Tumore al fegato, una nuova combinazione per ridurre la progressione della malattia
di Letizia GabaglioAl congresso Asco di Chicago arrivano dati sul possibile impiego di un nuovo schema terapeutico per alcune forme di carcinoma epatocellulare
Migliorare gli esiti della Tace (chemioembolizzazione transarteriosa), una tecnica utilizzata per il trattamento di alcune forme di tumore al fegato, grazie a una nuova combinazione di farmaci. E’ questa la speranza che arriva dalla presentazione dei risultati dello studio Emerald-3 al Congresso 2026 dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago. Lo studio multicentrico globale - e che vede la partecipazione di diversi centri italiani - ha infatti mostrato che la combinazione di immunoterapia e terapia mirata può migliorare gli esiti del trattamento rispetto alla sola Tace per alcuni tipi di tumore al fegato, una malattia di cui si contano circa 12600 diagnosi l’anno.
Nuove opzioni terapeutiche dopo l’embolizzazione
La Tace è una procedura riservata ad alcuni pazienti con carcinoma epatocellulare (localizzato, di stadio intermedio e che non possono essere sottoposti a chirurgia), la forma più comune del tumore al fegato, spiega Lorenza Rimassa, professoressa associata di Oncologia Medica all’Humanitas University e Responsabile dell’Uo di Oncologia Epatobiliopancreatica all’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Milano: “Circa il 30% dei pazienti con carcinoma epatocellulare è eleggibile per l’embolizzazione, una procedura di radiologia interventistica che blocca l’afflusso di sangue al tumore e permette di somministrare la chemioterapia o la radioterapia direttamente al fegato - ovvero la Tace - Nonostante sia lo standard di cura in questo setting, la maggior parte dei pazienti sottoposti a embolizzazione presenta progressione di malattia entro un anno. I pazienti affetti da tumore al fegato idonei all’embolizzazione hanno urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche per ritardare la progressione di malattia e migliorare la prognosi”.
Emerald-3: una doppia immunoterapia
Tra quelle in fase di studio negli ultimi tempi rientra anche l’immunoterapia. “L’immunoterapia - ha spiegato Massimo Di Maio, Presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) - ha già dimostrato di essere efficace nello stadio metastatico, dove è diventata standard di cura. I risultati dello studio Emerald-3 sono un esempio della possibilità di sperimentare l’impiego di trattamenti già dimostrati efficaci nella malattia avanzata anche in stadi più precoci, come accaduto in molti tipi di tumori”.
Nello specifico, dopo lo studio Emerald I (in cui è stato testato l’immunoterapico durvalumab, in aggiunta alla Tace, con o senza un antiangiogenico), lo studio Emerald-3 ha valutato invece l’efficacia di durvalumab e tremelimumab (immunoterapici) in combinazione o meno con lenvatinib (un antiangiogenico) e Tace, rispetto alla sola Tace, coinvolgendo in totale 760 pazienti. “Nello studio Emerald-3, è stato utilizzato il regime Stride, basato su un innovativo approccio di ‘priming immunitario’ con una singola dose di tremelimumab seguita da durvalumab in monoterapia. Quest’unica somministrazione di tremelimumab è in grado di fornire una ‘spinta’ alla risposta immunitaria, offrendo maggiore efficacia - riprende Rimassa - Con questo regime di doppia immunoterapia, nello studio Emerald-3 quasi un paziente su tre è vivo e senza progressione di malattia a due anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo associato a una tendenza al miglioramento della sopravvivenza, con o senza l’aggiunta di lenvatinib”.
Aumenta il numero di pazienti che potranno accedere al trapianto
“Lo studio Emerald-3 evidenzia il ruolo importante del regime immunoterapico Stride in combinazione con la Tace quando la funzionalità epatica non è compromessa - conclude Vincenzo Mazzaferro, professore di Chirurgia all’Università degli Studi di Milano e Direttore della Chirurgia Oncologica (epato-gastro-pancreatica) e Trapianto di Fegato alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - Sulla base dello studio Emerald-3 è verosimile che sarà significativo il numero di pazienti in cui il livello di risposta tumorale sarà compatibile con terapie curative come la resezione del tumore o il trapianto”.