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Una ricerca italiana su una terapia genica per una rara forma di aritmia genetica

(foto: krisanapong detraphiphat/Moment/Getty Images) 

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Si chiama tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica (Cpvt) ed è una rara malattia cardiaca di origine genetica. Si stima che ne sia colpita circa una persona ogni 10 mila, anche se per gli esperti è verosimile che la patologia sia sotto-diagnosticata. E’ una malattia aritmica (che si manifesta appunto con tachicardia ventricolare), potenzialmente mortale. In futuro però i pazienti potrebbero avere una speranza in più sul fronte terapeutico: è infatti appena stato annunciato l’avvio dell’iter per la sperimentazione di una terapia genica contro la malattia. Un’occasione importante, resa possibile dai risultati raggiunti nel campo dalla ricerca italiana, con il contributo in particolare del team di Silvia G. Priori, direttrice della Unità di Cardiologia Molecolare dell’Irccs Maugeri di Pavia (tra le strutture di eccellenza per la cardiologia).

Cos’è la tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica

Priori infatti da decenni si occupa di studiare la Cpvt. Si conoscono diversi geni associati alla patologia, che tende a manifestarsi solitamente durante la prima adolescenza, con sincopi durante attività fisica o eventi emotivamente stressanti. Altre manifestazioni della malattia possono essere palpitazioni o vertigini, sempre durante l’esercizio fisico, e in alcuni casi la malattia può portare ad arresto cardiaco e morte improvvisa, aggiungono gli esperti. Ma non sempre, malgrado l’esordio giovanile, la malattia è identificata precocemente, e questo anche perché, come ha spiegato la stessa Priori, l’elettrocardiogramma di questi pazienti appare normale (sotto sforzo invece può essere utile a identificare le aritmie legate alla malattia). Le strategie terapeutiche si basano su farmaci (soprattutto betabloccanti) e in alcuni casi si può ricorrere all’impianto di un defribrillatore cardiaco. Ai pazienti si raccomanda inoltre di evitare e limitare attività che possano scatenare le manifestazioni della malattia, come quella fisica.

Una nuova possibilità per i pazienti

Gli studi genetici avviati da anni per caratterizzare la malattia hanno però permesso da qualche tempo ai ricercatori di immaginare nuove possibili soluzioni per questi pazienti e le loro famiglie. L’idea infatti è che si possa cercare, in alcuni casi, di combattere la malattia aumentando la produzione di una proteina, la calsequestrina (mutazioni nel gene corrispondente, Casq2, insieme a quelle a carico del recettore cardiaco della rianodina, Ryr2, sono tra le più comuni nella patologia, riassume OrphaNet). Gli esperimenti condotti nei modelli preclinici hanno dato risultati incoraggianti, al punto che oggi, la ricerca di Priori e colleghi verrà testata a livello clinico, in collaborazione con l’azienda statunitense Solid Biosciences. “Il nostro lavoro - commenta Priori - ha dimostrato che l’aumento dell’espressione della proteina calsequestrina riduce la frequenza e la gravità delle aritmie, stabilizzando la chiusura del canale RyR2. Grazie alla collaborazione con Solid Biosciences, crediamo che Sgt-501 possa rappresentare il futuro standard terapeutico per la Cpvt”.

Al via l’iter la sperimentazione clinica

Più nel dettaglio, la terapia genica ideata dai ricercatori, la Sgt-501, prevede l’utilizzo di un vettore virale contenente una copia del gene della calsequestrina cardiaca. La sua produzione, spiegano gli esperti, stabilizza il flusso degli ioni calcio attraverso l’azione su una proteina deputata al loro trasporto (Ryr2), contrastando da ultimo le aritmie. I test clinici, in una prima fase volti a valutare soprattutto la sicurezza della terapia sperimentale, dovrebbero iniziare entro il 2025.