Tumore gastrico, con la ‘combo’ immuno-chemioterapia prima e dopo la chirurgia si vive più a lungo
di Irma D'AriaPresentati ad Esmo gli ultimi dati dello studio Matterhorn per i pazienti con tumore gastrico che in Italia sono 72mila
Berlino – Un importante passo avanti nel trattamento del tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea in fase precoce arriva dallo studio clinico internazionale di Fase III Matterhorn. I risultati, che erano già stato presentati al congresso mondiale Asco, sono stati aggiornati al Congresso 2025 della European Society for Medical Oncology (ESMO), indicano che l’aggiunta dell’immunoterapia a un regime chemioterapico perioperatorio standard migliora significativamente la sopravvivenza globale rispetto alla sola chemioterapia.
Riduzione del rischio di morte e aumento della sopravvivenza a tre anni
Nello studio, i pazienti affetti da tumore gastrico o della giunzione gastroesofagea (GEJ) resecabile in stadio II-IVA sono stati trattati con un regime combinato prima e dopo l’intervento chirurgico. Al momento dell’analisi finale, è emersa una riduzione del rischio di morte del 22% rispetto alla chemioterapia standard. La sopravvivenza globale mediana non è stata raggiunta in nessuno dei due gruppi. Tuttavia, a tre anni dal trattamento, il 69% dei pazienti nel gruppo sperimentale era vivo, contro il 62% nel gruppo di controllo, indicando un beneficio clinicamente rilevante.
Funziona prima, durante e dopo l’intervento
Qual è il valore aggiunto di questo studio? “Sta nel fatto che incrementa la possibilità di guarigione dei pazienti grazie all'utilizzo dell'immunoterapia sia in combinazione alla chemioterapia prima dell'intervento chirurgico sia dopo, sia nel mantenimento fino ad un anno complessivo di trattamento con immunoterapia”, risponde Alessandro Pastorino, dirigente medico di I livello U.O. Oncologia Medica 1 IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. “L'altro elemento importante è che l'aggiunta del durvalumab alla chemioterapia nella fase preoperatoria non riduce la possibilità dei pazienti di andare a chirurgia, quindi è assolutamente sicuro e anche nel lungo termine non va a incrementare il tasso di tossicità. È un’evoluzione cruciale nella gestione dei tumori gastrici, dove i tassi di sopravvivenza restano bassi”.
Un vantaggio indipendente dallo stato di PD-L1
Il miglioramento della sopravvivenza è risultato coerente in quasi tutti i sottogruppi analizzati, indipendentemente dallo stato di espressione di PD-L1. Anche i pazienti con bassa o assente espressione di questo biomarcatore hanno beneficiato del trattamento combinato, suggerendo un possibile impatto trasversale della strategia terapeutica. Secondo Lorenzo Fornaro, oncologo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, “questi dati rappresentano una speranza concreta per i pazienti. Il beneficio di sopravvivenza è stato riscontrato anche in assenza di PD-L1, e questo trattamento potrebbe affermarsi come nuovo standard con intento curativo”.
Sette pazienti su 10 sono vivi a tre anni
La riduzione del rischio di morte è accompagnata da un miglioramento della sopravvivenza libera da eventi (EFS), già osservato in un’analisi precedente, con una riduzione del 29% del rischio di progressione, recidiva o morte. “I nuovi dati forniti dallo studio Matterhorn sono molto importanti e rappresentano una speranza per i pazienti affetti da tumore gastrico e della giunzione gastro-esofagea - sottolinea Lorenzo Fornaro, Oncologia Medica 2 Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. Queste patologie tendono a recidivare e presentano una prognosi a lungo termine sfavorevole, nonostante il ricorso alla chirurgia con intento curativo e alla chemioterapia. Grazie al regime perioperatorio a base di durvalumab, sette pazienti su dieci sono vivi a tre anni. Il beneficio di sopravvivenza è stato riscontrato indipendentemente dallo stato di PD-L1. Questi risultati sono quindi molto incoraggianti e pensiamo che la combinazione potrebbe diventare il nuovo standard di trattamento con intento curativo”.
Una patologia ancora ad alta mortalità
Il tumore gastrico è il quinto tumore più frequente a livello globale e la quinta causa di morte oncologica. Nel 2022 sono stati diagnosticati circa un milione di nuovi casi con oltre 660.000 decessi. In Italia, si stima che più di 72.000 persone convivano con questa diagnosi. Nonostante l’approccio multimodale che prevede chirurgia e chemioterapia, circa un paziente su quattro sviluppa una recidiva entro un anno dall’intervento, e la sopravvivenza a cinque anni resta inferiore al 50%. Questo evidenzia la necessità urgente di strategie terapeutiche più efficaci, in particolare per la malattia in fase iniziale ma localmente avanzata.