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Tumore dell’ovaio, a Sorrento le nuove frontiere della medicina di precisione

(Foto: NoSystem images/E+) 

All’evento scientifico FOLight le terapie mirate e gli anticorpi farmaco-coniugati aprono scenari di cura inediti per le pazienti platino-resistenti, riducendo la mortalità e migliorando la qualità della vita

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Tra i tumori ginecologici, il carcinoma ovarico è quello più insidioso: aggressivo e senza sintomi specifici, in otto donne su dieci viene diagnosticato quando è già in fase avanzata, e molto raramente la malattia viene intercettata quando è confinata solo alle ovaie. Il che rende ulteriormente più difficili le già limitate possibilità di cura. Eppure – anche grazie alle nuove opzioni terapeutiche disponibili - oggi sono oltre 52 mila le donne italiane che vivono con un tumore dell’ovaio, con 5400 nuove diagnosi ogni anno. Per fare il punto su questa neoplasia, discutere sulle ultime prospettive di trattamento e sulle nuove esigenze delle donne colpite dalla malattia, il 16 e il 17 marzo si riuniscono a Sorrento (Na) oncologi, ginecologi, anatomopatologi, oftalmologi e altri professionisti della salute nell’evento scientifico FOLight – Discovering new frontiers in Ovarian Cancer, organizzato da AbbVie.

Regalare speranza alle pazienti

“Il carcinoma ovarico è il settimo più diagnosticato tra le donne di tutto mondo”, sottolinea Sandro Pignata, Direttore OC Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli. “La prevenzione secondaria – aggiunge Pignata - è molto difficile e non esistono al momento degli esami di screening accertati. Di solito il trattamento consiste in un primo intervento chirurgico a cui seguono cicli di chemioterapia a base di platino”. Tuttavia questi protocolli spesso comportano eventi avversi che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita. Non solo: la neoplasia tende a recidivare nel 70% dei casi di stadio III e IV e cioè quando è diffusa alla cavità addominale o estesa ad organi, come fegato o polmoni. In aggiunta, continua Pignata, la resistenza ai farmaci tradizionali è molto frequente e quindi la ricerca scientifica ha dovuto concentrarsi sulla medicina di precisione e sull’individuazione di nuove terapie mirate”. Queste hanno un impatto sui tassi di mortalità, che nell’ultimo decennio risultano in diminuzione, regalando una nuova speranza alle pazienti, anche a quelle che sviluppano una recidiva che non risponde alla terapia a base di platino (Proc).

Platino-resistenza, un bisogno insoddisfatto

Nonostante questi progressi, restano però importanti bisogni insoddisfatti: le uniche terapie innovative finora disponibili per il carcinoma dell’ovaio sono ad oggi riservate solo ad alcune categorie di pazienti, e solo nelle prime fasi della malattia. Questo esclude dai progressi le pazienti in stadio più avanzato, tra cui le pazienti platino-resistenti. Per quest’ultima categoria in particolare – aggiunge Anna Fagotti, Direttrice Uoc Carcinoma Ovarico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs – è importante rendere al più presto disponibili in Italia i nuovi anticorpi farmaco-coniugati diretti su nuovi biomarcatori presenti in uno specifico setting di pazienti.

Un nuovo biomarcatore

In questo senso, una delle nuove strategie terapeutiche è rappresentata da mirvetuximab soravtansine, autorizzato a livello europeo a fine del 2024. Questo anticorpo farmaco-coniugato ha dimostrato di migliorare la prognosi ritardando la progressione della malattia, e aumentando la sopravvivenza globale. A beneficiare di questa nuova strategia terapeutica sono le donne che presentano il biomarcatore scoperto di recente: si tratta del recettore dei folati (FRα), overespresso in circa il 50% di tutte le pazienti.

Un cambio di prospettiva

Si tratta di una evoluzione importante, come sottolinea Ilaria Bellet, Presidente Acto Italia – Alleanza contro il Tumore Ovarico. Le terapie mirate come quelle con gli anticorpi farmaco-coniugati possono infatti cambiare le prospettive per molte pazienti. “Ma per trasformare questa innovazione in cura – ammonisce Bellet - serve un passo decisivo: rendere disponibili queste terapie in modo tempestivo e omogeneo sul territorio, insieme agli strumenti diagnostici indispensabili per accedervi. In parallelo, non possiamo trascurare il valore di un’informazione corretta: i tumori ginecologici sono ancora poco conosciuti e la scarsa consapevolezza può tradursi in diagnosi tardive e percorsi più difficili. Acto è impegnata a colmare questo divario con iniziative di sensibilizzazione e orientamento”.