Tumore alla prostata, una terapia potrebbe ridurre gli effetti collaterali a livello cognitivo
di Dario RubinoUno studio presentato al congresso dell’Asco ha mostrato che il darolutamide, rispetto a un altro farmaco della stessa classe, si associa a un minor declino cognitivo
Il darolutamide è un farmaco orale (un inibitore del recettore per gli androgeni) impiegato nel trattamento del tumore alla prostata, con diverse indicazioni. Ed è una molecola ampiamente studiata dai ricercatori. Le ultime notizie sul farmaco sono quelle che arrivano da Chicago, dove ieri si è concluso il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco). Non si tratta di dati di efficacia del farmaco sulla malattia in sé, ma del profilo di sicurezza della molecola. Nello specifico, la ricerca presentata oltreoceano ha mostrato che, rispetto a enzalutamide, un altro trattamento della stessa categoria impiegato per il tumore alla prostata, darolutamide si associa a un ridotto declino cognitivo. Un dato importante da considerare nella scelta delle terapie contro la malattia, ricordano gli esperti.
L’importanza di valutare anche gli aspetti cognitivi
“Il cancro alla prostata solo in Italia colpisce ogni anno più di 40mila uomini - afferma Orazio Caffo, professore associato di Oncologia all’Università di Trento e Direttore dell’Uo di Oncologia Medica dell’Ospedale Santa Chiara di Trento - Nella scelta del trattamento in stadio avanzato i clinici e i pazienti devono tenere sempre più in considerazione non solo la sopravvivenza e il controllo della malattia, ma anche l’impatto sulla vita quotidiana. In particolare, alcune terapie a lunga somministrazione, possono compromettere le funzioni cognitive. La qualità di vita va sempre garantita ed è fondamentale nella gestione della neoplasia”.
Alcuni inibitori del recettore degli androgeni (ARi) - la classe cui appartiene il darolutamide - sono associati ad effetti collaterali a livello del sistema nervoso centrale (come cadute, ma anche difficoltà di ragionamento). Alcuni dati preclinici e analisi di imaging su soggetti sani hanno mostrato che il darolutamide ha una ridotta capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, lasciando supporre un minor impatto a livello del sistema nervoso centrale rispetto ad altri farmaci della stessa categoria. Il farmaco a oggi è indicato per il trattamento di alcuni tumori alla prostata in fase avanzata, come cancro della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC) ad alto rischio di metastasi, cancro della prostata metastatico ormono-sensibile (mHSPC) più terapia di deprivazione androgenica in associazione o meno con chemioterapia.
Lo studio Aracog: i dati presentati all’Asco
Nello studio Aaracog che ha coinvolto 111 pazienti con tumore alla prostata in fase avanzata, alcuni hanno ricevuto darolutamide altri enzalutamide, un altro inibitore del recettore degli androgeni, sempre orale. Scopo della sperimentazione - ancora in corso (la raccolta dati si prevede che duri almeno 48 settimane) - è valutare l’impatto sulla qualità di vita, nello specifico sulla sfera cognitiva. I pazienti, a 12 o 24 settimane dall’inizio del trattamento potevano passare all'altra terapia in presenza di effetti collaterali - valutati con test oggettivi e soggettivi - come declino cognitivo evidente o cadute. A 24 settimane, tutti i pazienti che avevano cambiato il trattamento (23 persone) erano stati originariamente assegnati a enzalutamide e sono passati a darolutamide. Ma non solo: il declino cognitivo dei pazienti trattati con darolutamide era minore (nel dettaglio la una variazione cognitiva mediana era pari a -15,8%, rispetto al - 36,1% osservato per l’enzalutamide).
“I dati, presentati a Chicago, evidenziano chiaramente un minor declino cognitivo con darolutamide rispetto a enzalutamide - riprende Caffo - Si tratta di uno studio scientifico molto significativo, pur con un follow-up ancora limitato, che per la prima volta confronta due inibitori della via del recettore degli androgeni da questo punto di vista, confermando che la struttura molecolare della darolutamide può determinare un impatto più limitato sulla funzione cognitiva”.