Linfedema: i consigli degli esperti per gestire il gonfiore
di Dario RubinoDermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti si riuniscono oggi a Roma in un incontro per aiutare pazienti e caregiver a riconoscere e gestire precocemente il linfedema
Prima che il gonfiore e dolore diventino limitanti e importanti, il linfedema rischia di essere sottovalutato, anche quando sono presenti i primi sintomi dell’accumulo di linfa nei tessuti, come senso di pesantezza, tensione della cute, lieve gonfiore o difficoltà nei movimenti. Per questo è importante riconoscere subito il problema e intervenire, così da scongiurare peggioramenti e complicazioni. Per capire quale sia il modo migliore per farlo, oggi dermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti si riuniscono in un evento a Roma, presso l’Idi-Irccs di Roma, dedicato a malati e caregiver.
L’importanza di idratazione, protezione solare e igiene
I motivi di questo accumulo di linfa nei tessuti, a livello di braccia e gambe, vanno ricercati spesso nei trattamenti oncologici, e sono riconducibili a radioterapia e all’asportazione dei linfonodi. Si stima che fino all’80% dei pazienti oncologici possa andare incontro a linfedema. Ma “Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche”, ha ricordato Laura Colonna, Direttore dell’Uoc Cedri-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell’Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell’Idi-Irccs. “Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata”. Indicazioni particolarmente importanti soprattutto d’estate, quando caldo, sudorazione e sole rischiano di rendere la pelle più fragile, aumentando il rischio di irritazioni e infezioni.
Focus su riconoscimento precoce del linfedema
“Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile” ha spiegato Corrado Cirielli, Responsabile dell’Ambulatorio di Prevenzione, Diagnosi e Cura del Linfedema dell’Idi-Irccs. L’incontro di oggi è parte del Programma Quinquennale di Educazione Terapeutica promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti-Idi-Irccs e si inserisce in un percorso avviato un paio di anni fa per sensibilizzare i pazienti oncologici su questa condizione. “Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema - spiega Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’Idi-Irccs - Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare”.
Quando il paziente conosce il problema, infatti, è più facile intervenire e scongiurare il rischio di complicanze, ha aggiunto Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell’Idi-Irccs: “E può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche ”.
La gestione del linfedema
Il trattamento del linfedema opera a diversi livelli. Per gestire l’accumulo di liquidi possono essere impiegati trattamenti decongestionanti (come bendaggi, esercizi e fisioterapia), farmaci e chirurgia in alcuni casi. Ma anche la cura e l’igiene della pelle sono parte del trattamento, ricordano gli esperti. “Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme”, ha sottolineato Roberto Bartoletti, fisioterapista dell’Istituto. “È importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente”, ha aggiunto infine Federica De Galitiis, Direttore dell’Uoc di Oncologia dell’Idi-Irccs.