria: “L’estensione della mammografia dalle 50-69enni alle 45-74enni risponde all’esigenza di ridurre sempre più la mortalità per tumore del seno in una prospettiva di prevenzione svolta da personale medico e da tecnici sanitari di radiologia medica interamente dedicati – conclude Gandolfo –. È importante che ogni donna che riceve la diagnosi di carcinoma mammario sia presa in carico dai centri di senologia, che garantiscono un approccio multidisciplinare e percorsi di diagnosi, cura e follow up personalizzati”.