Tumori, la maternità non è solo biologica. Un progetto per le donne che non possono avere figli
di Tiziana MoriconiTumori, la maternità non è solo biologica. Un progetto per le donne che non possono avere figli
“Madre è chi è capace di dare amore di madre”. Parte da questo assunto il progetto “Labia - Madri d’Amore” dell’associazione Acto Sicilia (Alleanza contro il tumore ovarico), che vuole supportare le donne colpite da tumori ginecologici e che non possono più avere figli, almeno dal punto di vista biologico. Perché ci sono altre vie per essere madre: l’adozione, l’affido, per esempio. Ma non solo. E in tutti questi percorsi, attraverso Labia (che in latino vuol dire labbra, bacio), l’associazione fornisce consulenza legale e supporto psicologico.
Le tante forme della maternità
L’idea nasce da un bisogno condiviso e da una storia, quella di Annamaria Motta, che è avvocato e presidente di Acto Sicilia. E che è diventata lei stessa madre affidataria dopo aver affrontato un tumore ovarico. “Abbiamo cominciato offrendo consulenza gratuita e informazioni riguardo alle diverse possibilità di affido familiare e all'adozione - racconta - Ascoltando però le pazienti, ci siamo resi conto che le forme di maternità possono essere molte e che il concetto è molto più complesso ed esteso rispetto ai confini in cui normalmente lo rinchiudiamo. Nella nostra associazione, per esempio, ci sono pazienti volontarie che sono diventate mamme de facto di quei bambini e ragazzi che purtroppo hanno perso la propria mamma a causa della malattia: una forma di supporto tra famiglie nato spontaneamente all'interno dell'ambito associativo. Per i ragazzi, avere un riferimento nell’associazione significa spesso anche mantenere un legame con chi è venuto a mancare”.
Come sta cambiando lo scenario
Le storie di queste famiglie si intersecano con una giurisprudenza che evolve, così come evolvono le terapie e le possibilità di guarigione. Storie come quella di Angela (nome di fantasia) che, nonostante il tumore ovarico, ha ottenuto l'idoneità come genitore adottante in fase di cure di mantenimento, e ora è mamma di una bimba di tre anni.
“È un bellissimo esempio di come, in casi particolari e grazie all’impatto delle nuove terapie sulla prognosi, sia possibile superare persino i limiti della legge sull’oblio oncologico. Che è un traguardo importantissimo, ma che si applica a chi ha superato i 10 anni dalla fine delle cure. Oggi, però, possiamo parlare di malattie oncologiche cronicizzate nel tempo e di aspettative di vita che superano i 20-30 anni”.
Un punto da cui ripartire
Il progetto Labia non segue tutto l’iter legale di un eventuale richiesta di adozione o di affido temporaneo, ma resta a disposizione qualora ci sia l’esigenza di approfondire aspetti specifici, in particolare quelli legati alla malattia oncologica, di cui i professionisti legali possono non avere conoscenza. Il lavoro dell’associazione, però, è soprattutto quello di aiutare le pazienti e i loro partner a scoprire la forma d'amore più adatta a loro. Una volta superata la fase critica della malattia, capire su quale strada orientarsi può rappresentare un punto per ripartire e riprogrammare la vita familiare. Per questo Acto Sicilia organizza anche incontri con case-famiglia, assistenti sociali ed educatori.
Aprire le proprie case
“Abbiamo seguito anche donne che hanno accolto nelle proprie case delle madri con i proprio bambini, per esempio ucraini, e sono quindi diventate una sorta di nonne o zie - prosegue Annamaria - Abbiamo osservato che queste scelte di ospitalità temporanea hanno poi dato un beneficio concreto a queste donne, che spesso vivono delle realtà in cui si sentono isolate e che ritrovano la loro forza proprio nel rendersi utili. Per dare la propria disponibilità, è sufficiente contattare i servizi sociali del territorio o comunità e case famiglia, che a loro volta possono indirizzare verso i servizi sociali competenti”. Da quando è cominciato il progetto, lo scorso maggio, l’associazione ha seguito una quindicina di coppie. Ora Labia - Madri d’Amore, che è tra i 31 progetti di natura socio-assistenziale premiati al Community Award Program 2025 di Gilead, sta “viaggiando” per tutta la Sicilia, e potrebbe essere esportato in altre regioni nel prossimo futuro.
Al di là delle formalità giuridiche
La storia di Annamaria, intanto, ricorda che ogni storia è unica e può seguire una traiettoria inaspettata. Nel suo caso, dopo l’affido temporaneo, il Tribunale ha disposto l’affido sine die, cioè a lungo termine: la ragazza potrà rimanere con lei e suo marito fino al compimento dei 18 anni. “Poi valuteremo insieme a lei se fare un'adozione da maggiorenne - dice - Pensiamo sia giusto così, perché vorremmo che questa scelta non sia un'imposizione né del Tribunale né nostra, ma condivisa tra noi e quella che per me oggi è mia figlia a tutti gli effetti. Il nostro rapporto - conclude - è un amore che va al di là delle formalità o dei legami di sangue”.