Che cos’è il glioma cerebrale dell’attrice Kelley Mack e chi colpisce
di Tiziana MoriconiL’attrice Kelley Mack aveva 33 anni. I tumori del sistema nervoso sono rari, ma possono colpire a tutte le età e nei giovani maschi sono la terza causa di decesso oncologico
Un glioma, ossia il tumore cerebrale più comune negli adulti. Questa la malattia che ha colpito Kelley Mack, la giovane star di The walking dead e di Chicago Med, deceduta lo scorso 2 agosto. Parliamo di una neoplasia rara: in Italia, nel 2024, si stima che ci siano stati poco più di 6 mila nuovi casi di tumori cerebrali (2.644 nelle donne e 3.482 negli uomini), e circa un terzo è rappresentato da gliomi. In generale, però, i tumori del sistema nervoso centrale hanno un impatto importante, soprattutto nei giovani adulti maschi tra i 20 e i 49 anni, per i quali rappresentano la terza causa di morte oncologica (nelle giovani donne della stessa età è invece la settima).
Cosa sono i gliomi e come si classificano?
Il nome glioma deriva dalle cellule gliali da cui originano, che svolgono un ruolo di supporto fondamentale per i neuroni nel sistema nervoso centrale. In realtà ne esistono molti tipi diversi, a seconda del tipo di cellula gliale coinvolta (astrociti, oligodendrociti e cellule ependimali). Inoltre si distinguono in “a basso grado di malignità” (più tipici dei giovani adulti e in generale meno aggressivi e più lenti nello sviluppo) e “ad alto grado di malignità”.
Si classificano, quindi, come:
- Astrocitomi: sono i più comuni e rappresentano quasi la metà di tutti i tumori cerebrali primari. Rientrano tra questi i glioblastomi: rappresentano la maggior parte dei gliomi e sono le più aggressive tra le neoplasie del cervello. Possono insorgere a qualsiasi età, ma sono più tipici degli adulti, con un’età di insorgenza media intorno ai 65 anni. L’incidenza è stimata intorno a 3-4 casi su 100mila abitanti per anno, ma sale fino a 10-12 negli over 60.
- Gliomi del tronco encefalico: colpiscono più spesso i bambini in età scolare e sono responsabili del maggior numero di decessi infantili per tumori cerebrali primari.
- Ependimomi: sono molto rari in generale (2-3% dei tumori cerebrali primari, ma circa l'8-10% nei bambini, soprattutto sotto i 10 anni).
- Gliomi misti (anche chiamati oligo-astrocitomi): coinvolgono più tipi di cellule gliali. Si trovano spesso nel cervello e sono più comuni negli uomini adulti.
- Oligodendrogliomi: si formano dagli oligodendrociti, le cellule di supporto del tessuto cerebrale. Rappresentano circa il 2-4% dei tumori cerebrali primari. Sono più comuni negli adulti giovani e di mezza età e negli uomini.
- Gliomi delle vie ottiche: sono un tipo di tumore di basso grado che si trova nel nervo ottico o nel chiasma ottico. Le persone con neurofibromatosi hanno maggiori probabilità di svilupparlo. Questi gliomi possono causare perdita della vista e problemi ormonali.
I sintomi più comuni dei tumori cerebrali
La gravità di tutti questi tumori e i sintomi dipendono dalla velocità con cui crescono e dalla loro capacità di infiltrare i tessuti circostanti. Le masse tumorali, infatti, possono esercitare una pressione sul cervello o sul midollo spinale. “I sintomi purtroppo sono vaghi – spiega a Oncoline Enrico Franceschi, Direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia del Sistema Nervoso presso l'Irccs Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (Isnb) – Si va dal mal di testa, che è molto diffuso nella popolazione e quindi poco indicativo, alle crisi epilettiche. In altri casi si possono anche avere disturbi della personalità o sintomi simili a quelli di un ictus”.
Cosa fare e quando? “Se una persona ha un sintomo neurologico – risponde Franceschi – va sempre consultato il proprio medico di famiglia, che valuterà l’opportunità di una visita neurologica. In caso di sintomi più gravi, invece, è importante recarsi immediatamente al pronto soccorso, dove verrà eseguita una valutazione ed eventualmente le indagini radiologiche necessarie”.
La neurochirurgia, le terapie e gli studi in corso
Tra i trattamenti dei gliomi, la neurochirurgia, quando possibile, ha un ruolo fondamentale. Il trattamento normalmente è integrato, e prevede l’utilizzo di radioterapia, chemioterapia e altre nuove terapie mirate che hanno l’obiettivo di arrestare la progressione della malattia e ridurre quanto più possibile il rischio di recidive. Che, soprattutto nel caso del glioblastoma, sono purtroppo molto frequenti. “Sono in corso diversi studi a livello internazionale che investono anche l’Italia – riprende Franceschi – Una nuova strategia farmacologica che si sta testando anche nel nostro Paese riguarda il glioblastoma di nuova diagnosi con una particolare caratteristica biomolecolare, l’assenza di metilazione del gene MGMT. La sperimentazione sta valutando l’associazione di Parp inibitori e radioterapia. Un altro studio prevede l’impianto di un dispositivo medico in grado di aprire la barriera ematoencefalica grazie agli ultrasuoni per far arrivare i farmaci direttamente al tumore. Ancora, uno studio europeo sta testando l’efficacia di intervenire sulle recidive con una seconda radioterapia. C’è, infine, una molecola molto promettente che agisce sul metabolismo cellulare e sui mitocondri per una popolazione molto selezionata di pazienti con un glioma della linea mediana, tipici dei giovani”.
Fondamentale la riabilitazione, anche cognitiva
Anche la riabilitazione ha un ruolo importantissimo, perché i tumori cerebrali e le terapie possono portare una notevole riduzione delle capacità neurocognitive, e quindi avere un forte impatto sulla qualità della vita. “Oltre alla riabilitazione fisica e alla logopedia, è bene pensare anche alla riabilitazione neurocognitiva – conclude l’esperto – Chi fa radioterapia, per esempio, può avere nel tempo un deterioramento cognitivo che però può essere riconosciuto e trattato”.