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Apnee notturne, soffiare in una conchiglia per allenare i muscoli respiratori

(foto: deepart386/E+/Getty Images) 

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Potrebbe bastare una conchiglia a volte per combattere le apnee notturne. Stando ai risultati di uno studio ispirato da una tradizione indù soffiare all’interno di una conchiglia migliora la sintomatologia associata alle apnee notturne, verosimilmente “allenando” i muscoli respiratori.

Una conchiglia per rafforzare i muscoli

Il dato, raccontato con dettaglio sulle pagine dell’Erj Open Research, emerge dai test ispirati dalla pratica, diffusa in India, di soffiare lo shankh, una grossa conchiglia. Utilizzata generalmente a scopi religiosi, potrebbe però avere anche benefici per il trattamento delle apnee. E questo, spiega Krishna K. Sharma, il ricercatore dell’Eternal Heart Care Centre and Research Institute di Jaipur a capo dello studio, per una serie agli effetti meccanici prodotti quando si soffia nella conchiglia. "Il modo in cui viene soffiato lo shankh è piuttosto caratteristico: prevede un'inspirazione profonda seguita da un'espirazione energica e prolungata attraverso le labbra serrate. Questa azione crea forti vibrazioni e resistenza al flusso d'aria, che probabilmente rafforzano i muscoli delle vie aeree superiori, tra cui la gola e il palato molle, aree che spesso collassano durante il sonno nelle persone con apnee ostruttive del sonno”. Ma non solo, prosegue: “La particolare struttura a spirale dello shankh può anche contribuire a specifici effetti acustici e meccanici che stimolano e tonificano ulteriormente questi muscoli”. Non a caso gli shankn vengono pubblicizzati online come strategia per migliorare la respirazione, ma lo scopo dei ricercatori indiani era di scoprire se, nello specifico, potessero aiutare chi soffre di apnee.

Lo studio nei pazienti con apnee

L’ipotesi è stata testata all’interno di un piccolo studio che ha coinvolto una trentina di partecipanti con problemi di apnee nel sonno. Si tratta di disturbi che, a causa di ostruzioni delle vie aeree superiori, riducono qualità e durata del sonno e causano ipossia, ovvero abbassano i livelli di ossigeno, spiegano gli esperti. E portano chi ne soffre ad accusare sonno durante il giorno. Per capire se la pratica di soffiare lo shankh potesse aiutare questi pazienti, i ricercatori hanno allestito un protocollo di sperimentazione, in cui alcuni utilizzavano con costanza, per circa sei mesi, la conchiglia - seguendo le istruzioni fornite dagli specialisti - altri invece si limitavano a fare degli esercizi di respirazione profonda. Successivamente il team di Sharma ha misurato i livelli di sonnolenza diurna, qualità del sonno e incidenza di apnee - grazie a questionari e analisi di polisonnografia per misurare fattori come saturazione del sangue, flussi di aria attraverso naso e bocca e frequenza cardiaca.

I risultati e i prossimi passi

I risultati hanno mostrato che soffiare - con metodo - nella conchiglia, riduceva gli episodi di apnee e migliorava la qualità del sonno, riducendo anche la sonnolenza diurna. Al punto che, anche se serviranno nuovi studi su un campione più grande, i ricercatori si sbilanciano a sostenere che “l’allenamento muscolare tramite lo shankh blowing (la pratica appunto del soffiare nella conchiglia, nda) potrebbe rivelarsi una nuova opzione terapeutica per la gestione dei sintomi delle apnee ostruttive del sonno”. In programma anche un confronto per valutarne l’efficacia rispetto alla macchina Cpap (continuous positive airway pressure), il trattamento ventilatorio di elezione contro le apnee che sfrutta un piccolo dispositivo e una mascherina.