Una coppetta mestruale più facile da usare. Grazie alle alghe
di Anna Lisa BonfranceschiTrova l’ospedale di eccellenza nella cura dei disturbi ginecologici con il database di Ospedali
Le coppette mestruali potrebbero sembrare un oggetto con scarso margine di innovazione. Al di là dei colori e delle forme, leggermente diverse, sono un oggetto abbastanza standard. Ma solo all’apparenza. Alcuni ricercatori sono al lavoro, infatti, per renderle un prodotto sempre più smart, e persino capace di monitorare la salute della donna. Ma, prima ancora, per sviluppare un prodotto più pratico da usare. Protagonista nel campo è un team di scienziati della University of McMaster, in Canada, che sulle pagine di Acs Applied Materials and Interfaces ha appena presentato una nuova coppetta mestruale.
Il punto di partenza: una coppetta mestruale più pratica
I ricercatori si occupano da tempo di migliorare l’igiene e la praticità delle coppette mestruali, lavorando a fianco della Women’s Global Health Innovations, un’impresa sociale produttrice di una coppetta mestruale dotata di una superficie antibatterica. La Bfree cup - questo è il nome della coppetta - è stata pensata per essere utilizzata in contesti difficili dal punto di vista igienico, come quelli di alcune zone africane: sterilizzarla in acqua bollente tra un uso e l’altro non è necessario, sostengono i suoi ideatori, così da consentire un uso più agile. Ma solo in parte: rimane fondamentale l’igiene delle mani per l’inserimento e la rimozione, si può lavare con sapone e si raccomandano risciacqui tra gli usi con acqua pulita. Un certo livello di igiene rimane dunque essenziale.
Un aiuto dalle alghe
Questo prodotto dunque è lungi dall’essere perfetto, per cui da qualche tempo i ricercatori dell’ateneo canadese sono al lavoro per migliorarlo. Nello specifico l’intento era quello di sviluppare una sorta di assorbente da collocare all’interno della coppetta per ridurre le perdite di sangue durante la rimozione. E ci sono riusciti. Di fatto alla coppetta mestruale con superficie antibatterica (realizzata con silicone trattato con lubrificante) è stata aggiunta una compressa vegetale di fibre superassorbenti, realizzata grazie a dei composti derivanti dalle alghe (sostanze note come alginati, organizzati in una struttura reticolare). La capacità di assorbimento del sangue della compressa, spiegano gli autori, è pari a quella della coppetta ma questa soluzione risulterebbe più pratica, ovvero garantirebbe meno fuoriuscite, e la compressa è biodegradabile (può essere smaltita nel water).
L’evoluzione tech delle coppette mestruali
Il team di ricercatori però è al lavoro per andare ancora oltre, così come altri prima di loro in passato hanno già fatto, tentando di sviluppare coppette smart. L’idea è quella di dotarle di sensori capaci di monitorare la salute delle donne, ed eventualmente rilasciare trattamenti. Come? Zeinab Hosseinidoust, tra i ricercatori a capo del progetto, tempo fa immaginava qualcosa di simile: “Se riuscissimo a sviluppare un gel biosensore per la coppetta in grado di rilevare i batteri e quindi potenzialmente utilizzare la stessa coppetta anche per rilasciare dei batteriofagi (virus che infettano batteri, nda) potremmo curare in modo proattivo le infezioni vaginali”. Tanto nelle regioni più remote che altrove, aggiungeva l’esperta.
