Cancro alla vescica, la prevenzione inizia al supermercato
di Mara MagistroniSovrappeso e eccesso di grasso viscerale aumentano il rischio oncologico negli uomini. Ecco alcuni consigli per mantenere il controllo del peso e contribuire a salvaguardare la salute a lungo termine
Le dimensioni, in certi casi, contano. Un vasto studio, da poco pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, conferma il legame tra indice di massa corporeo (bmi), circonferenza vita e altezza con la probabilità di sviluppare un tumore alla vescica: per gli uomini in particolare, più si è “grossi” più alto è il rischio. Un riscontro che, ancora una volta, sottolinea come il benessere a lungo termine passi anche dalla tavola, trasformando il carrello della spesa in uno strumento di prevenzione.
Dimensioni corporee e rischio oncologico
Lo studio condotto su scala globale ha analizzato i dati clinici di oltre due milioni e mezzo di persone, mettendo in evidenza che, almeno per gli uomini, l’aumento del bmi e della circonferenza della vita è direttamente collegato all’incremento del rischio di cancro alla vescica: il sovrappeso e l’obesità, infatti, fanno aumentare le probabilità di neoplasie rispettivamente dell’8% e del 16%. Diversi processi possono concorrere all’insorgenza della neoplasia (per esempio la resistenza all’insulina), ma il fatto che il fenomeno sembri interessare in modo particolare i maschi potrebbe essere dovuto alla differenza nella tipologia di adipe: il grasso viscerale, cioè quello che si accumula a livello addominale e circonda gli organi, è più abbondante negli uomini (nelle donne è più comune quello sottocutaneo) e rilascerebbe sostanze infiammatorie predisponendo allo sviluppo di tumori.
Cosa lasciare fuori dal carrello della spesa
Il mantenimento del normopeso e soprattutto il controllo del grasso viscerale contribuiscono, dunque, al benessere dell’organismo a lungo termine. Un obiettivo che diventa più facile se ci si discosta da prodotti tipici della dieta “occidentale”. Le carni rosse e lavorate (salumi e insaccati), per esempio, contengono spesso composti che si accumulano nelle urine e, rimanendo a contatto con le pareti interne della vescica, possono danneggiare le cellule dell’organo e promuoverne la trasformazione in tumorali. Anche i carboidrati raffinati, i cibi ad alto contenuto di zuccheri e i grassi saturi di origine animale dovrebbero essere limitati, poiché favoriscono l'infiammazione cronica e l'insulino-resistenza.
Il potere protettivo dei vegetali
Per gli esperti, la spesa intelligente è quella che permette di seguire la dieta mediterranea, che continuamente dà prova di essere una buona alleata per la prevenzione di molte malattie, non solo del cancro alla vescica. Sì, quindi, a frutta e verdura fresche e di stagione, con un occhio di riguardo per le crucifere, cioè broccoli, cavoli e cavolfiori (anche crude, per preservare al massimo le proprietà antiossidanti). Prodotti della terra ricchi di vitamine, carotenoidi e polifenoli aiutano a neutralizzare i radicali liberi e a prevenire i danni al Dna.
Gli alimenti pilastri della salute
Fonte importantissima di grassi “buoni”, l’olio extravergine d’oliva non deve mancare dalla tavola. Cereali integrali e legumi, poi, sono ricchi di fibre che favoriscono il senso di sazietà e aiutano sia nella gestione del peso sia nel miglioramento del profilo metabolico. La scelta di alimenti integrali rispetto a quelli raffinati, infatti, permette di evitare picchi di insulina nel sangue, riducendo così la stimolazione alla proliferazione cellulare. Anche il pesce andrebbe consumato con regolarità, preferendolo alle carni rosse.
Piccole accortezze possono fare la differenza
Sebbene ci siano anche altri fattori di rischio determinanti - in primis il fumo di sigaretta - che concorrono ad aumentare le probabilità di sviluppare un tumore alla vescica, gli studi scientifici continuano a supportare l’idea che la prevenzione si faccia anche tra le corsie del supermercato. Attenzioni che anche chi ha purtroppo già ricevuto una diagnosi dovrebbe avere: esistono evidenze per cui mantenere uno stile di vita sano possa essere utile a migliorare la prognosi e a diminuire la probabilità di recidive.