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L’innovazione terapeutica premia la ricerca oncologica e la cardiologia

(Foto: Extreme Media/E+/Getty Images)
(Foto: Extreme Media/E+/Getty Images) 

I farmaci durvalumab e baxdrostat vincono rispettivamente il Premio Galeno nelle categorie di Oncologia e Emato-oncologia e in quella di Cardiologia, malattie cardiovascolari, respiratorie

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Vince l’innovazione farmacologica contro il tumore al polmone e quella contro l’ipertensione non controllata: il Premio Galeno 2026 nella sezione Oncologia e Emato-oncologia e in quella di Cardiologia, malattie cardiovascolari, respiratorie e renali va a durvalumab e a baxdrostat. Un riconoscimento all’immunoterapia da una parte e ad una terapia mirata estremamente selettiva dall’altra.

L’immunoterapia contro una particolare forma di tumore al polmone

Durvalumab è un farmaco immunoterapico, il primo rivolto ai pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato la cui malattia non è progredita dopo chemioradioterapia a base di platino (è approvato anche con altre indicazioni). Questa forma di tumore al polmone, ha spiegato  Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca Italia, è particolarmente aggressiva ed è ancora associata a una ridotta sopravvivenza: “Per oltre vent’anni lo standard di cura non è cambiato: dopo la chemioradioterapia, per i pazienti la cui malattia non era progredita, restava soprattutto la sorveglianza attiva, in una fase caratterizzata da un elevato rischio di recidiva. Con Durvalumab possiamo oggi offrire quasi due anni di vita in più ai pazienti, trasformando il periodo successivo alla chemioradioterapia da una semplice attesa a un momento in cui è ancora possibile intervenire sulla malattia. Questo è, in fondo, il significato più autentico dell’innovazione: aprire una nuova prospettiva terapeutica in uno spazio rimasto immutato per decenni e dare finalmente una risposta concreta a un bisogno ch e, per troppo tempo, è rimasto senza soluzione”. Più nel dettaglio, durvalumab nello studio Adriatic ha ridotto del 27% il rischio di morte rispetto al placebo, con una sopravvivenza globale mediana di 55,9 mesi rispetto a 33,4 mesi, e del 24% il rischio di progressione o morte, mantenendo un profilo di tollerabilità favorevole.

Una nuova opzione contro l’ipertensione non controllata

Baxdrostat, sviluppato per pazienti con ipertensione non controllata, nonostante terapie in corso, si distingue per il proprio meccanismo di azione (inibisce selettivamente l’aldosterone sintasi), come ha spiegato Raffaela Fede, Direttore Medico AstraZeneca Italia: “Baxdrostat introduce un approccio innovativo agendo in modo mirato sulla sintesi dell’aldosterone, uno dei meccanismi chiave nella fisiopatologia dell’ipertensione e uno dei principali determinanti del danno d’organo a essa associato. Questo riconoscimento valorizza anche l’importante contributo della ricerca clinica italiana allo sviluppo della molecola e alla generazione delle evidenze che ne stanno accompagnando il percorso di ricerca. Evidenze cliniche che, insieme al meccanismo d’azione della molecola, aprono la strada a una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti con ipertensione non a target rispondendo a un bisogno clinico che attende da tempo nuove soluzioni”. Baxdrostat - attualmente in fase di valutazione da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco - negli studi Bax24 e BaxHTN ha mostrato di riuscire a ridurre i valori di pressione sistolica, con effetto antipertensivo mantenuto fino a un anno.